“Stavolta ho provato a guardare come una donna”. Carofiglio racconta la sua Penelope al Noir in Fest


Nella serata finale della XXX edizione del Noir in Festival, special guest il giallista-giurista Gianrico Carofiglio con “La disciplina di Penelope” (Mondadori, 2021). La sua ultima fatica letteraria al femminile che sconfessa il “male gaze” e le donne del mito. A quanto pare già pronta per una serie tv …

 

“Il maschile è la categoria predefinita, il criterio fondamentale di lettura del mondo. Dunque la causa fondamentale della cattiva comprensione del mondo”. Parla Penelope Spada personaggio (“o personaggia, se preferite”), scrive Gianrico Carofiglio autore, “grossolana voce maschile” camuffata dalla parola fluviale della sua eroina, un mix dolente di turbolenze e fragilità.

La disciplina di Penelope (Mondadori, 2021) è l’ultimo esercizio creativo del giallista-giurista barese che John Vignola (giurato del Premio Scerbanenco al Noir in Festival) ha cercato di anatomizzare insieme all’autore, veterano della kermesse, in uno degli ultimi talk del festival cine-letterario.

Una trama di orizzonti incrociati (il maschile e il suo contrario), ritmata dalla femminilità purissima e screanzata di Penelope, protagonista e io narrante che respira libera tra le pieghe di carta del romanzo, quasi sciolta dalla penna che la “disciplina”. “Un atto di immedesimazione senza pelle” lo definisce Vignola, uno studio metodico di sguardo e fantasia (ci spiegherà l’autore) per direzionare gli occhi verso un altrove insidioso, quasi alieno: il femminile, quello sconosciuto.

L’ultima creatura di finzione intagliata da Carofiglio è un ex pubblico ministero (proprio come lo scrittore in passato) alle prese con depressione alcolica, randomiche avventure sessuali e investigazioni private inattese.

Un ego smarrito nella tortuosa ricerca del suo nome – e degli indizi per risolvere un delitto – che si muove tra le arterie livide e autunnali di una Milano anni ’90 dalle tinte noir. Una cornice inedita e vibrante di possibilità, quella milanese, tra pioggia scrosciante e luci giallastre, memore dei sopralluoghi nel lombardo del Carofiglio magistrato alle prese con i pentiti di mafia.

Ma perché rinunciare all’effetto paraurti della terza persona? Da dove viene quest’adesione assoluta al personaggio (femminile, tra l’altro), senza mediazioni? “M’è parsa un’idea talmente seducente, una prospettiva così nuova, interessante e trasformativa che mi sono deciso a farlo”.

Se infatti l’ideatore dell’avvocato Guido Guerrieri non si è mai fatto mancare la cifra femminile nei suoi legal thriller – come Suor Claudia in Ad occhi chiusi (Sellerio, 2003) o la professoressa Celeste ne Il bordo vertiginoso delle cose”(Rizzoli, 2013)una donna come protagonista assoluta, raccontata attraverso la sua stessa voce, era ancora nella to do list dei “colpi di testa” da spuntare.

E per fabbricare questa decostruzione a regola d’arte della Penelope del mito, rimpiazzata da una Spada che non pazienta e che ignora quella “virtù dei forti” da sempre associata alla figura omerica, Carofiglio s’è fatto carico di un  lavoro immaginifico e percettivo ancora più spinoso: educare la vista ad un orizzonte altro, parlando con amiche, conoscenti e donne di famiglia, per farsi  raccontare “i modi in cui guardavano certi segmenti dello spettacolo della vita, cui noi uomini siamo letteralmente ciechi”. Ed è così che Penelope scivola con naturalezza tra le parole, si muove a piede libero nelle curve del racconto quasi scordandosi (e facendoci scordare) della sua fonte primitiva maschile, nota Vignola.

Uno smascheramento dall’interno del cosiddetto male gaze come lo chiamano nella cultura anglosassone, la lente monocorde e pervasiva con cui sia donne che uomini tendono a filtrare la realtà, svuotando di senso il mondo e la pluralità dei suoi linguaggi. “Il recupero e la valorizzazione dei punti di vista al femminile, che è un paradigma conoscitivo non solo delle donne, ma di cui può appropriarsi anche l’uomo, senza che questo tocchi la sfera sessuale, completerebbe la capacità di guardare e interpretare l’esperienza”, aggiunge l’autore.

Così i capricci di Penelope – personaggio dai toni “epici”, spiazzante, che sfugge a tutti i cliché della narrativa maschile sulle donne – diventano credibili attraverso la scrittura trasformista e acrobatica di Carofiglio (evidentemente già allenato per la sua cintura nera in karate). Una scrittura, la sua, che non tarda agli appuntamenti con le sfide e si addentra nelle geografie più infide della fantasia,  mappando anche le zone d’ombra della sua matura coscienza autoriale.

Una vena così prolifica da piacere anche al piccolo e al grande schermo, se pensiamo a Il passato è una terra straniera (2008), thriller di Daniele Vicari tratto dall’omonimo romanzo, starring Elio Germano e Michele Riondino, oppure al racconto La doppia vita di Natalia Blum, pubblicato nella raccolta Crimini italiani (Einaudi, 2005) e adattato per un episodio di Crimini, serie tv di Rai2 andata in onda nel 2010. O ancora, Passeggeri notturni film tv per Rai3 (nelle foto), dall’omonima raccolta di racconti, mixati con Non esiste saggezza  (Rizzoli, 2010), andato in onda giusto lo scorso aprile durante il primo confinamento.

 

E chissà se non vedremo presto la figura “a tutto tondo” di Penelope, scritta con la sveltezza dei “toni precisi” e dei “ritmi serrati” che strizzano l’occhio alla serializzazione. “Quest’eroina è già pronta per una serie tv?” chiede allora Marina Fabbri, mediatrice dell’incontro. “La risposta è sì”, la replica secca di Carofiglio.

Allora a presto Penelope Spada…