Oscar 2022 ritorno all’America in famiglia. Apple Tv vince la lotta tra piattaforme
Oscar per il miglior film a “Coda-I segni del cuore” della regista Sian Heder, remake americano del film francese sulla figlia udente di una famiglia non udente (“La famiglia Belier”). Jane Campion (“solo”) miglior regista per il letterario “Il potere del cane”; “Drive my car” miglior film straniero spodesta Sorrentino. Niente zoom di Zelensky come annunciato dai rumors e lo schiaffo di Will Smith a Chris Rock. Più che di cinema ormai si tratta di guerra per bande tra piattaforme. E stavolta con “Coda” Apple Tv batte Netflix e Amazon …

Lacrime, famiglia e canzoni: sembra un Festival di Sanremo anni ’50 ma è la notte degli Oscar 2022, che applaude col linguaggio dei segni la suprema statuetta a Coda-I segni del cuore. Il più bel film del 2021, secondo l’Academy, è il remake americano di un film francese sulla figlia udente di una famiglia non udente.
Rifare roba non tua, se vellichi i sentimenti, paga con gli interessi: giustifica altri due Oscar per l’attore non protagonista e la sceneggiatura non originale. Smentiti i rumors su un intervento di Zelensky via zoom: un cartello nero che invita a un minuto di silenzio liquida serenamente il problemino Ucraina.
Un pugno sonoro di Will Smith a Chris Rock, colpevole di una battuta infelice sulla calvizie da alopecia della sua consorte, fornisce un diversivo di cronaca fuori programma. Morale: questa edizione numero 94 è tutta da dimenticare.
Delle 12 candidature per Il potere del cane Jane Campion si porta a casa solo l’Oscar per la regia. Dune monopolizza le statuette tecniche, sei, ammesso che montaggio e colonna sonora siano premi tecnici.
Poche briciole sparse, e il resto è silenzio. Ma l’hanno visto, i votanti dell’Academy, un film come Licorice Pizza ? E gli è sfuggita la formidabile sceneggiatura di Don’t look up? Didascalica ma strappacuore, trionfa la sceneggiatura di Kenneth Branagh per Belfast: si giudica in base ai kleenex utilizzati ?
Sempre secondo l’Academy, Drive my car è meglio di È stata la mano di Dio, in barba all’eccesso di verbosità: Oscar per il film straniero.
Sospendo il giudizio su Crudelia, Oscar per i costumi, e Encanto, Oscar per l’animazione: è il tipo di film che non corro a vedere. Ma il lavoro di Massimo Cantini Parrini per Cyrano e il piccolo outsider Luca di Enrico Casarosa restano un’eccellenza.
Nel 1968 a Venezia ha vinto un film di Alexander Kluge dal titolo Artisti sotto la tenda del circo: perplessi. Gli artisti c’erano, la tenda del circo era il Dolby Theatre e la perplessità è più che lecita. A Hollywood tira aria di ritorno al vecchio, con Jessica Chastain premiata per la recitazione sopra le righe di Gli occhi di Tammy Faye e Will Smith miglior attore piangente, che celebra la mission protettiva dei Pater Familias in Una famiglia vincente – King Richard. È una gigantesca riscossa dell’America tradizionale e dei suoi valori.
La traballante poltrona di David Rubin, presidente dell’Academy, non ha futuro dopo uno show che per rincorrere l’audience televisiva ha esiliato dal palco premi come il montaggio e colonna sonora (Hans Zimmer, che ha vinto per Dune, per protesta non si è presentato).
Non solo gli Oscar, anche lo show viaggia random. Canzoni, canzoni e ancora canzoni, proprio come a Sanremo, inframmezzate da una valanga esiziale di anniversari: i 60 anni di James Bond, i 50 del Padrino, i 28 di Pulp Fiction, e Cabaret.. Senza fine, con relativa parata di icone. Il passato cannibalizza il presente.. è un de profundis del cinema ?
I Golden Globes sono franati sotto il peso di svariati peccati, che solo in parte riguardano la non-inclusione delle minoranze. Ma anche gli Oscar sono un fortino assediato dai malumori di fuori. Sean Penn, che aveva messo l’aut-aut sull’intervento di Zelensky, non è il solo a promettere ostilità e boicottaggio.
Non si riesce nemmeno a godere perché per il secondo anno consecutivo trionfa il film di una regista donna, Sian Heder (nella foto). È una cosa da festeggiare solo se insieme al sesso storicamente emarginato trionfa la qualità. Apple Tv batte Netflix e Amazon: ormai è solo una guerra per bande tra piattaforme. La comunità dei sordi scavalca, metaforicamente, le Paralimpiadi dell’audiovisivo e vince le Olimpiadi. È cosa buona, giusta e gratificante, sul piano umano: ma gli Oscar, nelle intenzioni, non dovevano premiare il cinema?
Teresa Marchesi
Giornalista, critica cinematografica e regista. Ha seguito per 27 anni come Inviato Speciale i grandi eventi di cinema e musica per il Tg3 Rai. Come regista ha diretto due documentari, "Effedià- Sulla mia cattiva strada", su Fabrizio De André, premiato con un Nastro d'Argento speciale e "Pivano Blues", su Fernanda Pivano, presentato in selezione ufficiale alla Mostra di Venezia e premiato come miglior film dalla Giuria del Biografilm Festival.



