Nella Napoli dei quartieri una “Avemmaria” non basta. Fortunato esordio alla regia per Fortunato Cerlino

Passato al Torino Film Festival (sezione Zibaldone) “Avemmaria” esordio alla regia di Fortunato Cerlino, celebre interprete del Don Savastano di “Gomorra” la serie. Qui attinge al suo romanzo autobiografico (“Se vuoi vivere felice”, Einaudi 2014) per un racconto di formazione in cui il piccolo protagonista sfugge, appunto, a un destino alla Gomorra grazie ai sogni e alla determinazione nel realizzarli. Felici le interpretazioni di Felice da bambino con Mario Di Leva e Salvatore Esposito da adulto. Tra cupezza e ironia, la narrazione è sempre all’altezza della complessità del racconto …

“Tra la vita e la morte, avrei scelto l’America”. Dopo avere visto Avemmaria, passato nella sezione Zibaldone del 43esimo Torino Film Festival, viene in mente d’istinto questa strofa di Bufalo Bill, il brano di Francesco De Gregori.
Ma cosa c’entrano l’America e De Gregori con la prima regia cinematografica di Fortunato Cerlino?
Proviamo a cercare una spiegazione, se mai ce ne fosse una.

Cerlino può vantare un ricco e apprezzabile curriculum da attore in teatro, anche con Ronconi, in televisione, dove il ruolo di Don Savastano nella serie Gomorra lo rende conosciuto al grande pubblico, e in tanto cinema d’autore. Nel 2018 Einaudi pubblica il suo romanzo autobiografico, Se vuoi vivere felice, dal quale, stavolta da regista, trae il lungometraggio d’esordio.

Protagonista è un ragazzino di 12 anni, Felice (il figlio d’arte Mario Di Leva), che cresce nel quartiere Pianura, nella periferia di Napoli, in un contesto di povertà economica e culturale, dove la violenza e la sopraffazione appaiono le sole scelte possibili per sfuggire alla rassegnazione e alla miseria. Attraverso lo sguardo dolente, a volte attonito, sempre compassionevole di Felice, il film racconta la condizione disperata e insostenibile di chi è prigioniero di un meccanismo apparentemente senza scampo, nel quale le prime vittime della violenza sono i bambini e le vie d’uscita all’infelicità esistenziale sono rappresentate dal suicidio o dalla fede superstiziosa nel potere ultraterreno della Madonna portata in processione.

Ma Felice non è tipo da accettare il detto condiviso da criminali e vittime “Chi è nato tondo nun pò murí quadrato”. Cerlino affida allo stesso Felice, diventato adulto (con Salvatore Esposito nei suoi panni, il Savastano figlio di Gomorra) e tornato nei luoghi della sua infanzia, il compito di illuminare e scuotere il sé stesso dodicenne, quasi fosse un angelo custode o una coscienza tornata dal futuro, nel coraggioso e originale percorso di rivolta e di emancipazione guidato dai sogni e dalla determinazione con cui intende realizzarli, che si tratti di volare, di cantare o di arrivare sulla luna.

Ecco perché l’America di Bufalo Bill: è la scelta del sogno, quello che simbolicamente l’America ha rappresentato in un tempo ormai remoto, è la volontà di immaginare un futuro diverso sia da una vita nel segno della rassegnazione, sia dalla morte civile o anche fisica.

Nella cupezza del racconto, a tratti claustrofobico, a tratti dissacrante, sempre all’altezza della complessità narrata, la storia di Felice è illuminata da visioni suggestive e da momenti di ironia della disperazione, che segnano il percorso verso un’esistenza possibile.

Prodotto da Ventottodieci Produzioni, Moving Milano, Red Private e Europictures, in collaborazione con Rai Cinema, Avemmaria arriverà in sala distribuito da Europictures.


Andrea Corrado

cinebibliofilo

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