Se Ovidio tornasse tra le vie di Roma. Benvenuto “Il Dio dell’amore”al cinema
In sala dal 26 marzo (per Vision Distribution)”Il Dio dell’amore”, sorprendente commedia dei sentimenti firmata da Francesco Lagi, già autore de “Il pataffio” dall’omonimo romanzo di Luigi Malerba (Quodlibet). Qui il celebre poeta fa da “cicerone” attraverso amori quotidiani, più o meno intricati, e spesso sovrapposti per le vie e attraverso le finestre delle case della Roma oggi. Presentato al Bif&st di Bari …

Siamo sinceri. Se ci dicessero: “Sai che esce un film in cui un attore che interpreta Ovidio ci guida tra amori quotidiani, più o meno intricati, e spesso sovrapposti, per le vie e attraverso le finestre delle case della Roma oggi”, non saremmo così tentati di andarlo a vedere, visto il livello medio dei film sentimentali prodotti in Italia negli ultimi anni.
Nel caso de Il Dio dell’amore, però, faremmo uno sbaglio. Il film di Francesco Lagi, alla seconda regia dopo l’esordio un po’ pasticciato di quattro anni fa con Il pataffio, curiosa commedia in salsa medievale ispirata a Luigi Malerba, sorprende per equilibrio, credibilità e amalgama tra i vari ingredienti (commedia, sogno, capacità di illuminare, senza giudicarli, gli angoli meno comprensibili dei nostri desideri), e scorre via piacevolmente per due ore lasciandoci anche alle prese con sobri interrogativi sul senso dei desideri che guidano le nostre vite, spesso in contraddizione tra loro.
Lagi lo ha scritto con Enrico Audenino e le musiche di Stefano Bollani, affidando a Isabella Ragonese, Vinicio Marchioni, Chiara Ferrara, Anna Bellato, Vanessa Scalera, Enrico Borello, Benedetta Cimatti, Corrado Fortuna il compito di immergersi in un intrico di relazioni, desideri e tradimenti nella Roma contemporanea, mettendo in crisi il mito dell’anima gemella.
Proprio dalla chiave della levità, in continuo equilibrio tra verità e ironia, il film trae la propria forza, e fa accettare il più grande dei poeti dell’amore, Ovidio appunto, nel ruolo di guida tra gli inesplicabili disequilibri dell’amore, in cui tutti sembrano avere qualcuno che si vorrebbe poter amare di più e nello stesso tempo qualcun altro da amare un po’ meno.
Il risultato è un film autoriale, in grado di ricordarci che il cinema può essere occasione per raccontare qualcosa che ci riguarda senza interporre chi lo realizza tra lo spettatore e lo schermo. Così, in quella ricerca perpetua, sempre uguale e sempre diversa dell’amore, i cui fili non raccontiamo per evitare di svelare troppo presto uno dei punti di forza del film, finiamo con lo specchiarci un po’ tutti, mentre la bellezza millenaria della città Eterna accoglie e protegge i sogni, le speranze e le debolezze di ciascuno.
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