Addio Sergio Zavoli, una vita nel segno del racconto. Da Fellini alla tv, se ne va un gigante

Si è spento a Roma, a 96 anni, Sergio Zavoli. Grande narratore, pilastro del giornalismo e della televisione, nella sua carriera ha saputo innovare il linguaggio televisivo con trasmissioni come “La notte della Repubblica” o “Il processo alla tappa”, mantenendo sempre una grande profondità intellettuale. Fu grande amico di Federico Fellini e verrà inumato, su espressa richiesta, nel cimitero di Rimini per riposare accanto a lui…

Appena qualche mese fa, quando lo spettro del Covid non si era ancora manifestato neppure nell’estremo Oriente, alla Casa del Cinema di Roma si presentava “Fellini100“. In prima fila, ospite d’onore, c’era anche Sergio Zavoli, 96 anni, scomparso il 5 agosto.

Nonostante l’età e le sue conseguenze, volle alzarsi, prendere il microfono e raccontare il suo grande amico. Raccontare in particolare era la sua vocazione fondamentale, che non è necessariamente il tratto essenziale di ogni giornalista, ma è la capacità che fa spiccare sugli altri.

Quella capacità che apparteneva anche a Brera o a Mura (anche lui, purtroppo, recentemente scomparso), la cui grandezza stava proprio nel racconto. Non a caso si sono tutti formati nel giornalismo sportivo, Zavoli compreso. Inventò in Rai “Il processo alla tappa” ma non solo, anche la storica trasmissione radiofonica “Tutto il calcio minuto per minuto” porta il suo segno, come ha ricordato la storica voce Riccardo Cucchi in un tweet.

Parafrasando De André, se poi sai raccontare ti tocca per tutta la vita “e ti piace lasciarti ascoltare”. Per Zavoli è stato così, in ogni ambito: dai fatti storici alla politica. Trasudavano di questa sua vocazione le sue trasmissioni, su tutte “La notte della Repubblica”. Pur senza dimenticare l’impegno politico, concretizzato per ben diciassette anni al Senato nelle file del centrosinistra, che lo ha portato a presiedere la commissione di vigilanza sulla Rai, di cui già era stato presidente dal 1980 al 1986.

Ha chiesto espressamente di essere sepolto a Rimini, nello stesso cimitero del suo amato Fellini. Negli ultimi anni della sua vita aveva indirizzato le sue inesauribili doti di narratore soprattutto verso il suo amico, tanto da firmare anche un documentario, tuttora disponibile su Rai Play. Una stima insaziabile che traspariva anche nelle parole che scelse quel giorno in cui, a 96 anni, prese nuovamente il microfono. Le riportiamo qui sotto, appuntate mentre venivano dette, tracce inamovibili di un grande narratore e di una grande amicizia:

Volevo concentrarmi su un dettaglio di Federico. Gli chiesi:
«Chi avresti scelto di essere? Uno scrittore? Kafka?»
«Lascia stare, Odissea nello spazio. Ho bisogno di credere di essere protetto, di essere capito e perdonato.»
Aveva avuto i suoi sortilegi, accarezzati dal vento della vita, ma lo muoveva la sua idea che l’immaginazione è la forma più alta di pensare.