“Paradise”, un’altra commedia (civile) è possibile. Col killer e il testimone ad alta quota

In sala dall’8 ottobre (per Fandango) “Paradise”, esordio nella finzione del triestino Davide Del Degan, una commedia originale e godibile su un caso di coscienza. Due bravi attori italiani (Vincenzo Nemolato e Giovanni Calcagno) finalmente valorizzati. E qualche sterotipo di troppo. Ma comunque una strada alternativa in fatto di “narrazioni mafiose”. Venerdì 9 ottobre al cinema Lux di Roma (ore 20.30) presentazione con regista e protagonista …

Un testimone “nascosto” dal programma protezione e un “feroce” killer della mafia, ora collaboratore di giustizia che, per una svista della burocrazia italiana, si ritrovano nello stesso residence sperduto tra i monti innevati, al confine tra Friuli e Slovenia.

Niente di gravissimo, alla fine, se non fosse che i due sono lì proprio per essere nascosti l’uno dall’altro, essendo legati dallo stesso delitto.

Questa è la trovata, il punto di partenza per innescare la comicità. Il resto è un commedia intorno a un caso di coscienza, originale, godibile e capace di indicare una strada alternativa in fatto di “narrazioni mafiose”.

Parliamo di Paradise – una nuova vita, esordio nella finzione di Davide Del Degan, regista triestino con una manciata di corti alle spalle e un documentario molto particolare, passato da Cannes (L’ultima spiaggia 2016) che qui, evidentemente, mette a frutto la sua dote di osservatore della realtà, rendendo il contesto – quello montanaro del Friuli – non solo coprotagonista della storia (sceneggiata da Andrea Magnani anche in veste di produttore), ma ingrediente fondamentale.

Spaesati e, non solo per il paesaggio così diverso dalla loro Sicilia, sono infatti Calogero (Vincenzo Nemolato, finalmente protagonista dopo tanto teatro, Gomorra e cinema d’autore), lo spaventato testimone che, nonostante una figlia in arrivo, ma anzi proprio per offrirle la chance di un mondo migliore, ha scelto di fare la differenza testimoniando e affrontando le difficilissime conseguenze che l’hanno portato lontano da casa e sradicato dalla sua vita. Senza avere per nulla, sia chiaro, le caratteristiche dell’eroe.

Così come l’altro Calogero (il sempre bravo Giovanni Calcagno, anche lui tanto teatro e cinema d’autore), il killer della mafia costretto al machismo e alla secolare violenza quasi per censo e che, stufo, sceglie di diventare collaboratore di giustizia, ritrovandosi a sua volta nascosto e, via via, persino amico – o forse anche qualcosa di più – del testimone che l’ha “condannato”.

Tra balli per soli uomini (lo Schuhplattler), palme-lampione in mezzo alla neve (i non luoghi della globalizzazione si trovano ovunque anche ad alta quota), fucilate per sbaglio e per fortuna, una manciata di equivoci e confidenze, i due Calogero si ritroveranno a scoprirsi e a scoprire la possibilità di una nuova esistenza.

Lontano dall’indifferenza e dall’omertà (incarnata dalla stessa moglie) per il Calogero testimone, e lontano dalla violenza e dalla negazione della propria identità per il Calogero killer. Certo qualche sterotipo in meno sull’omosessualità di quest’ultimo avrebbe di gran lunga giovato al personaggio.

Paradise resta comunque una commedia godibile e diversa dalle tante, anche a partire dalla scelta degli interpreti, non i soliti volti del cinema italiano che fanno sembrare uguali tutti i film. Ma due attori di carattere, Vincenzo Nemolato e Giovanni Calcagno, che meritano sicuramente nuovi ruoli da protagonisti.