Addio Furio Colombo. Intellettuale liberal col giornalismo (e i diritti) nel cuore


 

Scrittore, intellettuale, politico e, soprattutto, giornalista tra i più importanti del dopoguerra. È scomparso a 94 anni, il 14 gennaio, Furio Colombo. A poca distanza da quel 27 gennaio che proprio grazie a lui è diventato per legge il Giorno della memoria per la Shoah.

Nato da una famiglia ebrea a Chatillon, in Val d’Aosta, il primo gennaio 1931, Furio Colombo studiò a Torino laureandosi giovanissimo in giurisprudenza. Ma la sua passione per il giornalismo esplose presto in modo irresistibile, e lo portò a praticare ogni mezzo dalla carta stampata, alla radio, alla tv.

Con Umberto Eco e  Angelo Guglielmi fu tra i fondatori del Gruppo63, iniziò con la scrittura dei programmi culturali della Rai, poi nel 1967 divenne giornalista professionista. Nel 1967 era nel Sinai per documentare la Guerra dei sei giorni, nel 1968 a Saigon durante l’offensiva del Têt.

Professore al Dams di Bologna nei Settanta, titolare di cattedra alla Columbia University, alla fine degli anni Ottanta iniziò la sua lunga stagione americana, prima come corrispondente per La Stampa da New York, ed in seguito per La Repubblica. A New York dopo essere sopravvissuto ad un incidente aereo, fu anche direttore dell’Istituto di cultura dal 1991 al 1994. Ha svolto anche incarichi aziendali prima alla Olivetti e poi come Rappresentante Fiat negli Stati Uniti.

Ha scritto per le maggiori testate americane e italiane. Ha diretto l’edizione italiana della New York Review of Books (1993-2000), la rivista L’architettura. Cronache e storia fondata da Bruno Zevi (2001-2006), Nuovi Argomenti (con Dacia Maraini, 1992-2018). Il suo primo libro è stato L’America di Kennedy (1964), la più recente pubblicazione Sulla pace. La guerra in Ucraina e l’eterno dilemma (con Vittorio Pavoncello, 2022).

Nel 2001 è stato il direttore della rinata L’Unità (vice Antonio Padellaro e Giorgio Poidomani, straordinario amministratore delegato), quella che dopo la drammatica chiusura del 2000, tornò in edicola diventando un vero e proprio fenomeno editoriale, con le pagine più lette durante i tragici giorni del G8 di Genova. Lui da vero liberal si schierò in prima linea – e con lui il giornale fondato da Antonio Gramsci – dalla parte del movimento e contro quella macelleria messicana su cui per molti anni si è chiesta giustizia. Chiusa nel 2005 quell’esperienza, forse a causa dei contrasti col partito-editore – Colombo nel 2009 fondò con  Antonio Padellaro e Marco Travaglio (e sempre Giorgio Poidomani) Il Fatto Quotidiano.

Grande amico di Franco Rosì recitò ne Il caso Mattei e fu l’ultimo a intervistare Pier Paolo Pasolini prima dell’omicidio. ‘Intensissima la sua attività di giornalista – ricorda ancora la nota – che lo ha visto inviato della Rai e corrispondente dagli Stati Uniti, editorialista di Repubblica, direttore de L’Unita, fondatore del Fatto Quotidiano. Parlamentare per tre legislature per i DS L’Ulivo e il PD. Ha svolto un’intensa attività culturale come autore di testi letterari e cinematografici e diretto per tre anni l’Istituto di Cultura di New York, nonché titolare di cattedra alla Columbia University. Ha svolto anche incarichi aziendali prima alla Olivetti e poi come Rappresentante Fiat negli Stati Uniti”.

I funerali si svolgeranno al Cimitero Acattolico di Roma mercoledì 15 gennaio alle ore 15.00.


Gino Santini

redattore

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