L’arte non può essere indifferente. Sepideh Farsi e il cinema come arma di resistenza
Riportiamo la cronaca dell’incontro con Sepideh Farsi, regista della diaspora iraniana intervenuta a Venezia come presidente onoraria di Bookciak, Azione! 2025. Autrice di Put Your Soul On Your Hand and Walk,, doc manifesto in memoria di Fatma Hassona, la giovane fotoreporter uccisa a Gaza dagli israeliani, Farsi è stata protagonista, nell’ambito delle Giornate degli Autori, di un inontro dedicato al cinema come arma di resistenza. Perché l’arte non può non prendere posizione. Lo ribadiamo in occasione dello Sciopero generale del 22 settembe in sostegno della Palestina …

Siamo «spettatori impotenti di un genocidio trasmesso in diretta», dice Sepideh Farsi, con riferimento a quanto succede a Gaza per mano di Israele. Presidente della giuria della XIV edizione di Bookciak, Azione!, la cineasta iraniana è stata al centro dell’incontro ospitato in Sala Laguna per la chiusura delle 22me Giornate degli Autori, moderato da Maria Bonsanti e dal Delegato generale delle GdA Giorgio Gosetti.
Che, oltre a menzionare la «straordinaria» Global Sumud Flottilla, ovvero la grande flotta civile internazionale partita per portare aiuti alla popolazione stremata della regione palestinese rompendo il blocco del governo israeliano, ha ricordato i tanti modi e momenti attraverso cui l’orrore di Gaza ha fatto irruzione a Venezia 82, dal partecipato corteo del 30 agosto ai film The Voice of Hind Rajab e Qui vit encore.
«Il nuovo ordine mondiale», prosegue, «vorrebbe abituarci a vedere i bambini morire di fame mentre mangiamo i nostri pasti: un modo, senza dubbio per assicurare la continuità della nostra sottomissione. In questa sequenza assurda della nostra Storia, i governanti vogliono normalizzare il massacro dei palestinesi nascondendolo solo a metà: affinché non si possa dire di non aver saputo, rendendoci così complici».
La spaventosa situazione sul territorio è stata confermata anche da Eleonora Bruni, ostetrica per Emergency a Gaza, intervenuta in collegamento. Sottolineando allarmata la «deriva bellicista che purtroppo sta invadendo tutti gli aspetti della nostra vita» e, nel caso della regione palestinese, la situazione sanitaria che «definire catastrofica è riduttivo», tra la preclusione di «qualsiasi forma di igiene» e la malnutrizione i cui effetti, anche qualora arrivassero nuovi aiuti, non sarebbero ormai facilmente reversibili, «soprattutto sulla popolazione pediatrica».
Durante l’incontro ha presto la parola anche Ottavia Piccolo per conto di Articolo 21 (che in questi giorni segue e sostiene mediaticamente la Global Sumud Flottilla), ponendo di nuovo l’accento sulla mattanza di operatori dell’informazione a Gaza: «È stato chirurgico l’annientamento di tante persone, donne e uomini che potevano raccontare e potrebbero raccontare oggi». E ha aggiunto: «Il cronista è diventato un bersaglio programmato, il buio precede un massacro che non deve essere documentato».
Per Farsi tutto questo è stato reso possibile da una «campagna di disumanizzazione dei palestinesi» portata avanti da «ben prima che iniziasse questa fase. La cosa che proprio non riesco a capire è come si possa parlare ancora di legittima difesa per gli israeliani». Ciò che accade è piuttosto «il retaggio della mentalità coloniale». E, a questo proposito, e di come le parole rispecchino preconcetti culturali duri a morire, Gosetti si è domandato: «Perché la continuiamo a chiamare “Striscia” di Gaza? Quello è un pezzo di un Paese, è un pezzo di un popolo, dovrebbe essere un pezzo di una nazione: si chiama Palestina».
Per gentile concessione di Ciak in Mostra 82 daily del Festival di Venezia qui il link
Emanuele Bucci
Libero scrittore, autore del romanzo "I Peccatori" (2015), divulgatore di cinema, letteratura e altra creatività.
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