Ognuno cerca la sua chimera. L’altro mondo possibile di Alice Rohrwacher arriva in sala

In sala dal 23 novembre (per 01 Distribution) “La chimera”, nuovo film di Alice Rohrwacher con l’inglese Josh O’Connor e Isabella Rossellini. Sulle tracce delle storie dei tombaroli in territorio etrusco, un racconto che condensa tutta la sua poetica di “portavoce della decrescita felice”, tra sacro e profano, folklore, leggerezza e mistero. E dove Italia è una migrante felice che trova rifugio in uno spazio “publicco” e solidale. Passato in concorso a Cannes 2023

Viva l’Italia cantava De Gregori. L’Italia che resiste. Viva l’Italia, ci mostra Alice Rohrwacher, oggi è una migrante che resiste a sua volta, rifugiata e felice con i suoi figli in una stazioncina abbandonata (è di tutti e di nessuno: è un bene pubblico) nella campagna dell’alto Lazio. Offrendo la visione di un altro mondo possibile alla sua poliglotta comunità, ricca soprattutto di bambine e povera di consumismo.

In terra di Francia è amata soprattutto per questo Alice Rohrwacher. Come portavoce della decrescita felice, narratrice originale dell’amore per la natura, dei suoi ritmi e della terra. Ed è dalla sua terra, la stessa degli Etruschi, che la regista 37enne attinge per questa storia di tombaroli, amore, mistero, spiritualità, vita e morte che l’ha portata nuovamente a Cannes, terza italiana in corsa per la Palma d’oro, al fianco di Nanni Moretti e Marco Bellocchio.

È La chimera, il titolo, ma anche quella che tutti cercano nella loro vita. E che rincorre, almeno all’inizio, anche il protagonista: un Lazzaro infelice (stavolta), un archeologo inglese esperto di Etruschi (Josh O’Connor, tanti lo ricorderanno come re Carlo da giovane, nella fortuna serie Tre Crown) attraverso cui Alice Rohrwacher riscopre il fascino dell’antica civiltà. E quello che ne è rimasto.

Siamo negli anni Ottanta e quelle magnifiche tombe (Cerveteri ne è l’esempio più celebre) spesso sono oggetto di saccheggio da parte di poveri contadini in cerca di riscatto (così ci avvisa un cantastorie nel film), ma anche e soprattutto di avidi trafficanti senza scrupoli che, in barba ad ogni spiritualità, rapinano e depredano il territorio. Nonché la sua evidente bellezza, lasciata in abbandono.

I tombaroli poveracci, invece, sono simpatici, intrupponi, dei veri acrobati nel tentativo di svoltare la vita, che amano travestirsi ed esibirsi in passerelle circensi, folkloristiche e goderecce. Con loro è Arthur, l’archeologo inglese un po’ rabdomante, un po’ sensitivo che grazie alle sue visioni (a testa in giù) non si perde neanche una tomba. Ma invece ha perso il suo grande amore, Beniamina. La sua vera chimera che, come Orfeo, tenterà di ritrovare a costo di sfidare le tenebre.

Tra notte e giorno, sacro e profano, Alice Rohrwacher fedele alla sua poetica (e alla sua estetica) si schiera, insomma, ancora una volta dalla parte dei semplici, dei poveri, di chi sa vivere in accordo con la natura. Come quella comunità tutta al femminile dove ritroviamo Italia (Carol Duarte), una volta messa alla porta dalla nobile decaduta e sfruttatrice, col volto irresistibile di Isabella Rossellini. È l’italia del bene comune e della solidarietà. Una chimera anche questa, soprattutto di questi tempi.