Capolavori d’antan. “Il giardino dei Finzi-Contini”: il libro e il film uniti da complementare disarmonia

Sessant’anni fa l’uscita della prima edizione del libro-capolavoro del ferrarese Giorgio Bassani. E cinquant’anni fa il premio Oscar al film, ispirato al libro, a firma di Vittorio De Sica. Le tante vite de “Il giardino dei Finzi-Contini”, titolo simbolo del rapporto tra cinema e letteratura. Anzi soprattutto del rapporto di odio/amore tra i due mondi come testimonia la “storica” presa di distanza dal film – anche con un’azione legale – dello stesso Bassanni. Due capolavori, comunque, ora uniti in una complementare disarmonia…

Vittorio De Sica: “Sono felice per me e per i miei collaboratori, oltre che, s’intende, per il cinema italiano. La vittoria del Giardino dei Finzi Contini si deve alla sua sostanza drammatica, al suo fitto intrecciarsi di misteri pieni di ombre e di dubbi e alla popolarità del romanzo di Giorgio Bassani”.

Il regista venne raggiunto a Roma dalla notizia dell’affermazione e dell’assegnazione dell’Oscar come Miglior film straniero (la sua quarta statuetta). Nel novero dei successi del film anche la Nomination come Migliore sceneggiatura non originale a Ugo Pirro e Vittorio Bonicelli.

De Sica rivelò per l’occasione che, grazie all’Oscar, ora sperava di poter coronare con un produttore interessato il suo vecchio progetto di portare sullo schermo Un cuore semplice di Flaubert. Il progetto flaubertiano però restò tale; Vittorio De Sica, uno dei più grandi registi del nostro cinema, morì appena due anni dopo, a 73 anni per un tumore ai polmoni di cui soffriva da tempo, all’ospedale di Neuilly-sur-Seine, presso Parigi. Un Orso d’oro, un David di Donatello, un Nastro d’argento per il miglior attore non protagonista; tanti furono i premi al bel film. Un delicato ritratto sociale e delle personalità, un intreccio di passione e storia…
Non “bello” per tutti, però, il film.

Giorgio Bassani – che da lungo tempo aveva fortemente vagheggiato un interesse di Valerio Zurlini, col quale era in armonia, alla trasposizione – collaborò all’opera di De Sica con alcuni dialoghi per la sceneggiatura (del resto, era avvezzo al “mestiere”, aveva, ad esempio, firmato anche la sceneggiatura di Senso di Luchino Visconti), ma prese le distanze dall’opera, anche con un’azione legale, quando la vide realizzata. Decisamente il rapporto con la produzione si era infranto, dopo chissà quali frizioni. Il libro e il romanzo non si piacquero né si erano mai piaciuti…

Il film di De Sica, anche nella sua autonomia dal romanzo, racconta di Ferrara e dell’Italia. Dell’Italia particolare del 1938 quando Mussolini, dopo lustri di dichiarazioni quanto meno contrastanti, ora, per compiacere (e per non essere da meno) il nuovo alleato germanico, cominciò ad ideare e a far approvare i primi provvedimenti a “difesa della razza ariana”. Le leggi razziali fasciste furono quindi dichiaratamente scagliate contro la comunità ebraica italiana (70 mila componenti), con l’intenzione di, quanto meno, emarginarla e discriminarla. E peggio. Con un consenso popolare tutto da creare.

Come tutti i mali dell’umanità in quegli anni orrendi (cfr. Uomini comuni di Christopher R. Browning e la storia del Battaglione 101 della Riserva di Polizia tedesca, gente normale, anziani, diventati aguzzini per conformismo e per negligenza), l’antisemitismo, in Italia e nel resto del mondo si insinuò poco a poco a colpi di decreti legge, di regolamenti, di editoriali sui quotidiani, di prese di posizione di intellettuali.

In tanti, ebbero il tempo giusto per pensare e sperare che niente si sarebbe poi avverato; tanti altri supposero che, ad ogni modo, per ceto, per posizione sociale, le leggi avrebbe risparmiato (dimenticato, ignorato, graziato) proprio loro. Ma non andò così… ogni cosa venne travolta… ed il giardino dei Finzi Contini col suo bel campo da tennis era tutto fuorché una fortezza…

Per prima cosa le leggi razziali provocano l’espulsione degli ebrei dal circolo del tennis della città: i Finzi Contini sono una ricca famiglia ebrea di Ferrara che permette ora agli amici dei due figli Micòl e Alberto di frequentare il magnifico parco della propria villa dove c’è un campo da tennis. Fra costoro ci sono Giorgio, anch’egli ebreo e figlio di un commerciante, e il comunista milanese Giampiero Malnate. Giorgio fin dalla prima adolescenza è innamorato di Micòl, che prova però non lo ricambia. La guerra è alle porte: il tragitto d’ognuno dei ragazzi diviene un personale calvario…

Rievoca in un’intervista ad F la protagonista Dominique Sanda / Micòl (affiancata da Lino Capolicchio: Giorgio ; Fabio Testi: Giampiero Malnate; Romolo Valli: padre di Giorgio; Helmut Berger: Alberto Finzi Contini): “Ricordo la prima a Gerusalemme con l’allora prima ministra Golda Meir. Per tutta la durata del film, in sala c’era stato un silenzio irreale, non si percepiva un movimento. De Sica era molto teso, pensava: ‘Ecco, non è piaciuto’. In realtà, quando si sono accese le luci, ci siamo accorti che erano tutti in lacrime”.

L’attrice vive ora in Uruguay, dove si è trasferita col marito, il filosofo Nicolae Cutzarida. È in uscita Il paradiso del pavone, film di Laura Bispuri presentato a Venezia, che la vede di nuovo in scena.

Ha detto di recente all’ANSA l’assessore alla cultura di Ferrara, Marco Gulinelli: “Quella di Dominique Sanda è una straordinaria interpretazione e una altrettanto straordinaria carriera cinematografica mondiale. Sanda è musa e indimenticabile protagonista di uno dei capolavori della letteratura del ‘900. La figura di Micol ‘aleggia’ nei palazzi del centro storico, nel giardino che non c’è – che è anche il titolo del recente doc di Rä Di Martino – , nelle mura che circondano Ferrara, nel cimitero ebraico e in tutti quegli spazi dove i confini tra finzione e realtà scompaiono. Se pensi o immagini Micol Finzi-Contini pensi al volto della Sanda consolidando l’idea di come il romanzo di Bassani e la sublime interpretazione dell’attrice francese possano influenzare il modo di immaginare la città”.

Un viaggio da fare: Ferrara e i suoi fantasmi. I “suoi” ragazzi e le loro vite infrante. Come nella “Valle delle ombre”… Walley of the Shadows, spettacolo di danza ispirato al romanzo di Bassani in scena al Covent Garden nel 1983… scia lunga di un romanzo dalle svariate edizioni, e del film che lo accompagna, alla fine ora uniti in una complementare disarmonia.