Addio Ermanno Olmi, poeta del mondo perduto

È morto ad Asiago Ermanno Olmi, aveva 86 anni. Nato a Bergamo da una famiglia contadina e cattolica è diventato da subito il cantore dell’umanità sottotraccia, colta nel suo quotidiano, tra fabbrica e campagna. I suoi capolavori, “L’albero degli zoccoli”, Palma d’oro a Cannes, “I fidanzati”, “La leggenda del santo bevitore” da Joseph Roth. I funerali saranno in forma privata …

Ascoltando Rutger Hauer, tanti anni fa a Parigi, raccontare di Ermanno Olmi. Il celebre e bizzoso attore olandese aveva una vera e propria venerazione per il grande autore “contadino”, scomparso a 86 anni in seguito ad una lunga malattia. Nonostante fosse per tutti la star di Blade Runner, Hauer sosteneva che Olmi gli avesse regalato il ruolo della vita con quel “santo bevitore” nato dalla penna dello scrittore austriaco, Joseph Roth.

Per lui, infatti, il film di Ridley Scott tratto da Philip Dick era un’operina da 2 soldi mentre La leggenda del santo bevitore (Leone d’oro a Venezia ’89) era “il” capolavoro. Un film che riteneva la sintesi della sua stessa idea di cinema: sontuoso e povero al tempo stesso. Immagine e verbo, poetico, visionario e realistico, sorprendente: insomma, uno sguardo di totale originalità sul mondo che Olmi avrebbe passato a mo’ di testimone ai tanti allievi della sua scuola sulle colline venete.

Tutto questo, infatti, è stato l’universo cinematografico dell’autore bergamasco, ex impiegato all’Edison che nei primi Cinquanta inizia con il documentario. Tra questi Il tentato suicidio nell’adolescenza – ritrovato e proposto alla scorsa Mostra – già rivela quella sua tensione morale e civile nei confronti dei più deboli, in questo caso i ragazzi dell’altro ’68, quelli con disturbi psichiatrici. Così come per gli umili che accompagnerà in tutta la sua opera, segnata da un profondo umanesimo cristiano.

Che siano I fidanzati – un capolavoro ! – il cui amore operaio vacilla nell’incontro-scontro culturale tra Nord e Sud; o i due giovani innamorati de Il posto in cerca di lavoro nell’Italia del boom economico, l’obiettivo di Olmi predilige sempre un’umanità sottotraccia, colta nelle sue fatiche quotidiane. Con L’albero degli zoccoli, infatti, Palma d’oro a Cannes ’77, regala uno dei più straordinari omaggi della storia del cinema al mondo contadino, da cui proviene.

La natura con i suoi paesaggi e quella carica spirtuale che il regista vi legge, sono coprotagonisti di tanto suo cinema. Il segreto di bosco vecchio dal racconto di Bassani è quasi una favola ambientalista, dove il bosco e gli alberi sono l’espressione stessa della magia della natura e dell’invisibile. La magia del creato. La stessa, però, che può diventare incubo di neve e ghiaccio tra le trincee dell’Altopiano di Asiago, nella follia della Grande guerra, ma su cui assicura Olmi, torneranno i prati.