Bellocchio sbatte di nuovo il mostro in prima pagina. “Portobello” fa rivivere il caso Tortora su HBO Max

Disponibile in streaming su HBO Max dal 20 febbraio (con rilascio settimanale) “Portobello”, l’attesa serie di Marco Bellocchio dedicata a Enzo Tortora di cui sono stati presentati i primi due episodi a Venezia 82. Ancora una volta il grande autore sceglie un episodio chiave della storia recente italiana per parlare delle storture delle istituzioni e di quanto poco basti per scivolare da un sistema sano a uno al limite del mostruoso…

Un grande regista lo si riconosce dalle domande che pone, non dalle risposte che dà. E Marco Bellocchio è un grande regista. Per chi avesse ancora dei dubbi, basterà vedere Portobello, la sua nuova serie, i cui primi due episodi sono stati presentati a  Venezia 82, chiaramente fuori concorso. Dal 20 febbraio, invece, la serie sarà il biglietto da visita per HBO Max, la nuova piattaforma streaming pronta a sbarcare sul mercato italiano.

Il titolo chiaramente viene dalla famosissima trasmissione di Enzo Tortora campione d’ascolti negli anni ’80, per la quale mezza Italia si fermava davanti alla tv ogni venerdì sera. La vicenda umana dell’amatissimo conduttore televisivo, interpretato da un perfetto Fabrizio Gifuni, arrestato nello stupore generale con l’accusa (poi rivelatasi falsa) di essere un camorrista, ha sempre colpito Bellocchio, come ha dichiarato lui stesso in questi giorni.

Nelle intenzioni iniziali la serie doveva avere un titolo più letterario, La colonna infame, dal classico di Manzoni che Tortora volle espressamente nel suo feretro. Lo sentiva come il racconto della sua odissea giudiziaria, il testo che confermava l’atavica necessità di un colpevole da mandare in pasto alla folla, anche a costo di vandalizzarne l’innocenza. L’episodio terribile delle manette, su cui giustamente Bellocchio indugia, sta lì a ricordarlo.

Tortora viene arrestato all’alba del 17 gennaio 1984, l’accusa è di essere un membro della Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo. La serie ci mostra da subito l’infondatezza delle accuse, nate dall’ossessione di un pentito, Francesco Pandico, infuriato per non essere riuscito a far ammettere nell’asta di Portobello i centrini di un compagno di cella. Una rubrica telefonica col nome di Tortora è sufficiente per a conferma finale, nessuno si cura di comporre il numero, a cui avrebbe risposto un omonimo.

Bellocchio non è morbido con la magistratura. Sono i due pubblici ministeri, che con quella retata di arresti vogliono firmare la loro ascesa in procura, a rendere spettacolare l’arresto del conduttore. Tortora viene scortato in carcere, manette ai polsi, solo dopo che tutta la stampa ha avuto il tempo di preparare macchine fotografiche e telecamere. Il giorno dopo la foto del mostro è sbattuta su tutte le prime pagine, per dirla con un titolo storico del regista . Oggi questo non sarebbe più possibile, una legge, nata proprio pensando a quelle fotografie, lo proibisce.

L’attacco del regista però non è verso la giustizia di per sé. È, ancora una volta, contro la grande istituzione, in questa occasione lo Stato. È solo l’ultimo tassello di un discorso che Bellocchio porta avanti da anni. Era un grido contro la Chiesa il suo ultimo film, Rapito, sul caso Mortara. Ed era sulla stessa linea anche il ritorno sul caso Moro con Esterno notte, in cui sul banco degli imputati sedeva invece la politica italiana del dopoguerra.

La domanda, attualissima, che Bellocchio si pone è sempre la stessa: possiamo permettere che queste enormi strutture collettive arrivino, per i loro interessi, a schiacciare a tal punto un individuo? Tortora finisce in carcere senza processo, anzi il processo glielo fanno per le strade, in cui gli italiani si dividono al solito tra innocentisti e colpevolisti. È un tritacarne rapidissimo, che lo macina in nome di una parola, giustizia, fatta a pezzi assieme a lui.

Certo manca, almeno in questi primi due episodi, una contestualizzazione storica. Le leggi che portano in carcere il presentatore sono quelle inaccettabili varate per contrastare il terrorismo. Proprio il caso Tortora rappresenta alla perfezione perché possiamo definirle inaccettabili. Il motivo è sempre lo stesso, Bellocchio vuole guardare al significato generale, alla farsa da commedia dell’arte a cui si prestano tutti, rappresentata da un Pulcinella sfidante che appare qui e là.

Bisognerà aspettare alcuni mesi per concludere il discorso iniziato con questi primi due assaggi. L’attesa sarà spasmodica e di certo HBO ci punta. Quel che è certo è che, ancora una volta, Bellocchio sembra aver dimostrato chiaramente di essere il cineasta più acuto, capace e “fresco” in Italia, se non in Europa.


Tobia Cimini

Perditempo professionista. Spende il novanta percento del suo tempo leggendo, vedendo un film o ascoltando Bruce Springsteen. Nel restante dieci, dorme.

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