Addio Bruno, itellettuale raffinato e critico gentile. La scomparsa di Torri, un altro pezzo di mondo che scompare
La scoparsa di Bruno Torri, l’11 luglio a Roma. Aveva 94 anni. Decano della critica cinematografica e fondatore con Lino Miciché della Mostra del nuovo cinema di Pesaro. Intellettuale raffinato, organizzatore culturale, critico militante e, soprattutto, uomo gentile e discreto. I funerali si terranno martedì 14 luglio, alle ore 10, al tempietto Egizio del cimitero del Verano di Roma …

È morto a Roma, a 94 anni, Bruno Torri. Se ne va con lui una delle colonne portanti della critica cinematografica italiana del Novecento, l’uomo, l’intellettuale anche e soprattutto, che insieme a Lino Micciché ha creato – nel 1965 – quel luogo di sperimentazione e scoperta che è (stata e deve assolutamente continuare ad esserlo) la Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro.
Che, nel 1968, è stato tra i fondatori dell’U.C.C.A, la preziosa Unione Circoli Cinematografici dell’Arci, strumento di diffusione capillare della cultura cinematografica. Che è stato, nel 1971, tra i fondatori del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani (SNCCI), un impegno associativo durato mezzo secolo, proseguito come segretario generale e infine come amministratore fino al 2021.
Che, ancora tanti incarichi istituzionali, è stato direttore generale dell’Istituto Luce (anche prima quando si chiamava Ente Autonomo di Gestione per il Cinema); membro della Commissione Esperti della Mostra di Venezia, del Consiglio di Amministrazione del Centro Sperimentale di Cinematografia. E docente di cinema all’Università di Tor Vergata a Roma.
Bruno Torri è nato a Genova il 17 febbraio 1932. I suoi saggi (solo per citarne alcuni La critica nella società di massa, La censura del mercato), le sue monografie (Lizzani, Bertolucci, Moretti, Ferreri De Sica e, soprattutto i fratelli Taviani), i suoi interventi critici su testate determinanti degli anni dei grandi dibattiti culturali (Rinascita, Mondo operaio, l’Avanti!, Cinema Sessanta, Bianco e Nero, Gulliver) e, il grande merito, condiviso con Miciché e in seguito con un altro straordinario protagonista della critica e della Mostra di Pesaro come Adriano Aprà (anche lui ci ha lasciati, era il 2024) di aver fatto scoprire all’Italia, ma nei 60/70, si può dire al mondo intero, quella nuova onda del cinema latinoamericano, Glauber Rocha, Raoul Ruiz, Fernando Solanas, Octavio Getino che parlava di anticolonialismo e libertà, sono il suo lascito intellettuale più prezioso.
Ma oltre all’intellettuale raffinato, all’organizzatore culturale, al critico militante, al difensore appassionato del cinema d’autore, al socialista rigoroso che, infatti, lasciò il PSI all’arrivo di Bettino Craxi, Bruno è stato soprattutto un uomo discreto, elegante, dotato di una sensibilità fuori dal comune. Gentile e disponibile era una di quelle figure che ai festival di cinema era un privilegio incontrare. Lui ed Oretta Lo Faso, magnifica compagna della sua vita (la mamma di loro figlio, Fabio, purtroppo scomprso prematuramente) anche lei Impegnata nelle battaglie per il cinema italiano, contro tutte le guerre, con “Le donne in nero” e “Un ponte per”, scomparsa nel 2023.
Bruno ed Oretta, inseparabili come solo certe coppie di un tempo hanno saputo esserlo. Un po’ come Citto Maselli e Stefania Brai, quella generazione là di battaglie e passioni. E di amicizie profonde. Non c’è stato compleanno di Citto – praticamente un rito laico che si è svolto per decenni con Giorgio Arlorio, altro magnifico nome e intelligenza non solo del cinema italiano, a cantare Bella ciao, col ritornello trasformato in Citto-Brai – che non ci fossero anche Bruno ed Oretta, col loro sorriso, la loro ironia, la loro dolcezza.
Era quel mondo che il cinema – non solo italiano, appunto – l’ha saputo inventare davvero e portarlo per il mondo, per raccontarlo e, possibilmente cambiarlo. Bruno se ne porta via l’ultima grande parte.
A Pedro Armocida che, l’eredità del Fetival di Pesaro ha in carico come direttore artistico, l’augurio di avere spalle così larghe per resistere, in questi tempi cannibali, nel segno e nel ricordo di Bruno Torri.
Gabriella Gallozzi
Giornalista e critica cinematografica. Fondatrice e direttrice di Bookciak Magazine e dei premi Bookciak, Azione! e Bookciak Legge. Prima per 26 anni a l'Unità.
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