Una spilletta contro i tagli. L’Assemblea del cinema boccia il boicottaggio ai David e pensa a una federazione
Delude chi sperava in una prosecuzione più battagliera delle mobilitazioni (contro li tagli al cinema e la distruzione del settore da parte del governo) l’assemblea al Teatro Argentina di martedì 21 aprile, promossa dal Coordinamento Autori e Autrici. Niente boicottaggio alla cerimonia dei David di Donatello il 6 maggio, ma un documento unitario (letto, forse, da Valeria Golino) e altre azioni “simboliche” all’interno della serata. Lanciata l’idea di un Coordinamento, o Federazione, che unisca le rappresentanze di tutti i lavoratori dell’audiovisivo in un fronte comune per la difesa dell’«eccezione culturale». Mentre il collettivo “Siamo ai titoli di coda” (favorevole a disertare i David) denuncia: «Si normalizza il malcontento per difendere i propri privilegi»…

La rivoluzione può attendere, almeno nell’Italia del 2026: niente boicottaggio dei David di Donatello (la cui 71ma edizione è attesa per il 6 maggio), ma una partecipazione “critica”, che includerà la lettura di un documento unitario durante la presentazione di candidate e candidati al Quirinale (Valeria Golino, nominata per Fuori e Breve storia d’amore, si offre volontaria). Oltre che una spilletta con lo slogan “Non c’è Italia senza cinema” da esibire tra i partecipanti. È la posizione emersa dall’Assemblea generale del Settore Cinema e Audiovisivo, tenutasi il 21 aprile al Teatro Argentina di Roma e promossa dal Coordinamento Autori e Autrici (che riunisce ANAC, 100Autori, ACMF, AIDAC, AIR3 e WGI).
Deludendo, perciò, chi sperava in azioni ben più incisive contro le ultime, allarmanti scelte del governo nazionale. Ovvero, il taglio di 90 milioni di euro (dai 696 del 2025 ai 606 dell’anno corrente) per il Fondo destinato dal Ministero della Cultura a scrittura, sviluppo, produzione e distribuzione dei progetti audiovisivi italiani, mentre per contrasto la quota del tax credit riservata alle produzioni straniere sale da 40 a 100 milioni. Una svolta che aveva spinto le sopracitate associazioni a lanciare, il 31 marzo, la lettera aperta (firmata da oltre 6000 professionisti) Non c’è Italia senza cinema. Patrioti, ma di quale patria?.
Nel frattempo, si sono aggiunte le graduatorie del MiC sui Contributi selettivi per la prima sessione del 2026, che hanno lasciato fuori, tra sconcerto, proteste, interrogazioni parlamentari e dimissioni, titoli come il doc Giulio Regeni – Tutto il male del mondo, portando il Coordinamento Autori e Autrici a riproporre il nodo irrisolto dei criteri di competenza e trasparenza nella formazione e nel funzionamento delle commissioni preposte all’assegnazione dei fondi.
Positive ma insufficienti, per i promotori dell’assemblea all’Argentina, le aperture al confronto venute dal Ministero e l’annuncio dell’immissione di 20 milioni di euro a integrare (molto parzialmente) la cifra tagliata, oltretutto senza «la certezza che tali risorse vadano a sostenere il cinema italiano, la sua creatività e in particolare vadano a riequilibrare i contributi selettivi».
La mobilitazione, dunque, prosegue, ma con toni assai meno battaglieri di quanto la drammaticità del contesto avrebbe potuto far attendere. L’intento, annunciato quanto ancora piuttosto vago, è quello di coinvolgere non solo le rappresentanze di chi si occupa di regia, sceneggiatura, composizione delle musiche e adattamento dei dialoghi, ma anche tutti gli altri mestieri dell’audiovisivo, in un più ampio «Coordinamento del cinema», come lo ha definito Giorgio Glaviano, Presidente di Writers Guild Italia (che ha menzionato il magro compenso medio di uno sceneggiatore oggi nel Belpaese: 3000 euro lordi).
Il Coordinamento potrebbe diventare, ha aggiunto (ancora per WGI) Massimo Martella, una «Federazione». Capace di muoversi, anche sul piano europeo, per «fortificare l’eccezione culturale», ha sottolineato per ANAC (Associazione Nazionale Autori Cinematografici) Francesco Berruti. Nella comune «percezione di un grave pericolo per la sopravvivenza di un cinema e di una serialità italiana all’altezza della sua storia», ha detto il Presidente di 100Autori Stefano Rulli. «Uniti, forse, si vince, per lo meno si pareggia», anche contro la «linea liberticida, profondamente ideologizzata, di chi oggi sta muovendo le danze», afferma dalla sua il Presidente dell’ACMF (Associazione Compositori Musiche per Film) Roberto Pischiutta (in arte Pivio).
Disponibili a continuare questo percorso, seppur con sfumature diverse, gli altri intervenuti: tra questi, Raffaele Buranelli (Presidente di Registro Attrici Attori Italiani – RAAI, secondo i cui dati solo il 19% di chi appartiene alla categoria si mantiene col proprio lavoro, e solo l’11% riesce a mantenere i figli), Annalisa Forgione (AMC – Associazione Italiana Montaggio Cinematografico e televisivo), Paolo Carnera (per il Collettivo dei direttori della fotografia Chiaroscuro), Eva Coen (A.S.C. – Associazione Italiana Scenografi, Costumisti e Arredatori), ed Emanuele Nespeca (Presidente CNA Cinema e Audiovisivo).
Uno degli interventi che scaldano di più la non pienissima platea è quello di Vincenzo Vita, Presidente dell’AAMOD (Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico), finito anch’esso pesantemente nel mirino dei tagli governativi: «Oggi il lavoro culturale è sotto attacco», ha rimarcato Vita, denunciando nel suo discorso il clima «di omologazione, pensiero unico», dove «la destra si unisce anche all’ignoranza» creando una mescolanza «mostruosa», e si vorrebbero «trasformare le persone, cittadine e cittadini, in sudditi». Accanendosi, anche, su realtà che custodiscono la memoria, perché «la memoria è quella cosa che, se si conosce, ti permette di capire un po’ quello che succede, e forse di prevenire qualche altra cosa che è già successa».
Fra i nodi solo menzionati in assemblea, la difesa delle maestranze dalle derive connesse all’(ab)uso delle nuove tecnologie e l’istituzione di un’Agenzia per il cinema e l’audiovisivo (ne ha parlato, tra gli altri, Cristiano Migliorelli di Cinecittà UILCOM), oltre alla questione dei contratti nazionali collettivi, su cui si registrano vedute differenti: se Buranelli lamenta le criticità di quello per gli attori, Sabina Di Marco per SLC CGIL risponde che i contratti «sono però una base di partenza».
Purché siano effettivamente rinnovati: «Il nostro è scaduto da 24 anni», protesta Carnera, che invita gli esponenti dei sindacati a venire sui set e verificare se le regole vengono rispettate: «E vi assicuro che non vengono rispettate, o solo in parte, per i privilegiati di un settore della troupe» (tra i meno tutelati, in questo senso, cita i runner). Forse se ne discuterà ulteriormente nella futura «assemblea costituente», proposta da Marco Simon Puccioni (100Autori), da tenersi dopo i David di Donatello.
Ma è proprio sul posizionamento rispetto a questi ultimi che l’ipotetica “Federazione” del cinema italiano mostra già le prime fratture significative: la scelta del Coordinamento Autori e Autrici di presenziare all’evento, sfruttandone la “vetrina” per attirare ulteriormente l’attenzione sulla fase in atto (non solo al Quirinale, ma anche durante la diretta Rai dei premi, con modalità ancora da definire nei dettagli), è stata già salutata con delusione dal movimento “Siamo ai titoli di coda” (favorevole invece al boicottaggio). Che definisce l’assemblea all’Argentina «un’occasione mancata; anzi, scientemente sprecata», con cui le associazioni avrebbero tentato di «“normalizzare” il malcontento generale per proteggere i propri privilegi».
Conclude il collettivo: «La solidarietà non è una parola vuota da pronunciare tra un premio e l’altro; è un atto di sacrificio. Chiediamo a chi ha voce e potere di rinunciare, per una volta, ai privilegi della passerella e di schierarsi concretamente al fianco dei più deboli. La storia ci ricorda le proteste dei grandi Maestri che non scesero a compromessi: scesero in strada con i lavoratori (leggi qui) occuparono sale e ostacolarono festival, accettando persino di farsi portare via di peso dalle forze dell’ordine. Oggi, invece, cosa si fa? Disertare i David non è un gesto contro il cinema: è l’unico modo rimasto per salvarlo».
L’auspicata unità, insomma, sembra ancora lungi dall’essere raggiunta, e peraltro rischia già di assestarsi su basi fin troppo “morbide” nei confronti degli interlocutori istituzionali e del sistema in cui si inseriscono. Intanto, la tragica condizione del settore è un fatto sin troppo concreto: lo ha ricordato, in chiusura di assemblea, anche Ilaria De Laurentiis, co-produttrice e co-regista del doc Roberto Rossellini – Più di una vita, in corsa per i David e rimasto anch’esso senza finanziamento pubblico: «Rischiamo di chiudere per questo film».
Emanuele Bucci
Libero scrittore, autore del romanzo "I Peccatori" (2015), divulgatore di cinema, letteratura e altra creatività.
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