Sei donne e la memoria di una strage. Francesca Comencini colpisce al cuore la Festa

Passato alla Festa di Roma “Tante facce nella memoria” splendido documentario, commovente, impeccabile, dalla sobria regia della sempre più brava Francesca Comencini, che segue la messa in scena a teatro per render viva la memoria sulla strage nazi-fascista delle Fosse Ardeatine. Tratto liberamente dal libro di testimonianze di Alessandro Portelli (“L’ordine è già stato eseguito. Roma, le Fosse Ardeatine, la memoria”, Donzelli) il racconto è affidato a sei donne: tre partigiane, due figlie e una vedova di quei 335 uomini trucidati per vendetta. Vendetta che un mondo smemorato anche oggi, in questi giorni, ripete non lontano da noi …

Solo una cosa non mi piace: il titolo. Tante facce nella memoria. Per la parola facce che contiene. Purtroppo usata troppo, ultimamente, in quella orrenda frase ricorrente “ci metto la faccia” con cui i politici si vezzeggiano in tv.

Incipit forse sciocco il mio, prima di srotolare tutti i complimenti che mi vengono in mente dopo aver visto lo splendido, commuovente lavoro di impeccabile, sobria regia che la sempre più brava Francesca Comencini ha fatto per questo docufilm – prodotto da Kavac film, NACNE e tutti quelli che hanno partecipato e presentato al Roma Film Fest – nato per render viva la memoria sulla strage nazi-fascista delle Fosse Ardeatine.

Tratto liberamente da L’ordine è già stato eseguito. Roma, le Fosse Ardeatine, la memoria edizione Donzelli, libro che Alessandro Portelli ha ricavato dalle raccolte di testimonianze in ore ed ore di registrazione di centinaia di donne e uomini su questa orribile mattanza, e riproposto per lo schermo – dopo un percorso come pièce teatrale (drammaturgia Comencini-Mia Benedetta) nel 2016 (Milano al Franco Parenti, Roma all’Argentina e all’India e altre piazze italiane) – le Tante facce della memoria è interpretato da sei perfette attrici a cominciare da Lunetta Savino che, pur pugliese, si esprime con un romanesco che non ha nulla da invidiare a quello della verace Magnani.

Sono sei donne: tre partigiane, due figlie e una vedova di quei 335 uomini ammassati in quel buco discarica, ex cava di pozzolana, individuato dai tedeschi. Posto perfetto per straziare & seppellire ottimizzando tanti corpi insieme.
Questo per far pagare il giorno dopo, 10 a 1, la morte di 33 loro poliziotti uccisi dai gappisti in via Rasella il 23 marzo del 1944.
È dell’impatto su di loro di questa orribile, sanguinaria vendetta che si nutre il docufilm. Vendetta che un mondo smemorato anche oggi, in questi giorni, ripete non lontano da noi.

Schierate al buio di spalle su un nudo palcoscenico (del teatro Ghione che le ha ospitate) entrano in scena (illuminate dalle luci di Luca Bigazzi) prendendo posto su 6 sedie per raccontare alternandosi (con un montaggio fluido, ineccepibile di Silvana Costa), la Storia che ha segnato per sempre la loro vita.

Ada Pignotti (Lunetta Savino) c’aveva 23 anni quando s’era sposata Umberto. Tre mesi dopo le sue nozze, 5 a 5 come pecore quei lupi li hanno fatti fuori e lei, marchiata viva, ha scelto di restare vedova per tutta la vita.

Gabriella Polli (Carlotta Natoli) figlia di Domenico, ancora non si capacita del fatto che il suo papà invece di indossarla, quella camicia nera, come facevano davvero quasi tutti, ha scelto di rischiare per poi morire a 36 anni lasciando sole 4 figlie e la sua mamma che da allora e per altri 30 anni ha smesso di dormire lavorando notte e giorno per mantenerle. E solo quando le ha viste tutte e 4 sposate si è concessa il lusso di regalarsi finalmente il tempo per piangere.

Vera Simoni (Simonetta Solder), figlia del Generale Simone Simoni, Medaglia d’oro a Caporetto, straziato insieme a tutti gli altri a 65 anni, dice che lei, che come tutte le altre, della fine che avevano fatto i loro parenti, per molto tempo non ne sapeva niente e nemmeno al Processo l’hanno fatta entrare, e del padre ci regala queste suo ultimo messaggio “io sono in pace con Dio e con gli uomini”.

Carla Capponi (Chiara Tomarelli) Medaglia d’oro al valor militare racconta il suo duro passaggio dalla cospirazione alla lotta armata per non rischiare la viltà.
Marisa Musu (Bianca Nappi), Medaglia d’argento al valor militare, sente ancora dentro una ferocia implacabile: quei tedeschi rimangono per lei non uomini, ma torturatori di via Tasso, rastrellatori di ebrei, guardie ai campi di stermino.
Lucia Ottobrini (Mia Bendetta), Medaglia d’argento al valor militare, non si vanta di niente, non mette manifesti. Ha fatto quello che ha fatto per dovere di italiana. “io so io e questo basta”.
Gli 80 minuti che ci ha regalato Tante facce nella Memoria si chiudono con l’indimenticabile canzone e voce che ci ha lasciato Gabriella Ferri.