Nella grande biblioteca del Torino Filmfest. Cineguida letteraria

L’americano Richard Ford (nell’adattamento di Paul Dano), il russo Sergei Dovlatov (nel film di Aleksej German Jr), la francese Colette (in quello di Wash Westmoreland). È un mondo pieno di scrittori quello che racconterà l’edizione 36 del Torino Filmfest, dal 23 novembre al 1 dicembre. E in chiusura, l’atteso doc di Nanni Moretti sul golpe cileno. Premio alla carriera al grande sceneggiatore Giorgio Arlorio. Un festival che si riconferma di qualità e ricerca …

 

Se ci fossero ancora dubbi sul perché Nanni Moretti abbia scelto il Torino Filmfest (dal 23 novembre al 1 dicembre) per presentare il suo nuovo doc, la risposta sembra persino scontata, soprattutto dopo la presentazione del cartellone di questa edizione numero 36. La kermesse torinese, infatti, da tempo sotto la guida di Emanuela Martini (affiancata da una solidissima squadra), si conferma ancora una volta il festival della qualità, della ricerca e dell’innovazione. Dove insomma, Santiago, Italia, l’atteso doc di Moretti sul golpe di Pinchet in Cile che chiuderà la kermesse torinese il primo dicembre sarà in ottima compagnia.

Come sempre del ricchissimo programma (leggi qui) noi vi proponiamo una cineguida letteraria che quest’anno comincia proprio a inizio festival col film d’apertura: The Front Runner di Jason Reitman dedicato allo scandalo sessuale che nell’88 colpì il candidato democratico alla presidenza Usa, Gary Hart. Ispirato al libro del giornalista e sceneggiatore americano Matt Bai, il film è interpretato da Hugh Jackman, Vera Farmiga, J.K. Simmons e Alfred Molina.

Ancora America, ma stavolta non quella sotto i riflettori della politica, quanto piuttosto quella sommersa e privata di una famiglia del Montana negli anni ’60, racconta Wildlife (in concorso), esordio nella regia dell’attore Paul Dano che ha trovato ispirazione tra le pagine di uno dei grandi scrittori contemporanei statunitensi: Richard Ford. È dal suo Incendi, infatti, che prende le mosse questa storia di “slittamenti di affetti”, fuochi che incendiano montagne e sentimenti.

Tutta un’altra musica, come suggerisce il titolo del romanzo di Nick Hornby (tra gli scrittori più saccheggiati dal cinema) di cui è l’adattamento, si respira in Juliet, Naked (Festa Mobile) di Jesse Peretz, una commedia calda e divertente sulle tracce di una oscura rockstar Tucker Crowe, svanita nel nulla.

Vite di scrittori e scrittrici, soprattutto, sono centrali poi nella sezione Festa Mobile, rivolta al racconto di epoche e storia. Così come la Belle Epoque della “scandalosa” Colette, la celebre scrittrice francese e icona dell’emancipazione femminile del ‘900, interpretata da Keira Knightley nel film di Wash Westmoreland (Colette, 6 in uscita il 6 dicembre con Vision Distribution). O i duri anni anni ’70 del regime sovietico vissuti comunque con grande ironia da Sergei Dovlatov, scrittore e giornalista perseguitao dal Kgb la cui vita (insieme a quella di altri giovani artisti come Joseph Brodsky) narra Aleksej German Jr. nel suo Dovlatov – I libri invisibili che uscirà in sala la prossima primavera per Satine Film. O, ancora, i cambiamenti nel mondo editoriale americano, sempre più interessato al gossip e alle trivialità in cui ci accompagna Can you ever forgive me? (Copia originale) diretto da Marielle Heller, dedicato appunto alla controversa scrittrice Lee Israel che, dopo una luminosa carriera da storica e biografa di celebrità, finisce a falsificare lettere di divi per sbarcare il lunario. Mentre I nomi del signor Sulcic, di Elisabetta Sgarbi ci riportano ai confini letterari tra Italia e Slovenia.

Tra gli italiani segnaliamo Il mangiatore di pietre di Nicola Bellucci, un thriller notturno ambientato nelle valli piemontesi tra vecchi passeur e nuovi trafficanti, adattamento dell’omonio romanzo di Davide Longo. Mentre nella sezione più sperimentale del festival, “Onde” (a cura di Massimo Causo) spiccano Dulcinea, trasposizione in un appartamento milanese degli anni Novanta delle ossessioni del cavaliere della Mancia, di Luca Ferri (già visto a Locarno) e Ifigenia in Aulide, la tregedia di Euripide attualizzata al dramma dei migranti da un grande irregolare come Tonino De Bernardi, a cui va l’intimo omaggio della portoghese Teresa Villaverde, col suo O termometro de Galileu.

La visionarietà e le inquietudini del grande argentino Cortazar, si sposano poi alle incertezze dell’oggi in Segunda Vez di Dora Garcia, come La volontà di potenza di Nietzsche fa da traccia al messicano Der Wille Zur Macht di Pablo Sigg, entrambi ospiti della sezione documentari, ricchissima come ogni anno, sotto la direzione di Davide Oberto. Di incertezza del futuro, anche se in tutt’altra chiave, racconta anche, Blu Amber del cinese Jie Zhou che, ispirato ad un testo della scrittrice Xu Yigua, evoca il tema della vendetta sociale. Completa il nostro excursus letterario l’americano Piercing di Nicolas Pesce, uno spietato gioco sadomaso dove i ruoli di vittima e carnefice si ribaltano, ispirato a un testo di Riû Murakami. Grande esperto di letteratura poi, è certamente Giorgio Arlorio, uno dei più grandi sceneggiatori italiani a cui va il premio Maria Adriana Prolo alla carriera, che sarà consegnato il 27 novembre con laudatio di Steve Della Casa, a sua volta presente al festival col nuovo doc Bulli e Pupe, dedicato all’Italia dell’immediato dopoguerra.

Ricordiamo che l’unico film italiano in concorso è Ride, debutto da regista di Valerio Mastandra con una storia operaia. Tra i restauri – omaggi segnaliamo lo storico Trevico-Torino (viaggio nel Fiat-Nam) di Ettore Scola. Tra gli inediti “ritrovati” Psychodrame (1956), primo film televisivo di Rossellini dedicato all’inventore dello psicodramma, Jacob Moreno. E, a chiudere, per i veri cinefili, il film-esperienza – mondo di 14 ore firmato dall’argentino Mariano Llinás: La Flor, un labirinto di personaggi nati dopo aver visto in azione Piel de lava, un gruppo teatrale femminile tra i più innovativi della scena di Buenos Aires. Già pasato a Locarno il film è tratto dal diario di un’ inglese rapita in America Latina.