“Cùntami” o diva. I destini incrociati del racconto orale siciliano nel doc di Giovanna Taviani

Tra ciclopi, Verdi, Orlando, Don Chisciotte e la lotta alla mafia. La Sicilia che Giovanna Taviani porta alle Giornate degli Autori di Venezia 78 col suo “Cutami” è un crocevia di racconti e leggende. Ma il protagonista indiscusso è senza dubbio Mimmo Cuticchio. E dopo la Mostra il doc sarà l’evento speciale di chiusura il 18 settembre della XV edizione del SalinaDocFest …

“Dio ha creato l’uomo perché amava sentir raccontare delle storie”. È il detto hassidico, a dir poco calzante, che apre Cùntami, il documentario siciliano di Giovanna Taviani passato alle Notti Veneziane organizzate da Isola Edipo alle Giornate degli Autori di Venezia 78.

Se è vero quanto ci dicevano gli hassidi, è in Sicilia che Dio si sentirebbe più a casa. Non solo per la tradizione del “cuntu”, ossia l’epopea cavalleresca che da tempo immemore viene raccontata attraverso i pupi, ma anche per molti altri racconti, molto diversi e lontani, che invece si rivelano imprevedibilmente legati all’isola.

Cùntami più di tutto sembra dire proprio questo, che la Sicilia è giungla e deserto allo stesso tempo e che dunque è in grado di offrirti qualsiasi cosa se sei in grado di andare a cercarla.

Taviani si fa forte, nel suo cammino, di guide sicure dalle voci straordinarie. Su tutti, Mimmo Cutticchio, l’ultimo cuntista e patrimonio vivente di storie profondamente intricate tra loro. Cuticchio si definisce prima di tutto un operatore puparo, mestiere che ha appreso dal padre, e poi in seguito, grazie all’esempio di Celano, cuntista.

Come nei migliori racconti cavallereschi, è una spada che nomina Cuticchio cuntista, consegnatagli dal suo maestro e conservata gelosamente fino ad oggi. Armato di quella può dar voce al cuntu, trasportare i Pirenei nelle vallate di Sicilia, far rivivere Roncisvalle a un passo da Brancaccio.

Ma non c’è solo Orlando, ci sono Enea e il torneo che organizza per onorare la memoria di suo padre Anchise, c’è Ulisse che sfidò le acque turbolente dello stretto lasciandosi da un lato Scilla (la Sicilia) e dall’altro Cariddi (la Calabria). Nel mostrare i suoi pupi, Cuticchio con una punta d’orgoglio fa notare: «Ulisse ha la mia faccia».

C’è soprattutto Don Chisciotte, il pazzo hidalgo della Mancha, triste cavaliere in guerra col mondo. Cosa c’entri il personaggio di Cervantes con la Sicilia, viene da chiedersi. E la risposta è che il mondo dei cavalieri è fatto, come ebbe a dire Calvino nel suo romanzo ispirato ad Ariosto, di destini incrociati. «Cervantes questi posti li ha visti, fu ricoverato a Messina, ma secondo voi poi non è andato in giro?», spiega Gaspare Balsamo, una delle cinque voci di Cùntami.

Tra i tanti incontri in cui l’ingegnoso hidalgo si imbatte in terra sicula, secondo la radiofarsa scritta proprio da Balsamo, ci sono anche Giovanni Falcone e Peppino Impastato. La lotta alla mafia ha qualcosa in comune con la corsa contro i mulini, non certo l’impossibilità dell’impresa – possiamo essere sicuri, in fin dei conti, che non avesse ragione Don Chisciotte, che quelli non fossero davvero giganti saraceni? –, ma la dignità solitaria di chi la porta avanti.

Anche i personaggi che hanno combattuto Cosa Nostra sono entrati nella leggenda e hanno conosciuto il tono epico dei cuntisti. Turicchio Carnevale, ucciso a 31 anni dalla mafia in quanto sindacalista, è entrato subito a far parte del pantheon di eroi mitologici che in rima e musica veniva cuntato nelle piazze (emozionante, nel documentario, vedere Gian Maria Volonté proprio nei panni di Carnevale ne Un uomo da bruciare).

Particolare non di poco conto, Taviani insiste molto sui piedi dei suoi accompagnatori e sulla piccola ape che trasporta i pupi. Questo perché ogni racconto, e il cuntu che di tutti è la somma, è un cammino. Come spiega Cuticchio stesso impersonando Don Chisciotte: «Sancho, un cavaliere errante deve sempre andare in giro a raccontare nuove avventure».

Sorprendente, infine, la scelta musicale, composta in gran parte da arie di Verdi, alcune molto famose, altre meno. Una musica che viene da lontano e che, di nuovo, sembra non avere nulla a che fare con il cuntu ma che invece finisce per sposarsi perfettamente con le immagini e con le parole dei protagonisti.

È, insomma, la forza della Sicilia, una terra di innumerevoli storie, di cunti infiniti e, inevitabilmente, di destini incrociati.