Aspettando Cannes succedeva a Cannes. “Il pianeta selvaggio” film caso di cinquant’anni fa

Cinquant’anni fa faceva irruzione al festival di Cannes “Il pianeta selvaggio” del regista René Laloux, dal racconto di fantascienza dello scrittore francese Stefan Wul, “Homo Domesticus”. E soprattutto disegnato e sceneggiato da uno straordinario Roland Topor, visionario illustratore e scrittore. E, ancora, prodotto tra gli altri da Roger Corman. Un film che ha fatto epoca ed è diventato un culto da cineclub. Una storia di “dominio vs libertà” che tanta fantascienza a venire ha ispirato. Guardate per esempio questi umanoidi blu… vi ricordano qualche altro titolo di cassetta dei nostri giorni ?

 

Viaggio ne Il pianeta selvaggio (“La planète sauvage”): un vero “classico” nelle programmazioni dei cinema d’essai e dei cineclub negli anni 70.

Film disegnato e sceneggiato da uno straordinario Roland Topor per il regista René Laloux, classificato come dell’anno 1973 (e quindi oramai in odore di cinquantenario!), era in realtà già finito e pronto per uscire nel 1963, dieci anni prima; per complicare ulteriormente poi le datazioni, va detto che in Italia il film andò in distribuzione solo nel 1975.

Tratto dal romanzo breve di fantascienza Homo Domesticus (“Oms en série”, 1957) di Stefan Wul (scrittore francese di fantascienza tradotto in numerose lingue), il film fu prodotto, tra gli altri, da Roger Corman il mago dei film “di genere” e a basso costo.

L’animazione che ci attende nel vederlo (rivederlo) è di quella senza troppi fronzoli, “spoglia” anche per i lontani anni ’70. Qui non è davvero “roba” da Pixar e nemmeno per un Disney update; e comunque non era epoca. I disegni di Topor, che ricordano un po’ quelli dei film dei Monty Python e di Terry Gilliam, sono ben poco “animati”. Regna il bidimensionale. Il mentale. Cos’è allora che ci conquista subito, anche a rivederlo oggi?

Il film è algido, surrealista e claustrofobico, distante, da laboratorio scientifico, come la storia inafferrabile che racconta. Eppure…
Vediamola allora la storia. In un futuro imprecisato molto cerebrale Terr è un Oms, un “cucciolo” umano domestico, adottato da Tiwa, una Draag, dopo che dei piccoli Draag per giocare hanno ucciso sua madre. I Draag sono umanoidi giganteschi dalla pelle blu (ispirazione per Avatar?). Abitano un pianeta di nome Ygam che ha, come unico satellite il “pianeta selvaggio”, da cui sono stati prelevati gli stessi umani. I Draag trattano gli Oms come animali domestici e li donano ai loro bambini così che possano giocarci. L’uso di potenti collari che vengono applicati, consentono loro di telecomandarli tenendoli a bada, riducendoli in schiavitù.

La storia è per l’appunto, una storia di “dominio vs libertà”, con gli umani che, poco a poco, cominciano ad acquisire, dopo la personalità, anche le capacità cognitive perse nei secoli addietro… e preparano la rivolta.

A Cannes 1973 fu un trionfo che sfociò nell’assegnazione di un Premio speciale. Trionfo più per il disegnatore Roland Topor, per l’occasione nel cinema, che per il film; ma il binomio funzionò. Così ne racconta all’epoca Lietta Tornabuoni su La Stampa: “basato sui suoi disegni, è il film sinora più lodato dai critici. Il pubblico, anche se non conosceva l’opera grafica surreale e «nera» di Topor, si è lasciato affascinare dalle sue invenzioni cinematografiche: umanoidi blu che si acciambellano diventando serpenti o si disfano in correnti di colore; dita enormi che incombono dal cielo; raccapriccianti formichieri alati dalle lingue succhiauomini; nuvole gialle che emettono bocconi di cibo, animali rossi che tessono vestiti di bava; fragole o pomodori orrificati dal gigantismo; forme tondeggianti e aperte, viluppi, crateri, linee sinuose, budelli gonfi e rosa, bellezze velenose; alberi-tagliola, corolle-forbici, fiori-staffile. Un universo crudele, mentre lui ride sempre”.

L’eteroclita scommettitore irridente Roland Topor (Parigi 1938 – 1997) nel corso della sua vita affatto noiosa nel 1971 disegna i titoli di testa di Viva la muerte (“Que viva la muerte!”) di Fernando Arrabal. Collabora poi anche con Federico Fellini, realizzando alcuni disegni per il Casanova, ma anche per altri progetti come Il viaggio di G. Mastorna, detto Fernet e La città delle donne.

Nel 1976 Roman Polański dirige L’inquilino del terzo piano tratto dal suo Le locataire chimérique (in Italia L’inquilino stregato). Come attore, Topor recita nel 1979 nel Nosferatu, il principe della notte di Werner Herzog. Nello stesso anno viene ingaggiato per Ratataplan di Maurizio Nichetti, nel 1984 è sul set in Un amore di Swann, diretto da Volker Schlöndorff: una vita di sperimentazioni !