Adattamenti, rapine e galassie lontane. Serie tv anti-quarantena, tra novità e ritorni attesi

Tante le novità recenti in fatto di serie tv, per affrontare il mese di aprile (con tanto di vacanze pasquali) in quarantena. Tra i titoli più interessanti, adattamenti come il noir “Babylon Berlin” (su Sky Atlantic, dal romanzo di Volker Kutscher) o lo sci-fi “Tales from the Loop” (su Prime Video, dal libro dell’illustratore Simon Stålenhag). Ma tornano anche serie seguite quanto discusse come “La casa di carta“(su Netflix) e “Westworld” (da HBO, su Sky Atlantic). Mentre su Disney+ è arrivata (anche da noi) una delle serie-evento del 2019, “The Mandalorian“…

Si resta (ancora) a casa, ma per fortuna in questo inizio aprile ci sono (anche) nuove serie tv a tenerci compagnia. E poiché, si sa, più l’offerta è ampia meno è facile orientarsi, vi offriamo una piccola guida sui prodotti seriali più interessanti, partendo (naturalmente) da quelli che adattano opere letterarie.

Su quest’ultimo fronte, Sky Atlantic trasmette dal 1 aprile la terza stagione di Babylon Berlin, serie crime tedesca ambientata nella Repubblica di Weimar e tratta dal romanzo (pubblicato nel 2008 col titolo Der nasse Fisch ed edito in Italia col titolo Babylon-Berlin da Feltrinelli nel 2017) di Volker Kutscher. La moderna Babilonia del libro (e della serie) è appunto la Berlino del 1929: con il fiato del partito nazista già sul collo del fragile regime democratico, cui la crisi economica mondiale scoppiata nello stesso anno darà il fatale colpo di grazia.

Ed è, non a caso, sempre (più) difficile separare intrighi criminali e politici nelle indagini del commissario Gereon Rath (Volker Bruch), protagonista della trasposizione e di una saga letteraria che va avanti da oltre dieci anni (e sette libri). L’adattamento, che ha tra gli autori, registi e showrunner Tom Tykwer (tra i registi di Sense 8), prosegue sulla scia di trame e colpi di scena ereditati dalla passata stagione e traspone il secondo romanzo della saga, La morte non fa rumore (Feltrinelli, 2018), fondendo le atmosfere torbide del noir coi non meno oscuri movimenti della (vera) Storia.

Su Prime Video debutta invece la fantascientifica Tales from the Loop, la cui prima stagione è disponibile sulla piattaforma on demand di Amazon dal 3 aprile. La serie, tratta dall’omonimo libro di illustrazioni dell’artista svedese Simon Stålenhag, ci mostra nei suoi otto episodi storie diverse aventi come filo conduttore il “Loop”, una macchina costruita per esplorare i misteri dell’universo, portando i personaggi “ai confini della realtà” (per dirla col titolo di un classico della sci-fi in tv).

Tra corto circuiti spazio-temporali, dimensioni parallele e altro ancora, si punta a una fantascienza riflessiva e sofisticata, dal punto di vista (audio)visivo e narrativo, come suggeriscono i nomi coinvolti: dal creatore e sceneggiatore Nathaniel Halpern (co-autore di Legion, forse la più sperimentale e “autoriale” trasposizione tv da un fumetto) al compositore delle musiche Philip Glass passando per gli interpreti e registi delle varie puntate. Tra i primi abbiamo il fuoriclasse Jonathan Pryce (nella parte di Russ, l’inventore del “Loop”), tra i secondi Andrew Stanton (il visionario animatore già regista di Wall-E) e Jodie Foster.

Ma non di soli adattamenti vive il telespettatore, tanto più con l’arrivo (o il ritorno) di fenomeni televisivi tra i più seguiti degli ultimi anni. A sbancare è sicuramente Netflix, col ritorno dei rapinatori “contestatori” della spagnola Casa di carta, i cui otto nuovi episodi sono disponibili dal 3 aprile sulla piattaforma statunitense. Si possono amare o odiare le peripezie di Tokyo (Úrsula Corberó), del Professore (Álvaro Morte) e degli altri membri della banda, ma non si può negare che stiano animando un vivo dibattito. Sarà forse il caso di continuare a seguirla (o recuperarla), anche solo per scegliere “da che parte stare”.

Altrettanto divisiva ma di impatto la distopica Westworld, creata per HBO da Jonathan Nolan (fratello e co-sceneggiatore di Christopher) e Lisa Joy, e che continuerà ad accompagnarci con la sua terza stagione (in onda dal 16 marzo su Sky Atlantic) fino ai primi di maggio. Pur non trattandosi di un adattamento dalla letteratura, l’epopea degli androidi di Westworld è figlia della fantasia di un noto scrittore, quel Michael Crichton autore (tra le altre cose) di Jurassic Park, ma anche sceneggiatore e regista del film Il mondo dei robot (1973), cui si ispira la reinterpretazione televisiva. Ora che gli androidi, già personaggi-schiavi del futuribile parco a tema western per umani facoltosi, sono fuggiti nel mondo “reale”, la labirintica serie sfida se stessa esplorando scenari nuovi, con esiti che non mancano (né mancheranno) di far discutere.

E non si può tacere di un’altra serie (già) di culto approdata da poco in Italia, The Mandalorian, creata dal regista di Iron Man Jon Favreau e ambientata nell’universo di Star Wars. Col suo mix non scontato di western e fantascienza avventurosa, trama orizzontale e spunti autoconclusivi, fedeltà allo spirito della saga e innovazione di quest’ultima, la serie ambientata nella “galassia lontana lontana” sta riuscendo nella difficile impresa di mettere d’accordo buona parte della critica e del pubblico, confermandosi la punta di diamante della piattaforma on demand Disney+. Su quest’ultima (dal 24 marzo) gli spettatori italiani possono vedere (e recuperare) gli episodi, che proseguiranno al ritmo di uno a settimana fino al 1 maggio. Insomma, ce ne è abbastanza per dire: “che la (buona) serialità televisiva sia con voi”!