“Che Dio perdona a tutti” anche Pif. Chissà se lo farà il pubblico al cinema
In sala dal 2 aprile (per Piperfilm) “Che Dio perdona a tutti” nuova regia di Pif, stavolta dal suo omonimo libro del 2018 (Feltrinelli). Commedia sull’amore, i dolci (siciliani) e le ipocrisie dei cattolici perbenisti, con tanto di papa Francesco tirato in ballo come guida spirituale. L’intento di satira sociale (quella che in chiave stralunata accompagna da sempre l’ex Iena) naufraga subito, lasciando il film a corto di idee, umorismo e il pubblico in balia degli sbadigli …

Era dal 2021 che Pif, al secolo Pierfrancesco Diliberto, volto (anche) di varia tv anti-mafia spesso al fianco di Fabio Fazio e Roberto Saviano, non si avventurava più nel ruolo di regista. Magari avesse aspettato altri cinque, sei anni, l’idea giusta sarebbe arrivata. Si è invece adagiato sul già visto, anzi già scritto: Che Dio perdona a tutti, suo romanzo d’esordio, pubblicato nel 2018 da Feltrinelli, sull’onda mai smorzata dei libri sforati dai comici-divulgatori-volti- televisivi.

Da quelle pagine arriva ora il suo nuovo omonimo film. Il quarto da regista, interprete, sceneggiatore (ancora una volta in coppia con Michele Astori), come per i precedenti, che rimette in gioco l’eterno personaggio di Arturo Giammareresi, suo alter ego, inguaribile “povero idiota” (celebrato anche nel secondo libro del 2022) e suo sodale creativo fin dai tempi de La mafia uccide solo d’estate, originale e paradossale commedia anticonformista e anticriminilatà organizzata, incoronata nel 2013 da molti premi e ottime critiche, fruttata all’ex Iena palermitana, non solo la patente di regista, ma anche quella di nuovo talento della cinematografia italiana.
Gli anni sono passati, Arturo ha ritrovato la mafia al suo nascere con lo sbarco degli Americani in Sicilia (In guerra per amore, 2016), ha poi sperimentato la schiavitù dell’algoritmo al potere (E noi come stronzi rimanemmo a guardare, 2021) ed ora, con i capelli un po’ imbiancati, in Che Dio perdona tutti, si confronta con la crisi di coscieza di un non credente.
Anzi, un non credente che finge di esserlo per amore e che poi lo diventa davvero, persino troppo. Così da applicare i vangeli alla lettera e aiutare i terremotati incontrati sulla strada, donare loro la sua auto, compreso il vestito buono, portando con lui il migrante rimasto senza tetto (è crollato anche il centro di accoglienza) e arrivare con un giorno di ritardo alla festa di famiglia, dove l’innamorata Flora (stesso nome in ogni film, come Colombina per Arlecchino, e qui interpretata da Giusy Buscemi), lo attende per le presentazioni ufficiali.
Tanta è la fede provata e praticata da Arturo, tanta l’ipocrisia e la falsa coscienza della società perbenista e cattolicissima palermitana che viene fuori per contrasto. Il paradosso e quel gusto per l’assurdo del Pif touch qui cedono il passo alla pochade, al convenzionale, ad una narrazione monocorde dove può poco, anzi ne diventa quasi elemento di appesantimento, anche la trovata dei siparietti “confessionali” in cui Arturo si confida a papa Francesco in persona (l’argentino Carlos Hipòlito), complice il picco glicemico causato da una over dose di bigné.
Cannoli, cassatine, torte Savoia e ricotta e canditi di ogni sorta sono, infatti, i coprotagonisti della storia. Arturo, agente immobiliare di successo (prima della conversione vende alla grande qualsiasi tugurio), solo e senza famiglia, sfoga la sua solitudine nei dolci siciliani. Ne è un esperto esagerato e ossessionato. Ma non c’è gara col Michele Apicella di Bianca e la sua Sacher Torte a cui sembra volersi rifare.
Figlia del miglior pasticcere di Palermo e fervente cattolica è invece Flora che apparirà ad Arturo come la dea dell’amore, tra panna, pasticcini e ricotta farcita. Salvo l’arrivo in scena di Dio che metterà in crisi la coppia e non solo.
Satira che non graffia, tanto già visto e appena qualche sorriso, lasciano lo spettatore nella solitudine dei suoi sbadigli che, dopo due ore di film, si susseguono abbondanti. Producono Our Films e Piper Film con Kavac Film e Netflix, piattaforma pigliatutto a cui Che Dio perdona a tutti è destinato.
Gabriella Gallozzi
Giornalista e critica cinematografica. Fondatrice e direttrice di Bookciak Magazine e dei premi Bookciak, Azione! e Bookciak Legge. Prima per 26 anni a l'Unità.
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