“Io so…”. I luoghi di Pasolini tra doc e libro

Un doc (“Un intellettuale in borgata“) e ora anche un libro (Pier Paolo Pasolini. Io so…) di Enzo De Camillis in un cofanetto dedicato al grande poeta corsaro. Appuntamento sabato 5 novembre ad Ostia Antica (qui l’indirizzo) per la presentazione di libro e film. Qui una riflessione di Enzo Lavagnini, direttore dell’archivio Pasolini di Ciampino…

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È davvero difficile pensare ad un Pasolini non strettamente connesso con i territori, le città, i luoghi che ha “abitato”. Questo, anche quando, negli scritti critici, ad esempio, le riflessioni concettuali potrebbero adagiarsi sul teorico e sull’accademico. Anche qui, inaspettatamente, la “realtà” dei luoghi “attraversati” emerge, influenza con forza, radica giudizi.

Questa “straordinaria” qualità di Pasolini di essere sempre “popolare” (con riferimento proprio ai “luoghi”, alle “persone”) ed “intellettuale”, ed il tutto senza cesure, emerge felicemente nel “doppio” lavoro di Enzo De Camillis che è ora in libreria.

Parliamo di un cofanetto che comprende il suo docufilm Un intellettuale in borgata, che ha riscosso successo oltre ad aggiudicarsi premi in festival, ed il libro Pier Paolo Pasolini. Io so…, sempre a sua cura.

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Il docufilm, come è stato già osservato, è davvero una “autentica”, affettuosa ricostruzione di Pasolini nel confronto con le realtà popolari romane; ma non è solo questo: con grande dedizione, ed attenzione, De Camillis vi snoda sapientemente il racconto di questo grande protagonista fin nei meandri della nostra cultura, della nostra società, nel suo procedere con le ficcanti “investigazioni” e con le ineludibili “provocazioni” all’interno del nostro sonnacchioso Paese.

Non tralasciando nulla di quello che, biograficamente, vi è di rimarchevole, di evidente; ma anche di intimo.

Alla “storia” più di vicinanza, al rapporto di Pasolini col quartiere di Monteverde e la zona di Donna Olimpia, che fa da fulcro alla narrazione (uno dei “fulcri”), si sovrappongono pertanto le voci di intellettuali come Citto Maselli, Stefano Rodotà, Maurizio Ponzi, Ugo Gregoretti, Antonio Del Guercio, Goffredo Bettini, Otello Angeli che contestualizzano gli anni, quell’Italia cercata e trovata da Pasolini; quella da lui scrutata e raccontata, con amorevole e totale passione.

De Camillis racconta così di Donna Olimpia un quartiere popolare nel quale è nato, ficcato in una realtà urbanistica contraddittoria, tra palazzoni alveari destinati a ceti popolari, e villini con giardino, pensati invece per una classe medio borghese.

Una zona che appariva ad un bambino, come la racconta l’autore nella prefazione del libro, un luogo difforme, tra “grattacieli” in cui ci si rintana e campi improvvisati, dove potersi sfogare giocando al calcio con decine di altri ragazzini.

A Monteverde Pasolini ha abitato, vi è vissuto, prima a via Fonteiana, civico 86, ossia a Donna Olimpia, e poi in via Giacinto Carini, andando su, verso il Gianicolo. È quella la Monteverde di Attilio Bertolucci, di Giorgio Caproni, la Monteverde che sarà, più di recente, quella di Maurizio Ponzi, Nanni Moretti, Nicola Piovani.

I “grattacieli” di Monteverde ispirano Pasolini nello scrivere il suo primo romanzo d’ambientazione romana, Ragazzi di vita. De Camillis ritrova due ex ragazzi di vita di Donna Olimpia, Silvio Parrello, “Er Pecetto”, e Umberto Mercatante, “Er Gallinella”, e li coinvolge nel suo progetto: ne raccoglie testimonianze, ancora dense di semplicità e di stupore, su questo “uomo del nord” arrivato lì, chissà da dove, con la dedizione di voler comprendere (e anche quella di spiegare, a chi volesse ascoltare). Eccola qui la semplice lezione che ci arriva dall’Italia del dopoguerra, da un intellettuale/insegnante, curioso di tutto. Curioso della vita. Che questa stessa pulsione ha trasmesso a tanti.

Il racconto di De Camillis si snoda poi, in modo programmatico, con altro fulcro narrativo, seguendo la lettura, e l’itinerario “quasi” sceneggiato proposto, da una “famosa” lettera di Pasolini pubblicata dal Corriere della Sera: “Io so… ma non ho le prove”. Nel docufilm la lettera ha la voce di Leo Gullotta.

Incontriamo poi Citto Maselli, autore-decano dell’Anac e delle lotte del cinema italiano, che racconta del rapporto di Pasolini con gli altri autori e col mondo del cinema, nel clima della contestazione studentesca al Festival di Venezia. Ed Ugo Gregoretti che parla soprattutto di un film “coabitato”, quel Rogopag nel quale Pasolini incastrò una delle sue gemme più rare: La ricotta.

Vincenzo Vita si sofferma proprio sulla storica lettera di Pasolini al Corriere della Sera, sul suo senso storico, e Goffredo Bettini racconta del rapporto, contrastato, di Pasolini con il Partito Comunista e coi i giovani “rampolli” di quel partito, i ragazzi della FIGC di Roma, i vari Borgna, Veltroni, Nando Adornato, lo stesso Bettini.

Pupi Avati, uno dei tre sceneggiatori di Salò aggiunge il suo ricordo di Pasolini con il racconto della genesi, molto particolare, e fortunosa, dell’ultimo film di Pasolini.