Vite minime di donne resistenti. Wilma Labate colpisce al cuore la Mostra

Passato ad Orizzonti-Extra “La ragazza ha volato” di Wilma Labate, da un soggetto dei fratelli D’Innocenzo. In una Trieste livida e crepuscolare, la resistenza di una ragazza vittima di uno stupro, immersa in un mondo di solitudini e povertà non solo economica. Un bel ritorno al cinema di finzione per un’autrice che non ha mai perso il suo lucido punto di vista sulla realtà …

Femminista, politico con lo sguardo sulla Storia. La ragazza ha volato, nuovo tassello della filmografia (tra doc e finzione) di Wilma Labate in concorso a Venezia nella sezione Orizzonti-Extra, è un’emozione a cuore aperto. E non solo perché racconta la forza delle donne.

Sensibile ritrattista di figure femminili fuori dagli schemi fin dai suoi esordi (Ambrogio con la ragazza che sogna di fare la marinaia è del ’92) la regista romana è qui con un film multi-strato (da un soggetto dei fratelli D’Innocenzo), capace di leggere la complessità del presente, a partire da un’azione ridotta all’osso: un’adolescente introversa e solitaria che subisce lo stupro da parte di un coetaneo.

Wilma Labate da qui parte per svelarci un mondo attraverso la sua lente d’autrice. Un contemporaneo che ci riguarda tutti, di solitudini, povertà non solo economica, perdita di identità, isolamento, afasia. È il quotidiano in cui vive Nadia (la sorprendente Alma Noce), studentessa di un istituto alberghiero di Trieste in cerca di un suo posto nel mondo. Un po’ come Domenica, la ragazzina nata dalla penna di Juan Marsè (La Ronda del Guinardo) e trasferita a Napoli da Wilma Labate nel suo film del 2001, con cui condivide anche i trascorsi di una violenza.

Primi piani serrati accompagnano Nadia per le strade fredde e tortuose della città un tempo cerniara della Cortina di ferro. Mentre altrettanti campi lunghi raccontano la Storia. Il melting pot, slavi, africani, facce vere,  rubate alla strada. Campi lunghi che (attraverso la bella fotografia di Sandro Chessa) dicono del passato. Il grande porto industriale di una volta e oggi in cerca di nuova linfa attraverso i capitali internazionali della finanza globalizzata. Con i suoi lavoratori dispersi e flessibili, in dismissione come lo è stata la classe operaia di allora.

Forse in quel porto il nonno di Nadia ci lavorava. Ed è forse l’eredità di quella classe operaia a cui Nadia magari non sa di appartenere eppure appartiene che la spinge a resistere malgrado tutto. A trasformare in vita persino la violenza di uno stupro, a decidere di ripartire da lì, tenere il bambino, entrare nella vita da adulta anche se significa spaccarsi la schiena ogni giorno facendo l’operaia nella lavanderia fuori città.

Potrebbe ambientarsi ovunque la storia di Nadia, ma proprio lì in quella terra, dove non più di vent’anni fa, appena dietro il confine, abbiamo conosciuto gli stupri etnici più feroci, lo stupro subito da Nadia acquista un valore ancor più simbolico. In quella terra di frontiera e di mescolanze tra popoli che la ferocia nazionalista ha tentato di cancellare, la vita alla fine si è rivelata comunque più forte di tutto.

Sono piccole umanità resistenti, infatti, quelle che racconta La ragazza ha volato, che vivono la fatica del lavoro e la dignità, il coraggio di mantenerla.

E c’è tutto in quel carrello finale che sale verso il cielo, attraverso quel palazzone di periferia, attraverso quei balconi-prigione dove si cosumano le esistenze minime di chi combatte per il quotidiano. Donne soprattutto, donne sole che con la loro dignità, la loro resistenza la storia continuano a scriverla. Mentre Trieste livida, crepuscolare, dove la Storia è andata a finire, scopre invece che può esserci comunque un nuovo inizio.

La dedica finale a Gabriele è poi il colpo al cuore. Gabriele Trama il compagno di una vita intera di Wilma Labate che se n’è andato improvvisamente lo scorso 2 agosto e che si è fatto produttore (con la Tralab) per realizzare questo film  (insieme a Roberto Manni, Ines Vadijlievicj e Gianluca Arcopinto, produttore creativo). Lo vediamo anche in due pose alla cassa del bar con quella sua bella faccia stropicciata da lupo di mare napoletano.

Quanto c’è di lui ne La ragazza ha volato, di quei suoi suoi silenzi, del suo stare appartato, sapendo però osservare tutto, per poi dirti la sua tra ironia e rigore. Grazie Gabriele anche per questo film. Grazie Wilma per essere riuscita a portarlo a termine nonostante tutto. La ragazza ha volato lo racconta: la vita è comunque più forte.