“Gomorra” New Edition. Per ribadire la forza di un grande film fuori dagli schemi mafia-movie

In onda venerdi 16 aprile su Rai3 (21.20) la nuova edizione di Gomorra, il film ormai storico di Matteo Garrone dall’omonimo bestseller di Roberto Saviano, da cui è nata anche la fortunatissima (e infinita) serie Sky. Un director cut anomalo che ha ridotto la durata di 10 minuti e aggiunto cartelli per rendere più fruibile l’opera. Anche in questa nuova edizione il film non perde nulla della propria forza espressiva e mantiene il timone dritto nell’azzerare l’iconografia del genere mafia-movie. Cosa che purtroppo la serie non sa fare o non fa volutamente. La new edition è disponibile in dvd e blu-ray, distribuita da Eagle Pictures per 01 Distribution …


Matteo Garrone torna sullo schermo rimettendo mano a Gomorra. La pluripremiata pellicola, tratta dal libro di Roberto Saviano (Mondadori), viene diffusa venerdi 16 aprile, da Rai 3 alle 21.20, in una nuova versione riveduta e corretta.

L’operazione fortemente voluta e compiuta dal regista ci restituisce un director cut anomalo rispetto alle consuetudini degli autori che ritengono necessaria una revisione “autentica” delle proprie opere reintegrando scene tagliate ob torto collo per interessi diversi dalle intenzioni originarie.

L’anomalia di Garrone, in questo caso, tra altri interventi, riguarda proprio l’esecuzione di alcuni tagli che accorciano la durata del film rispetto alla copia del 2008. Non solo, il regista ha raccontato il senso di questa operazione come di una scelta “didattica”: “Tempo fa ho rivisto il film con mio figlio dodicenne, non lo vedevo da tempo. Durante la visione mi chiedeva cose che non capiva, ad esempio la scena con il sarto all’asta in cui parlano di numeri e nemmeno io ricordavo a cosa alludesse. Questa è stata la molla che mi ha spinto a fare queste modifiche, ho inserito i cartelli, togliendoli alla fine, per rendere più comprensibile e delle inquadrature che potessero aiutare a capire meglio certi passaggi, rimontando sette scene. Ho accorciato di dieci minuti il film, fatto cinquanta tagli, stabilizzato alcuni movimenti di macchina, inserito interventi di doppiaggio. Sono interventi fondamentali ma anche invisibili per lo spettatore. Ora considero il film compiuto.”

Quindi l’intento è rendere l’opera più fruibile al pubblico, anche ai giovanissimi, per far comprendere che il film “non è la serie tv omonima che tanto amano”.

Appare interessante e condivisibile la presa di distanza, o il distinguo, di Garrone dalla serie prodotta da Sky e arrivata alla quinta stagione in lavorazione. Condivisibile principalmente perché una serie, data la durata e il necessario mantenimento di appeal non può evitare la perdita della componente di realismo che attraversa gli intenti originari del libro e del film derivato. Ed è indubbio che la serie porta lo spettatore a percepire il tutto come crime story di pura e unica fiction. Come a dire: “è il format, bellezza!”.

Per questo motivo c’è da ringraziare Procacci (Fandango, la casa di produzione) per non aver assecondato lo stesso Garrone che dal libro, in un primo tempo, voleva trarre una serie e per averlo dirottato verso il film, con tutti i riconoscimenti derivati da quella scelta.

Tornano così le quattro storie e i personaggi che fanno di Gomorra un polittico complesso dove la realtà locale si incrocia con temi planetari. Don Ciro, il porta-soldi, e il sottomondo delle Vele di Scampia nel quale si aggira portando la mesata alle famiglie dei carcerati affiliati alla cosca.

Pasquale, il sarto, che vede uno dei propri vestiti confezionati in nero per le grandi case di moda sfilare sul red carpet del Festival di Venezia indossato da una diva americana.

Marco e Ciro, i due delinquentelli in proprio che sognano di diventare Scarface imitando i dialoghi e le movenze di Al Pacino.

Franco e Roberto, i colletti bianchi della camorra, che avvelenano i terreni smaltendo abusivamente i rifiuti tossici delle industrie del nord.

Anche in questa nuova edizione il film non perde nulla della propria forza espressiva e mantiene il timone dritto nell’azzerare l’iconografia del genere mafia-movie, cosa che purtroppo la serie non sa fare o non fa volutamente. Ecco allora che i cartelli riposizionati in testa al film, e non più alla fine ad uso e consumo del pubblico internazionale, diventano una sorta di lezione di recupero sul think global, act local criminale.