Addio Wajda, uomo di ferro del cinema polacco

È morto a Varsavia a 90 anni il celebre regista cantore appassionato e critico della storia della Polonia. Era atteso all’imminente Festa di Roma col nuovo film, “Afterimage”. Tanti gli adattamenti letterari tra i suoi titoli…

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È stato il cantore della Polonia, di tutto il suo “secolo breve”. Gli orrori della seconda guerra mondiale e la resistenza al nazismo, poi e soprattutto la critica al regime comunista e le battaglie di Solidarnosc.

Se n’è andato a 90 anni Andrzej Wajda, l’uomo di ferro del cinema polacco, e premio Oscar alla carriera nel 2000.

Il regista era atteso alla Festa di Roma col suo ultimo film: Afterimage dedicato alla vita del pittore polacco Wladyslaw Strzeminski (1893-1952), altra importante figura di dissidente che mai si piegò all’estetica del “realismo socialista”.
Considerato tra i più grandi autori polacchi Wajda s’impone all’attenzione internazionale nel 1976 con L’uomo di marmo (nelle foto), in cui denunciando le mistificazioni ideologiche del regime attraverso la storia di un operaio stacanovista, si aggiudica il Premio della critica internazionale a Cannes 1978.

La Palma d’oro, poi, arriverà nel 1991 col seguito ideale di questo film, ossia, L’uomo di ferro, dedicato al movimento di Solidarnosc, di cui Wajda è stato un grande sostenitore al fianco del leader Lech Walesa, che compare anche nel film nei panni di se stesso.

Nei primi anni Settanta Wajda porta sul grande schermo film struggenti tratti dalla letteratura polacca. Paesaggio dopo la battaglia del ’70, dai racconti di Tadeusz Borowski sulla liberazione dei prigionieri polacchi di un lager da parte degli americani che vengono però nuovamente imprigionati in attesa di una loro “collocazione” poiché la Polonia è passata dall’altra parte della Cortina di ferro.

Il bosco di betulle del 71, dal romanzo di Jaroslaw Iwaszkiewicz, sullo scontro tra due fratelli nella Polonia rurale ante guerra. E poi Le nozze del ’72 dal dramma teatrale di Stanislaw Wyspianski, spaccato sociale della Polonia fotografato durante un banchetto nuziale.

La stagione degli adattamenti prosegue poi nell’83 con Danton, ispirato al dramma storico L’affare Danton, della polacca Stanisława Przybyszewska, sugli ultimi giorni di vita dell’eroe della Rivoluzione francese, prima che la ghigliottina di Robespierre seminasse il Terrore. Da leggere apertamente come denuncia contro il colpo di stato nell’81 del generale Wojciech Jaruzelski in risposta alla mobilitazione di Solidarnosc.

Dell’’87 è poi l’adattamento, non molto ispirato, de I demoni di Dostoevskij, in cui ancora una volta la metafora politica dell’oppressione e della manipolazione del regime comunista è fin troppo esplicita.

Nel 2008 la Polonia lo candida all’Oscar con Katyn, sulla strage degli ufficiali polacchi per mano dell’esercito russo all’inizio della Seconda guerra mondiale, in cui venne ucciso anche il padre del regista.

Il suo ultimo film, prima di Afterimage, l’aveva dedicato nuovamente al leader di Solidarnosc: Walesa – L’uomo della speranza con Maria Rosaria Omaggio nei panni di Oriana Fallaci che intervista il futuro premio Nobel per la Pace.


Gino Santini

redattore


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