Tutto su sua madre. Il melodramma vintage dello scrittore aviatore

In uscita il 14 marzo (per I Wonder Pictures), “La promessa dell’alba” di Eric Barbier, tratto dall’omonimo romanzo autobiografico dello scrittore Romain Gary, scomparso nell’80. Con Charlotte Gainsburg nei panni della madre che sogna un futuro da eroe per il suo unico figlio. Un melodramma edipico dal gusto vintage che resta al di sopra del livello di superficie …

Ecco un bel melodrammone edipico dal gusto vintage, giunto quasi fuori tempo massimo a solleticare il gusto retro degli spettatori amanti del cinema-cinema.

Tratto dal best seller autobiografico di Romain Gary del ’59,  un’epopea letteraria che costituisce “uno dei più straordinari tributi mai scritti da un uomo a sua madre” (Newsweek), questo La promessa dell’alba di Eric Barbier promette più di quanto mantiene. Forse perché risulta un po’ spezzettato nello sforzo di rispettare la trama del libro – già portato al cinema da Jules Dessain nel ’70 -, e forse perché sfiora i limiti del polpettone, oltrepassandoli talvolta nel tentativo di metterci dentro un po’ troppa roba.

Dunque, lo scrittore Romain Gary, interpretato nel corso della sua iniziazione alla vita da due attori, uno bambino e l’altro nell’età matura (Pierre Niney), vive in simbiosi con la madre Nina, ultra-possessiva e ambiziosa ebrea russa (Charlotte Gainsburg in una parte che segna la sua maturità di donna e di attrice, pur con qualche veniale difetto di espressività), sin da quando si sono trasferiti in Polonia in cerca di fortuna e di una vita migliore.

Quando le cose iniziano ad andare male per gli ebrei in un paese che si avvia verso la tragedia delle persecuzioni, Nina decide di trasferirsi col figlio a Nizza, dove vivrà alcuni anni prima che le nubi della seconda guerra mondiale inizino ad oscurare i cieli della Costa Azzurra, della Francia e dell’Europa intera.

Sempre seguendo i desideri e le istruzioni della madre, che ne vuole fare un eroe di guerra – a un certo punto gli chiede addirittura di andare a Berlino con la missione di uccidere Hitler, salvo rinunciare all’ultimo momento – e al tempo stesso uno scrittore di fama mondiale, il ragazzo si arruolerà nell’aviazione francese, andrà in missione a Londra e in Africa e attraverserà una serie infinita di peripezie con la foto della madre sempre a portata di vista. Riuscirà il nostro eroe a coronare i sogni di Nina?

Lasciamo che sia lo spettatore a scoprirlo. Certo, a prescindere da come va a finire la storia, La promessa dell’alba non è uno di quei film destinati a lasciare il segno nei decenni a venire. Però potrà non dispiacere agli amanti del melodramma e alle persone con complesso edipico non ancora risolto, per quanto l’approfondimento psicologico non sia certo la cifra scelta dal regista e dai suoi sceneggiatori, più orientati all’accumulo di immagini e di situazioni di facile presa.

Tutto materiale che si presta alla narrazione romanzesca, se l’autore – come nel nostro caso – è capace di maneggiare una storia ricca di implicazioni. Al cinema forse ti aspetteresti qualcosa che sappia agganciare l’immagine al profondo dell’animo umano. Ma La promessa dell’alba non arriva proprio a toccare quel punto, restando molto, ma molto al di sopra del livello di superficie.