Addio Lucia Bosè, attrice per caso (scoperta da Visconti) e diva per professione

L’attrice Lucia Bosè è morta a Segovia, il 23 marzo, a 89 anni, vittima del coronavirus. Nel cinema ha lavorato con gli autori più importanti, da Visconti a Fellini, Antonioni, Maselli e Cocteau. Una carriera non lunghissima ma molto densa, spesa sempre sotto i riflettori, anche per via dei suoi amori turbolenti. A cominciare da quello col torero Dominguín per il quale ha dato il suo primo stop alla carriera d’attrice, poi ripresa nel ’68 dopo il divorzio …

 

Spiccare perché si è differenti, questo è sempre stato il motto di Lucia Bosè. Anche alla scorsa edizione della Festa del Cinema di Roma, dove aveva calcato il tappeto rosso, completamente in blu, capelli compresi. All’auditorium aveva partecipato a un incontro col pubblico per la presentazione della sua biografia (Lucia Bosè. Una biografia. Edizioni Sabinae), scritta da Roberto Liberatori.

Si è spenta ad 89 anni, il 23 marzo, Lucia Borloni in arte Bosè. È morta a Segovia, nella Spagna in cui viveva da tempo, portata via dalla polmonite tipica del coronavirus, aggravata dalle conseguenze della tubercolosi avuta da bambina. A darne l’annuncio è stato il figlio Miguel sui propri canali social.

Una carriera cinematografica quella di Lucia Bosè iniziata in modo del tutto casuale, quasi da film essa stessa. Lavorava nella pasticceria milanese Galli, entrò Visconti, la notò e le aprì le porte del grande schermo. Nel 1947 trionfò alla settima edizione di Miss Italia (farà forse sorridere il nome della terza classificata, Gina Lollobrigida), fu quella la spinta finale. Poi l’esordio con De Santis in Non c’è pace fra gli ulivi e subito dopo al fianco di Massimo Girotti in Cronaca di un amore, la prima prova di Antonioni. Lavorerà poi nuovamente con entrambi, in Roma ore 11 per il primo e in La signora senza camelie per il secondo.

Lanciatissima, viene scritturata da Bonnard ed Emmer, è la protagonista assieme a Jean-Pierre Mocky dello splendido Gli sbandati di Citto Maselli (nela foto di copertina), menzione speciale a Venezia. Inaugura un filone di commedie rosa con Walter Chiari, suo amore dell’epoca, fino al salto internazionale che la porta a lavorare con Luis Buñuel e Jean Cocteau.

Nel 1955 il chiacchierato matrimonio con il torero Dominguín raffredda la sua carriera, nascono i tre figli, Miguel – attore e cantante – Lucia e Paola, si trasferisce in Spagna e si gode le grandi amicizie, Picasso su tutti. Ritorna al cinema solo dopo il divorzio, nel 1968. Ancora una volta è richiestissima, recita per i Taviani, Bolognini (in Metello da Pratolini e La certosa di Parma da Stendha), Rosi (Cronaca diuna morte annunciata da Marquez) e Fellini la vuole per il suo Satyricon.

Gli ultimi anni l’hanno vista più in televisione a raccontare le vicende del suo matrimonio che sul grande schermo. Andava fiera, e a buon diritto, della sua carriera, che diceva con orgoglio di aver scelto film dopo film. Non aveva più nulla da chiedere al cinema e il cinema, com’è giusto, non le ha chiesto più nulla.