Quello che fanno le dittature contro l’Arte. Il processo a Joseph Brodsky, poeta “parassita”

Presentato alla Festa di Roma “Procès d’un jeune poète” del belga Philippe Van Cutsem dedicato al processo condotto dal regime sovietico contro il Nobel per la letteratura Joseph Brodsky, “accusato” di parassitismo nel 1964 e condannato a cinque anni di lavori forzati. Una vera e propria pièce, ambientata in un unico ambiente claustrofobico, in cui il potere si scaglia ostinatamente contro la letteratura, il pensiero, l’Arte. È la scelta di tutte le aspiranti o già affermate Dittature…

È una perfetta pièce teatrale Procès d’un jeune poète, il film del belga Philippe Van Cutsem che abbiamo visto alla Festa del Cinema di Roma.

Anche se c’è ben poco da festeggiare, oltre al casino del mondo, in relazione anche al tema: il violento rapporto tra Potere e Letteratura, esposto qui molto bene da Gabriella Gallozzi con The Librarians su una vera storia attuale.

Il film-pièce di un’ora sola è ambientato in un unico oppressivo spazio sgangherato dove nel 1964 il ventiquattrenne Joseph Brodsky, Nobel per la Letteratura 23 anni dopo, viene processato dal regime sovietico per parassitismo.

Joseph (Arno Dengel), all’epoca già malato di cuore, mantiene per tutti questi 60 minuti una precisa postura e una risposta costante: scrivere libri e tradurre testi “È un lavoro”. E le sue ultime parole sono: voglio sapere perché mi state processando.

Con la stessa costanza, in apparenza ottusa, ma precostituita, la magistrata ben nutrita va avanti con la stessa richiesta: perché non lavori? alternando domande ai testimoni presenti in quello squallido scantinato adibito ad aula.

In tutto una manciata. Pochi per la difesa del giovane Brodsky che già all’epoca era riuscito a imparare numerose lingue, a fare importanti traduzioni, a scrivere numerosissime poesie (e proprio queste pubblicate distorte da un giornale avevano motivato le accuse) oltre ad aver contemporaneamente fin da ragazzino fatto una miriade di lavori: apprendista tornitore in una fabbrica, assistente in un obitorio, guardiano di un faro e altro.

Anche gli accusatori non sono tantissimi. Uno, ad esempio, si cambia qualche pezzo d’abbigliamento fingendo comicamente di essere anche altri. E tutti quanti aprono la testimonianza dicendo queste parole: “io personalmente non conosco Brodski…” che ricordano quelle usate anche per un romanzo di Pasternak. 
Il 13 marzo del 1964 Joseph verrà condannato a 5 anni di lavori forzati.

Le sedute di questo squallido e tragico processo a Joseph Brodsky sono tratte dal lavoro di Frida Vigodorava che le ha stenografate.
Mi sono chiesta come mai l’idea di fare un film di questo tipo su questa storia, abbia portato a questa scelta claustrofobica. Intendo dire nulla prima e nulla dopo.
Poi ho capito che era esatta.
Nulla cambia: la guerra contro il pensiero, la letteratura è da sempre la stessa.
Per conservare il Potere l’Arte, nei suoi diffusi ma sempre e comunque faticosi modi di esprimersi, va aggredita.
È la scelta di tutte le aspiranti o già affermate Dittature.


Marina Pertile

giornalista

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