Cent’anni tra teatro, cinema e sceneggiati. Addio Gianrico Tedeschi una vita da palcoscenico


La vita è un palcoscenico, e tutti gli uomini nient’altro che attori che entrano ed escono dalla scena, scrisse Shakespeare che certo di palcoscenico e di attori e della umanità tutta se ne intendeva.

Parafrasando cotanto autore, abbiamo appreso con partecipazione unanime e davvero da noi tutti sentita che l’attore Gianrico Tedeschi, il 27 luglio, è uscito di scena, per sempre.

La scena, dovremmo dire le innumerevoli scene che egli ha calcato per moltissimi decenni, (sette per l’esattezza) avendo conclusa la sua vita terrena all’età di cent’anni, compiuti lo scorso 20 aprile.

Cominciò a recitare in un campo di prigionia, internato dai fascisti perché non aveva voluto aderire alla repubblica di Salò, e con l’Enrico IV di Pirandello davanti a Giovanni Guareschi a Enzo Paci, suoi compagni di lagher. Un esordio in un luogo davvero inusitato (quanti e vari sono i palcoscenici che sono dati in sorte agli uomini, agli attori!) e con siffatto testo impegnativo.

Ognuno di noi interpreta molti ruoli e gli atti sono le sette età della vita, scrisse proseguendo il testo su accennato Shakespeare.
Attore poliedrico, Tedeschi è stato capace di recitare, sempre con una grande bravura e indubitabile classe, testi drammatici tra cui quelli intessuti di ogni groviglio esistenziale di Bernhard, e testi brillanti.

E anche musical: fu il prof. Higgins nella messa in scena My fair lady nel 1963 accanto a Delia Scala e a Mario Carotenuto per la regia di Garinei e Giovanini. E prima ancora, con Rascel fu interprete in Enrico ’61, poi con Tognazzi e la Masiero in Uno scandalo per Lilli. Indimenticabile inoltre in La Governante di Brancati (che fu censurata) con la regia di Patroni Griffi e in Io, l’erede di Eduardo De Filippo. Capace di portare lo stesso impegno sia nelle parti impegnative del racconto che grandi drammaturghi hanno fatto del nostro essere e del nostro vivere, sia nelle commedie.

Appena ventisettenne Gianrico debutta con Giorgio Strehler nel 1947 in Sotto i ponti di New York di Maxwell Anderson e con Visconti nella Locandiera di Goldoni e le Tre sorelle di Cechov. Milanese di nascita, si diplomò all’Accademia a Roma. Suoi compagni in scena furono anche Gino Cervi e Andreina Pagnani e tra le tante portò in tournés Harvey e Quel signore che venne a pranzo, pièces di grande successo e trasposte anche al cinema. Altro palcoscenico quello dei set su cui Tedeschi ha lavorato, tra i tanti, con Bragaglia, Steno, Dessin e Rossellini.

Con Strehler fu ne La vedova scaltra di Goldoni e interpretò Pantalone nell’ Arlecchino che poi fu portato in Urss e Usa. Si produsse anche in ruoli nei testi di Giraudoux, di De Musset e di Ionesco, e nella Dodicesima notte di Shakespeare e fu per anni al Teatro Stabile di Genova.

Nel 1973 interpretò il personaggio di Peachum in L’opera da tre soldi di Brecht e in seguito Luigi Squarzina lo diresse in un testo di Bernard Shaw, ne Il Cardinale Lambertini e in Timone d’Atene di Shakspeare.

E come non ricordarlo in Plaza suite di Neil Simon con Walter Chiari e l’amica coeva, Franca Valeri e poi dare la sua voce a Walter Matthau nell’edizione italiana della stessa pièce portata al cinema da Arthur Hiller. Sì. perché Gianrico Tedeschi è stato anche un grande doppiatore e un volto popolare degli sceneggiati televisivi (Delitto e castigo, Il gabbiano, Demetrio Pianelli) e pure di Carosello.

Capace dunque di cambiare registri e di essere sempre all’altezza dei ruoli, di un umorismo e di lampi d’ironia lasciati trasparire sempre con discrezione, non fu mai gigione, ma misurato e capace sempre di meritarsi l’interesse e la simpatia di pubblici diversissimi, non fece mai dell’attore un mestiere, ma lo fu, compiutamente, veramente.