Una figlia tira l’altra. Lelouch papà ottuagenario coi sensi di colpa

In sala dal 22 giugno (per Altre Storie), “Parliamo delle mie donne”, penultima fatica dell’ottuagenario Claude Lelouch. Con Johnny Hallyday nei panni del suo alter ego, il regista francese di “Un uomo e una donna”, imbastisce ancora una favola sentimentale – molto autobiografica – in cui ricucire i rapporti familiari di un vecchio padre distratto con le numerose figlie…

Ne è passata di acqua sotto i ponti dai tempi di Un uomo e una donna! Con gli anni l’uomo è rimasto uno, le donne una via l’altra. Gradite e consumate presto. Come le ciliegie.

Claude Lelouch, che nel ’66 del secolo scorso con quel film, girato in tempo da record e con pochi soldi, fece un en plein di premi (Oscar compreso), nella sua lunga carriera (oltre 50 film) ha dato il suo gagliardo contribuito per sfornare anche ben sette figli, di cui un maschio e sei femmine, tutti con un nomi che cominciano con S (come il suo babbo Simon), e tutti con mamme diverse. Che, forse con un paragone non proprio elegantissimo, hanno fatto ben presto la fine del nocciolo.

Ma l’arzillo nonnetto (il 30 ottobre compirà 80 anni) – che circa 8 anni fa ha liquidato anche la nostra Alessandra Martinez (niente affatto contenta del trattamento ricevuto dal maturo consorte, ma in grado con scatto atletico, da danzatrice deliziosa ancora in forma, di rifarsi ben presto con un giovanotto) – dei figli pare si sia occupato poco o niente. E ne è parecchio pentito, come a volte succede alle star in tarda età.

Così almeno ci dice nel suo penultimo film (distribuito in Italia da Altre Storie) dichiaratamente autobiografico che han voluto chiamare Parliamo delle mie donne. Che non sono, come verrebbe da pensare, le sue ex compagne o mogli, tutte parecchio rancorose e maldisposte, ma le sue figlie.

“Ragazze formidabili, ma maschi mancati: cercano sempre un pretesto per farti la guerra”, ci manda a dire nella sceneggiatura scritta a quattro mani con Valérie Perrin, la sua ultima fiamma.

È la storia di un famosissimo ex reporter di guerra parigino, Jacques Keminsky, che visitando con la prossima ex moglie una meravigliosa baita in vendita  (legno, cristallo e neve  sulle cime di Megève), decide di comprarla.

Nel pacchetto, direi parecchio appetitoso, rientrano: un custode fedele, pronto ad assolvere tutte le incombenze; una domestica rotonda, gran pulitrice e ottima cuoca (fornisce il pasto anche all’aquila locale da cui il nome della proprietà), insomma è la governante che ogni donna, compresa me, si sogna invano di avere; e, ciliegina sulla torta, l’agente immobiliare che gli ha proposto la casa, una piacevole vedova (anche stavolta, come in Un uomo e una donna era Anouk Aimée) con figli. Che si accasa veloce col fascinoso reporter in pensione, quando la moglie preferisce Parigi al buon retiro del suo uomo, dove sospetta il rischio  di finire in pasto all’aquila, come gli insetti che non amano il luogo. Cosa di cui, da subito, si è premurata di informarla l’agente immobiliare.

Insomma tutto va’ alla grande (anche se “entrare in una casa nuova è come entrare nel letto di una donna: fa un po’ paura”): ha una nuova compagna tollerante, arriva pure il suo medico e suo miglior amico con moglie e figlia, il tempo è bello, si mangia e beve, si scambiano regali, ma lui è triste lo stesso. Ha un desiderio fortissimo di rivedere le sue 4 figlie, che a mala pena gli rispondono al telefono. Una di loro ha pure scritto un libro sul suo papi che ha definito già dal titolo: Bastardo.

Del resto come dargli torto? Oltre a non essersi occupato mai di loro le ha pure battezzate come le stagioni. E non per scherzo.
Sarà l’amico del cuore a risolvergli il problema: con uno stratagemma, non proprio deontologico,  riuscirà a convocare tutte quattro insieme le sorellastre Estate, Autunno, Inverno e Primavera. E col dolore, arriverà il perdono. Ma non senza sorpresa: Fuori stagione arriva Francia, quinta sorella sfornata all’epoca di Cuba, quando il giovane reporter fotografava con successo Castro e le guerre, e non le mucche (speriamo non allusive), come ora.

Anche se il fascinoso uomo per tutte le stagioni esce di scena, finale di riconciliazione con “calumet della pace in chiesa” tra ultimo amore e sorellastre che neanche intendono scannarsi per la paterna eredità.

Dunque ancora una favola sentimentale, come nel secolo scorso. Di cui però, a parte la location, meravigliosa, e soprattutto i due domestici custodi, di cui sono invidiosissima, non sentivamo il bisogno.

Cast di tutto rispetto: l’alter ego fotografo è interpretato dall’amico Johnny Hallyday, l’amico medico da Eddy Mitchell, l’agente immobiliare da Sandrine Bonnaire. Estate è Pauline Lefèvre, Autunno Sarah Kazemy, Inverno Jenna Thian, Primavera Irène Jacob e infine Francia, la cubana, Valérie Kaprisky.


Marina Pertile

giornalista