Aspettando Bookciak, Azione! 2022 cominciamo dai libri. Nel diario di Cecilia tre generazioni a confronto
In attesa di Bookciak, Azione! 2022 (la premiazione alle Giornate degli Autori veneziane il 30 agosto) presentiamo “imperfetto futuro” di Paola Salvadori. Ispirandosi al romanzo pubblicato da LiberEtà si potrà partecipare alla sezione “Memory Ciak”, realizzata con Spi-CGIL e che grazie alla collaborazione col Premio Zavattini, offrirà la possibilità di lavorare con i materiali dell’AAMOD. Si tratta di un diario di un’adolescente di oggi a confronto con la generazione della mamma sessantottina e quella del nonno. Sullo sfondo la Seconda guerra mondiale ….
Vincitore dell’edizione 2021 del premio letterario LiberEtà, imperfetto futuro di Paola Salvadori (Edizioni LiberEtà, Collana 100 e più, 192 pagine, 11,50 euro, ottobre 2021) è un bel libro, originale e scritto con la giusta dose di freschezza e ironia. Un po’ anomalo nella produzione editoriale di LiberEtà, di solito più incline alla memorialistica.
Il libro è il diario di un’adolescente dei nostri tempi, o forse di un tempo leggermente anteriore al Covid-19 che ha spostato l’indice delle emergenze e delle priorità. Cecilia, che si sente “sfigata” e trascurata dai compagni di scuola perché goffa, impacciata e vestita con poca cura, confida i suoi pensieri alle pagine del diario nel corso di un anno scolastico un po’ speciale, durante il quale le capita di scoprire casualmente anche il diario che la mamma ha tenuto fino allora segreto.
Leggendolo di nascosto Cecilia scopre che la nonna materna era una tedesca conosciuta dal suo futuro marito, nonno della protagonista, in seguito a un’amicizia maturata tra lui e un soldato nemico in piena Seconda Guerra Mondiale. La scoperta servirà ad accelerare il processo di maturazione della ragazza, collocando i suoi pensieri e le sue emozioni in un contesto meno intimo e autoriflessivo, più attento a ciò che le accade intorno e alle vicende umane e familiari.
Non a caso la dimensione personale e quella politica finiscono per confondersi, in modo drammatico, al termine di una gita scolastica a Sant’Anna di Stazzema, luogo in cui fu compiuta una delle peggiori stragi di civili ad opera dei tedeschi nell’Italia occupata, e dove il silenzio di oggi “buca le orecchie”.
Al di là delle annotazioni storiche, peraltro interessanti e inusuali almeno per la parte relativa ai rapporti umani in tempo di guerra, il diario di Cecilia dice molto sulla psicologia degli adolescenti, sui sogni, i desideri e i comportamenti di una generazione cresciuta con i genitori sessantottini e che considera la scuola come un teatro e un banco di prova.
Si fa il tifo per lei contro i coetanei che privilegiano le apparenze e seguono le mode. Si arriva persino a chiudere un occhio sulle occupazioni “politicizzate” che eleggono il mister più figo della scuola. Ma soprattutto ci si lascia trasportare in un flusso di pensieri tra il personale e il politico – come si diceva una volta – capace comunque di emozionare. Salvo scoprire che il mondo di Cecilia e quello di noi lettori formati nel brodo di cultura del Sessantotto affondano le radici nella storia comune.
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