Se Pinocchio è il papà della fantascienza

Una serata tra gli “Effetti collaterali” del Fantafestival,  in compagnia di Armando Corridore, curatore dell’edizione italiana di “Fantasy & Science Fiction”. La rivista americana da dove sono passati i più grandi scrittori di genere, poi “saccheggiati” da Hollywood. Ma anche l’Italia…

hqdefault
“Radiazioni BX: distruzione uomo” di Jack Arnold (1957)

Ray Bradbury, la cui penna ispirò François Truffaut per l’indimenticabile Fahrenheit 451. Richard Matheson, “complice” per anni di Roger Corman, di Spielberg (Duel) e pioniere della fantascianza con Tre millimetri al giorno da cui il classico, Radiazioni BX: distruzione uomo, di Jack Arnold (1957), fino alla serie culto, Ai confini della realtà.

u774E ancora Robert Bloch lo scrittore di Psyco, Stephen King, il più amato da Kubrick, Romero, Carpenter, De Palma, Cronemberg e James Blish, il primo a novellizzare gli episodi della serie Star Trek.

Da quelle pagine, insomma, ci sono passati davvero tutti i più grandi scrittori di horror e fantascienza che hanno fatto la storia del cinema di genere, e non solo. Stiamo parlando, infatti, di Fantasy & Science Fiction la rivista americana protagonista, sere fa a Roma, di uno degli Effetti collaterali del Fantafestival, organizzata dall’Associazione culturale Nel blu studios, e dedicata al gigantesco pianeta della letteratura di fantascienza. A tener banco Armando Corridore, appassionato curatore della versione italiana del magazine, edito da Elara, dal 2013. Una lunga chiacchierata che ripercorre i 66 di storia della rivista – è nata nel 1949 – , ma anche e soprattutto quel ricchissimo intreccio tra cinema e letteratura che proprio nel fantasy e nella fantascienza ha mostrato la sua estrema vitalità. Per arrivare in tempi più recenti alla narrativa crossmediale, complice l’arrivo sulla scena dei videogames.

“Il punto di partenza di questo complesso crossover – spiega Corridore – è sicuramente il gioco di ruolo Dungeons & Dragons. Creato nel  1974 da Gary Gygax e Dave Arneson, il gioco è di ambientazione fantasy e guarda molto alla letteratura. Non si gioca coi dadi in modo rigido, ma attraverso la narrazione dei personaggi interpretati da cascun giocatore: il mago, l’elfo o l’Halfling che poi sarebbe l’Hobbit, ma per ragioni di diritti deve chiamarsi diversamente. La fonte di ispirazione principale del gioco, infatti, è Il signore degli anelli di Tolkien, ma anche lo psicodramma di Moreno”.

Fsf2Nel 1983 Dungeons & Dragons ha una diffusione planetaria, diventando un vero e proprio fenomeno di costume. “Negli anni Novanta – prosegue – i giocatori scrivono le partite ed entrano a lavorare nella ditta.  Ed è questa la vera modernità della narrativa cross mediale: si parte da Talkien, si mette insieme il teatro, la psicoterapia, poi si gioca e si scrivono le sceneggiature. Tantissimi film sono nati da Dungeons & Dragons“.

01758In questo senso Fantasy & Science Fiction ha fatto da apripista, spiega Armando Corridore: “Prendiamo un classico della fantascienza come i I fiori per Algernon che Daniel Keyes pubblicò sulla rivista. Ebbene, il racconto del giovane ritardato che diventa la cavia degli scienziati che sperimentano la crescita dell’intelligenza sui topi, è diventato uno dei massimi esempi di letteratura crossmediale: ha ispirato diversi film, serie tv, musical, radiodrammi ed è entrato persino in Dylan Dog e nei Simpson“.

Però la fantascienza in Italia, a parte schiere di appassionati, non ha mai fatto realmente breccia, . “La cultura italiana, gli intellettuali  – prosegue – l’hanno sempre guardata con sospetto e sufficienza. A parte una certa sinistra e, penso a Oreste del Buono con Linus, che  ha ritenuto particolarmente valida la lettura in chiave di critica sociale. Eppure negli anni Cinquanta la collana Urania aveva decine di migliaia di lettori”.

Poi ci sono casi di scrittori, dice ancora Armando Corridore, “come Lino Aldani il cui Buonanotte Sofia è stato tradotto in 27 paesi, oppure Renato Pestriniero con Una notte di 21 ore che ha ispirato Terrore nello spazio di Mario Bava del 1965. Senza dimenticare Ugo Malaguti tradotto anche lui in diverse lingue che, con Il palazzo nel cielo, è diventato un piccolo caso letterario “.

Ma è a spulciare tra gli scrittori italiani di un passato più remoto che arrivano le sorprese più inattese. “Prendiamo il caso di Yambo – spiega ancora -, nome d’arte, di Enrico Novelli che col suo Un matrimonio interplanetario del 1910, in cui racconta di un uomo che va a sposarsi su Marte,  è considerato un precursore della fantascienza in Italia. Meno noto, invece, è il suo L’uovo di pterodattilo o L’allevatore di dinosauri: pensate, già nel 1926 Novelli raccontava la storia di Jurassik Park!”

E non è finita qui, conclude Corridori che è un fiume in piena di informazioni. “Supertoys Last All Summer Long, il racconto di Brian Aldiss – altro assiduo “frequentatore” di Fantasy & Science Fiction – alla base del soggetto di  A.I. – Intelligenza Artificiale, progettato da Stanley Kubrick e in seguito diretto da Steven Spielberg ha in sè il nucleo del capolavoro di Collodi. Si racconta di un mondo in cui i bimbi artificiali vengono usati come surrogati affettivi, fino al loro tentativo di diventare umani… esattamente come il burattino di Collodi. Il processo di creazione di A.I., dunque, è particolarmente emblematico di come le suggestioni letterarie circolino nel cinema e in questo caso addirittura sorprendente per noi Italiani che siamo abituati a considerare Pinocchio un racconto favolistico e ce lo ritroviamo, invece, precursore di una moderna e famosissima storia di fantascienza!!!”.