E se la finissimo con i remake? Attenti a quei due adesso nei cinema

Purtroppo nel 98% dei casi i remake sono più brutti del film originale. E al momento siamo in piena epidemia di remake. Con “Domani è un altro giorno” Simone Spada rifà in chiave romana (e romanista, e romanesca) un gioiello ispano-argentino del 2015, Truman, un vero amico è per sempredi Cesc Gay. Mentre il cileno Sebastiàn Lelio con “Gloria Bell” rifà il suo splendido, quello sì, “Gloria”. Per entrambi non basta la bravura degli interpreti …

C’è chi i remake li vieterebbe per legge. Non si può. Ma è vero purtroppo che, nel 98% dei casi, i remake sono più brutti del film originale. Di norma si “rifà” un film per ragioni strettamente commerciali. Prendi un buon titolo – magari arty e low budget – che potrebbe ancora fruttare al botteghino, ci piazzi un paio di star di richiamo e lo riconfezioni per il mercato. Il buon senso suggerirebbe di riproporre gli originali, distribuendoli e promuovendoli meglio. Invece no. Perché gli unici a guadagnarci sarebbero gli spettatori.

Siamo in piena epidemia di remake. È appena uscito Un uomo tranquillo, arrivano Domani è un altro giorno con la coppia d’oro Valerio Mastandrea- Marco Giallini (uscita il 28 febbraio) e Gloria Bell con Julianne Moore e John Turturro (uscita il 7 marzo).

Con Domani è un altro giorno Simone Spada rifà in chiave romana (e romanista, e romanesca) un gioiello ispano-argentino del 2015, Trumanun vero amico è per sempre di Cesc Gay, collezionista di premi Goya (gli Oscar ispanici). Con Gloria Bell il cileno Sebastiàn Lelio (Oscar nel 2018 per Una donna fantastica) rifà all’americana il proprio Gloria, piccolo cult femminista del 2013. Sarebbe altamente consigliabile non avere contezza degli originali, o, nel caso, resettare con cura la memoria. I paragoni sono la tomba dei remake. Ma non è colpa degli attori.

Domani è un altro giorno è fedelissimo a Truman, non solo rispetta la sceneggiatura ma perfino i nomi dei protagonisti. C’è un attore malato terminale di cancro che ha deciso di farla finita. Dal Canada, dove lavora, arriva il suo amico di sempre: quattro giorni per dirsi addio, con una vitalità scanzonata che maschera tenerezza e malinconia. L’umorismo esorcizza la morte e la retorica dei sentimenti. Di mezzo c’è un vecchio cane che deve trovare un’altra casa e altri affetti.

Mastandrea e Giallini nella vita sono simbiotici per davvero, legati da un’amicizia e una complicità ultraventennali. È l’unica coppia italiana che poteva sfidare la magica alchimia tra Ricardo Darìn (suprema star argentina) e Javier Càmara. Per qualche ragione, però, l’emozione non scatta. Marco Giallini (il malato, nel film) ha evitato astutamente di vedere il film originale. Ha fatto benone. Io, che purtroppo l’ho visto, per comodità incolpo il cane. Che essendo un inconsapevole e arzillo bovaro bernese di cinque anni non catalizza emozioni come il suo triste, anziano, commovente predecessore.

Il caso di Gloria Bell è più grave, perché è un autogol dello stesso autore, Sebastiàn Lelio. La sua Gloria (Paulina Garcìa, premiata a Berlino), impavida combattente dell’esistenza contro solitudine e sconfitte, con la sua voglia di inseguire nelle sale da ballo barlumi di amore e speranza, aveva colpito al cuore le platee sopra gli “anta”. Purtroppo anche la grande Julianne Moore, che incautamente si è offerta di reinterpretarla. Quale regista avrebbe resistito alla tentazione?

Trasferita però tra la buona borghesia di Los Angeles, con la Disco Music vintage al posto delle balere e il fascino senza età di Julianne, la single sfigata di Santiago diventa un personaggio improbabile, senza grinta e senza spessore. Né John Turturro può passare per un patetico vecchietto in disarmo. Addio vessillo della resistenza umana femminile. All’empatia subentra lo sbadiglio.

Fior di registi hanno prodotto auto-remake eccellenti. Cito per tutti Frank Capra (Angeli con la pistola, da Signora per un giorno), John Ford (Il sole splende alto, da Il giudice), Alfred Hitchcock (i due L’uomo che sapeva troppo), William Wyler (Quelle due da La Calunnia).

Forse quell’arte si è persa per strada. O forse, in omaggio al mercato globale, siamo chiamati tutti a fare tabula rasa. Abbasso la memoria, e largo ai remake.

fonte Huffington Post