Il regista in cerca dell’autore. Con “Eterno visionario” Michele Placido va al cuore di Luigi Pirandello
Al cinema dal 7 novembre (per 01 Distribution) “Eterno visionario” nuova incursione di Michele Placido da regista nell’universo di Luigi Pirandello, dopo “Ovunque sei” e “La scelta“. A fare da traccia non è un testo del drammaturgo Premio Nobel ma il libro di Matteo Collura (“Il gioco delle parti. Vita straordinaria di Luigi Pirandello”) che firma anche la sceneggiatura col regista e Toni Trupia. Con Fabrizio Bentivoglio nei panni del protagonista, il film indaga gli aspetti più controversi dell’esistenza di Pirandello. Passato alla Festa di Roma …

“Scrivere per vendicarsi di essere nati”, dice a un certo punto Luigi Pirandello, il protagonista del film di Michele Placido L’eterno visionario presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma e nelle sale dal 7 novembre.
Liberamente ispirato al libro di Matteo Collura, Il gioco delle parti. Vita straordinaria di Luigi Pirandello (Longanesi, 2010) che firma anche la sceneggiatura, il film indaga l’universo emotivo del grande drammaturgo con flashback successivi, partendo dal viaggio che lo porterà in treno da Parigi a Stoccolma per ritirare il premio Nobel per la letteratura del 1934.

Il film è di impianto teatrale, ed è tutto affidato alla capacità di Fabrizio Bentivoglio di immedesimarsi in un personaggio geniale e introverso. Pirandello ebbe un legame conflittuale con i figli e dovette ben presto fare i conti con la follia della moglie Maria Antonietta Portulano, figlia di un ricco socio del padre e cugina di secondo grado, qui interpretata da un’immensa Valeria Bruni Tedeschi evidentemente a suo agio in questo tipo di ruoli.
Prima di farsi apprezzare dal grande pubblico il drammaturgo di Girgenti dovette inoltre superare ostacoli e fallimenti, dovuti anche alla modernità del linguaggio e alla spregiudicatezza dei temi trattati nelle sue opere.
Il suo rapporto con il fascismo fu ambiguo e irrisolto, così come irrisolto e ambiguo fu il rapporto con l’attrice teatrale e musa ispiratrice Marta Abba, interpretata dalla brava Federica Vincenti moglie di Michele Placido (il quale riserva per sé una piccola parte nei panni dell’impresario Saul Colin e un’altra al figlio Michelangelo).
Tra Pirandello e Marta Abba vi fu un intenso sodalizio artistico e forse qualcosa di più. Nel ’28 i due furono chiamati in Germania per partecipare al progetto di un film tratto da Sei personaggi in cerca d’autore. Alla fine però non se ne fece nulla perché il regista, nientemeno che Friedrich Wilhelm Murnau, fu scritturato dalla Fox negli Stati Uniti e si trasferì oltre Atlantico abbandonando il progetto dopo i primi provini.
Il viaggio dei due in Germania offre il pretesto per un godibile cammeo di Ute Lemper che canta languidamente in un cabaret fumoso e pieno di soldati in pieno stile Marlene Dietrich.
I flashback ci mettono a contatto non solo con i tumultuosi interni in cui si svolse la vita privata e la carriera teatrale di Pirandello, ma anche con la Sicilia rurale degli zolfatari, la Milano di inizio Novecento e la New York di Broadway che ne consacrerà il genio. Tutti ambienti ricostruiti con accuratezza e sapienza.



