Albert ha raggiunto René. È morto Uderzo, l’altro papà di Asterix

Se n’è andata la metà di Asterix, Albert Uderzo, morto nel sonno, a 92 anni, nella sua casa di Neully sur Seine in Francia. L’altra metà, René Goscinny, ci aveva già lasciato nel 1977. La celebre coppia aveva creato uno dei personaggi a fumetti più famosi, più diffusi nel mondo: Asterix, il piccolo gallo che tiene testa alle truppe d’occupazione romana e a Giulio Cesare. Di seguito un’ intervista di Renato Pallacini all’autore scomparso, pubblicata su «l’Unità» del 4 ottobre 2003 …

Albert Uderzo e René Goscinny

 

Figlio di genitori italiani (il padre Silvio Leonardo Uderzo, della provincia di Vicenza e la madre Iria Crestini, toscana), con una sfrenata passione per il disegno, Albert Uderzo fin da piccolo, daltonico non farà il pittore come avrebbe voluto ma diventerà uno dei più bravi disegnatori umoristici del mondo. Con Goscinny, conosciuto tra il Belgio e Parigi, fonderà il settimanale per ragazzi Pilote sul quale, il 29 ottobre 1959, debutteranno le prime storie di Asterix.

In totale, in coppia o da solo, sfornerà 38 albi venduti in oltre 200 milioni di copie, battendo superclassici della bedé come Tintin. Dal 2013 l’eredità di autori è passata a Jean-Yves Ferri (sceneggiatura) e Didier Conrad (disegni). Serie e film a cartoni animati, quattro film dal vivo (con attori come Depardieu, Benigni, Bellucci e altre star) hanno celebrato le avventure del piccolo Gallo Asterix, del corpulento Obelix, del cagnolino Idefix, del druido Panoramix e di tutto il villaggio dell’Armorica che resisterà e ridicolizzerà in eterno le tronfie truppe dei romani invasori.

Qui sotto una mia intervista ad Albert Uderzo pubblicata su l’Unità del 4 ottobre 2003.

La battuta è scontata ma, proprio per questo, tutti si aspettavano che la dicesse: «No, non sono pazzi questi romani!». Monsieur Albert Uderzo, classe 1927, nato a Fismes in Francia, figlio di immigrati italiani, i suoi 76 anni se li porta magnificamente e, dall’alto della sua esperienza, sa bene che cos’è la diplomazia nei rapporti internazionali. E così, nell’incontro stampa di ieri, a Roma, dove è ospite di Romics, il festival internazionale del fumetto, in corso alla Fiera di Roma (stamane andrà in Campidoglio dove incontrerà il sindaco Walter Veltroni e poi alla Fiera per un altro incontro con gli alunni delle scuole) non ha risparmiato gli elogi per la capitale e per i suoi abitanti.
Che poi non sono altro che i pronipoti di quei romani che il suo figlio, Asterix, concepito assieme a Goscinny, affronta in una guerra senza tregua da oltre un quarantennio. Sconfitti, malmenati ma, soprattutto ridicolizzati da quel piccolo gallo che proprio non ci sta a farsi conquistare, lui e il suo villaggio, dai legionari di Cesare.

Diplomatico, ma sincero Monsieur Uderzo: «I romani sono spiritosi e hanno il senso dell’ironia – dice – e sicuramente i francesi, di fronte a un fumetto che li avesse ridicolizzati come Asterix ha fatto con i romani, se la sarebbero presa molto di più. Gli italiani sanno stare agli scherzi meglio di altri. Quando nell’albo Asterix in Iberia abbiamo preso in giro gli Spagnoli – aggiunge – abbiamo ricevuto centinaia di proteste e anche qualche minaccia».

Non può fare a meno di usare il «noi», Albert Uderzo, anche se il sodalizio con René Goscinny si è interrotto tragicamente il 5 novembre del 1977, giorno della morte dell’autore dei testi e delle sceneggiature di Asterix. Del resto non si cancellano facilmente 26 anni passati a lavorare insieme, fianco a fianco, mai un momento di rottura.

«Con René è stata un’avventura nell’avventura – racconta Uderzo – . Quando l’ho conosciuto era lui a disegnare e io scrivevo le storie, poi ci siamo accorti che io ero più bravo nel disegno e lui nella scrittura e i ruoli si sono invertiti. Avevamo le stesse idee e la stessa fiducia nel nostro mestiere che allora, però, non veniva considerato. Ricordo che quando incontravo delle persone nuove e mostravo i miei disegni, dicevano: “Belli questi disegni! Ma lei che lavoro fa?”».

Eh sì, duro mestiere quello dell’autore di fumetti, persino in un paese come la Francia che ha eletto a glorie nazionali due eroi dei fumetti come Tintin (che però era nato in Belgio) e, appunto, Asterix. Che fa la sua comparsa sul settimanale per ragazzi Pilote il 29 ottobre del 1959.

De Gaulle era stato eletto presidente della Repubblica francese da meno di un anno e la Francia aveva bisogno di propri eroi in cui riconoscersi. «Fu il direttore di Pilote – racconta Uderzo – che insistette perché inventassimo un personaggio francese che piacesse ai ragazzini francesi e contrastasse l’invasione dei fumetti americani. Io e Goscinny avevamo già pensato a delle storie con protagonisti dei Galli e così fu abbastanza facile far nascere Asterix. Certo nessuno dei due pensava che sarebbe diventato un tale successo».

Successo: la parola è inadeguata per un fenomeno editoriale che conta oltre 300 milioni di copie vendute in tutto il mondo, 31 albi della serie regolare più vari speciali tradotti in centinaia di lingue, latino compreso (in Italia li pubblica Mondadori e l’ultimo, una raccolta di brevi storie di cui alcune inedite, è appena uscito con il titolo Asterix tra banchi e…banchetti), sette lungometraggi animati (l’ottavo uscirà nel 2006), due film con attori del calibro di Christian Clavier nei panni di Asterix, Gerard Depardieu in quelli di Obelix, Roberto Benigni alias Cesare-Detritus e Monica Bellucci-Cleopatra (ma al terzo film, Uderzo ha detto di no), un’infinità di gadget, videogiochi e di merchandising e un parco a tema sul modello Disneyland.

Un successo difficile da gestire, soprattutto dopo la morte di Goscinny, alcune cause per i diritti con il vecchio editore Dargaud, annunci di abbandoni e poi la nascita della nuova editrice Albert René/Goscinny-Uderzo che pubblica i nuovi albi. Ottima gestione, però, che ha fatto di Albert Uderzo uno degli uomini più ricchi di Francia e d’Europa, collezionista di fiammanti automobili Ferrari.

«Perché non ho disegnato altri personaggi dopo Asterix? Perché bisognava guadagnare gli sghei – risponde in italiano Uderzo – lavoravamo dalle 5 del mattino a mezzanotte per produrre cinque tavole alla settimana. Eravamo io e Goscinny, da soli, non avevamo aiutanti né giovani di studio a cui affidare le tavole. Mica come Hergé che aveva un suo studio con decine di collaboratori. No in Francia non ci sono “scuole”, in Belgio sì, in Francia siamo troppo indipendenti».

No, non si smentisce Monsieur Uderzo e come Asterix gliela canta: ai romani, agli spagnoli, ai britanni, ai normanni, ai vichinghi e persino ai cugini belgi: «Sapete che lo slogan di Tintin – spiega – è “un fumetto per i bambini dai 7 ai 77 anni”. Ebbene Asterix ha fatto di più e il suo motto è “dagli 8 agli 88 anni”».

Se non è grandeur questa, perlomeno ci assomiglia. O piuttosto Asterix, Obelix e soci incarnano uno spirito di identità nazional-regionale contro la prepotenza imperial-centrale. Gli chiediamo se sa che qui in Italia c’è una tribù padana capitanata da un certo Bossix che ce l’ha con Roma, ma Uderzo glissa (ancora diplomazia?) e chiosa: «Lo spirito di Asterix è comune a tutti i popoli. In fondo tutti noi – dice Uderzo – portiamo sulle spalle qualcosa di pesante sia essa l’oppressione di un’amministrazione, di un esercito, di un datore di lavoro. E allora uno, anche se è piccolo, quel peso cerca di scrollarselo di dosso».

Il piccolo gallo ha una partita personale con Cesare e le sue legioni che sbaraglia a suon di cazzotti e ceffoni. Magari una mano (anzi due e tutti e due i piedi) gliela dà la pozione magica preparata dal druido Panoramix, che lo rende più forte di Ercole. Senza parlare del fido Obelix che nella pozione c’è caduto da piccolo e di Ercole ne vale almeno dieci.

Però una mano gliela dà anche l’esercito romano che, nonostante tattiche e strategie militari, si fa gabbare da quei piccoli galli, sicuramente più furbi. E poi, a dirla tutta, Cesare se l’è voluta, visto che il suo de bello gallico costato migliaia di morti, più che per reali motivi strategici, gli è servito per farsi nominare senatore e scalare il potere.

«C’è un libro di Max Gallo – dice Uderzo – che spiega bene le ragioni propagandistiche di quella guerra». Nulla di nuovo sotto il sole, verrebbe da aggiungere. E così, anche se la storia vera è andata diversamente dai fumetti e alla fine i romani hanno vinto, Uderzo con il suo Asterix (però lui confessa di preferire Obelix) qualche rivincita se l’è presa.

Oggi i suoi disegni sono venduti a peso d’oro ed alcuni di questi, messi all’asta, hanno fruttato diverse decine di migliaia di euro. Il ricavato andrà in beneficenza all’Unchr, l’organismo dell’Onu che si occupa dei rifugiati, e i fondi raccolti saranno utilizzati per pagare la scuola ai bambini della Guinea.

Albert Uderzo vive in una bella casa nei sobborghi di Parigi a Neully sur Seine, ha una figlia e un genero che lo segue passo passo. Gli piace passeggiare sui Lungo Senna, ma «qui a Roma – commenta – i vostri Lungo Tevere sono meno belli. Però la città è stupenda e poi ci sono tutte quelle belle rovine romane…». Rovine, appunto. Questa mi sa che è una cattiveria che gli ha suggerito Asterix!