Ciao Giorgio sei stato l’uomo matrioska non solo del cinema. E per noi la casa di Bookciak
Improvvisa, che lascia senza parole, la scomparsa di Giorgio Gosetti il 6 marzo. Aveva 70 anni appena compiuti. Giornalista, intellettuale, critico cinematografico è stato uno straordinario protagonista della vita cinematografica e culturale del paese, capace di legare insieme i tanti mondi artistici. Per noi di Bookciak, a cui ha dato casa alle Giornate degli Autori, è stato insostituibile amico, consigliere e sostenitore. I funerali il 7 marzo a Roma (ore 15) alla chiesa di santa Teresa D’Avila, Corso d’Italia 37, per abbracciare anche il figlio Tommaso e sua moglie Serena…

Era un uomo matrioska Giorgio Gosetti che ci ha lasciato, senza respiro letteralmente, venerdi 6 marzo. Aveva 70 anni appena compiuti (nato a Venezia il 6 febbraio 1956) e dentro di sè talmente tanti mondi da stupirti ogni volta per quanti ne conoscesse ed abitasse, con l’agio del padrone di casa, con quella sua eleganza naturale, la voce un po’ bassa, il ciuffo da riavviare sulla fronte e, negli ultimi anni, il bastone su cui appoggarsi (imposto da una poliomelite infantile), con un’altera eleganza in questo caso.
Arte, storia, letteratura, architettura non c’era ambito artistico che gli fosse estraneo. Perché il suo mondo di elezione che era il cinema (non si contano i festival che ha inventato, oltre a quelli a cui ha dato la sua impronta come la Mostra del cinema di Venezia con Carlo Lizzani, Gianluigi Rondi e soprattutto Gillo Pontecovo) l’ha sempre inteso in dialogo con tutte le espressioni artististiche. Del resto una delle sue creature festivaliere è il “Courmayeur Noir” dove ha istituzionalizzato e messo sotto i riflettori internazionai la relazione tra giallo e polar, creando una delle vetrine cineletterarie più illustri.
Davanti a un caffè Giorgio poteva raccontarti delle luci nei quadri di Giotto in relazione al cinema di Pasolini, come di Topolino o dell’ultimo fronte di guerra di questi nostri tempi assurdi. Perché prima che critico cinematografico, davvero tra i più illustri (è stato anche docente universitario), Giorgio si sentiva, era, un giornalista. Coi primi passi mossi all’Ansa, l’agenzia di stampa per cui ancora la sera prima di andarsene, stroncato da un infarto maledetto, ha scritto l’ultimo dei suoi pezzi preziosi, che negli anni hanno fatto da traccia – se non da copia incolla – a centinaia e centinaia di articoli sui giornali.
Attendere il coccodrillo di questo o quel personaggio scomparso firmato da Giorgio sull’Ansa, era avere non solo una fonte autorevole per evitare di scrivere panzane, ma anche e soprattutto scoprire ogni volta aspetti o storie inedite, amava le storie, dei protagonisti dell’universo cinematografico e non solo.
Giorgio Gosetti von Sturmeck, questo il suo nome completo (che in tanti ignoravamo) era un grande giornalista intellettuale, come un tempo si dava per scontato per chi facesse questo mestiere. Giorgio lo era davvero. Anzi lui, con un certo vezzo, si diceva cronista. Colui che nella cronaca del mondo è immerso, diciamo noi, ne avverte i cambiamenti, le mode anche, le tensioni sociali e prende posizione.
Così come ha fatto proprio all’ultima Mostra di Venezia, da Delegato Generale delle Giornate degli Autori (altra straordinaria creatura messa a punto nel 2004 su imput di altri straordinari compagni di viaggio: Citto Maselli ed Emidio Greco, usciti di scena anche loro) prendendo posizione, insieme all’appassionata direttrice artistica Gaia Furrer, contro il genocidio a Gaza. Materia incandescente, ancora di più durante un festival in cui ogni simbolo della Palestina era stato interdetto dal tappeto rosso.
Con l’incontro “Il cinema, un’arma di resistenza” Giorgio ha acceso i riflettori delle Giornate su Gaza, rievocando la memoria di Fatma Hassona, la giovanissima fotoreporter palestinese uccisa dalle bombe israeliane, invitando a testimoniare prorio Sepideh Farsi, la regista della diaspora iraniana che l’ha raccontata nel suo straordinario film-denuncia Put Your Soul on Your Hand and Walk.
In quell’occasione Sepideh Farsi è stata anche al nostro fianco, come presidente di giuria della XIV edizione di Bookciak, Azione!, premio cineletterario che dal 2012 ha messo radici alle Giornate degli Autori con Citto Maselli, Ugo Gregoretti ed Ettore Scola a tenerci a battesimo e, soprattutto, con Giorgio Gosetti ad accoglierci, a darci un tetto e, un anno, a farci anche da valletto durante la cerimonia di premiazione, tanto per farvi capire il tipo, la sua ironia, la sua grandezza.
Straordinario e generoso padrone di casa, fratello maggiore, amico e, sempre per chi scrive, insostituibile e attento consigliere. Le sue idee, le sue geniali invenzioni culturali, i suoi suggerimenti hanno attraversato cinquant’anni di cinema e non solo, davanti e dietro le quinte. Generoso anche in questo Giorgio non ha mai lesinato consigli e visioni senza attribuirsene il merito. Bookciak a Giorgio deve tanto, tantissimo, tutto. Anche un nuovo progetto, meglio una trasformazione del nostro premio (da lui messa a punto qualche mese fa) che, fatalità feroce, stavamo per lanciare proprio in questo assurdo 6 marzo.
Il mondo del cinema e della cultura senza Giorgio Gosetti non sarà più lo stesso, né potrà essere migliore. Compito di ciascuno di noi, però, è non smettere di far crescere gli infiniti semi che ha piantato nel corso di questa sua vita, bella, appassionata e piena di umanità.
Gabriella Gallozzi
Giornalista e critica cinematografica. Fondatrice e direttrice di Bookciak Magazine e dei premi Bookciak, Azione! e Bookciak Legge. Prima per 26 anni a l'Unità.



