Il viaggio di Thomas Mann nella Germania in macerie. Pawel Pawlikowski con “Fatherland” illumina Cannes

Passato in concorso a Cannes “Fatherland”, nuovo determinante capitolo del trittico europeo del polacco Pawel Pawlikowski, candidato ai piani alti del palmarès. Un road movie nella Germania fratturata, ridotta in macerie, sospesa agli albori della Guerra Fredda in cui Thomas Mann compie un viaggio al fianco della figlia per ricevere il Premio Goethe nella “patria” già divisa. Hanns Zischler nei panni dello scrittore premio Nobel e Sandra Hüller in quelli della figlia, sono l’architrave di un’architettura essenziale e potente, a cui ancora una volta, contribuisce lo straordinario bianco e nero …

Ci sono due scene che racchiudono tutto. I giovani Pionieri della Germania Est che cantano in coro davanti a Thomas Mann, mentre il dignitario li indica allo scrittore come «i vostri futuri lettori». E, più o meno stessa cerimonia, ma in chiave occidentale dall’altra parte del muro che ancora non c’è, ma tutto già ne delinea la nascita, dove è la Cia ad occuparsi della sicurezza del premio Nobel.

Il polacco Pawel Pawlikowski chiude il suo trittico europeo – dopo Ida e Cold War – con un film che è godimento per occhi e spirito, preannunciandosi già ai piani alti del Palmarès.

Col suo determinante bianco e nero (la fotografia è ancora una volta di Lukasz Zal che nel frattempo ha illuminato almeno altri due film del cuore, La zona di interesse e Hamnet), tratto imprescindibile del suo cinema, il regista costruisce Fatherland – patria, terra dei padri – intorno ad uno spunto narrativo dall’apparenza aneddotica: nel maggio 1949, Thomas Mann, privato della cittadinanza tedesca nel 1936 e stabilitosi in California, torna in Germania a 74 anni per ricevere due premi Goethe, uno a Francoforte nell’Ovest americano, uno a Weimar ultima dimora del grande scrittore, diventata Germania Est.

Nel mezzo del viaggio c’è anche una tappa a Bayreuth, dove i nipoti di Wagner lo accolgono perché interceda per la riapertura del Festival. Dopo il Nobel lo scrittore della Montagna incantata è diventato una gloria nazionale, ma non è ovunque il benvenuto. Sospettato di simpatie comuniste nello scenario geopolitico già diviso in due, c’è chi lo annovera tra le «quinte colonne» di Stalin. Mann non si scompone: «Non sono polemiche letterarie, è lo scontro tra due idee di Germania. Gradito o no, mi sarei vergognato a non rendere omaggio al principe dei poeti tedeschi». Mentre a chi vorrebbero fargli accettare la presidenza dell’Accademia delle Arti ad Est, risponde: “Sono un residuato della borghesia. La rivoluzione mi è sempre stata estranea.”

Per frammenti e silenzi, Fatherland dipinge il ritratto implacabile di un Grande Vecchio che il nuovo ordine mondiale non ha alcuna intenzione di ascoltare, ma solo di usare e strumentalizzare. Proprio a Weimar apprende la notizia che Buchenwald ha riaperto i battenti, per centinaia di tedeschi giudicati indesiderabili dal nuovo potere. Nella Germania fratturata, ben poco “denazificata”, ridotta in macerie e sospesa agli albori della Guerra Fredda, attraverso lo sguardo di Thomas Mann scopriamo il tragico e il ridicolo di un’epoca e, soprattutto, l’impossibilità di distinguerli. Sono le rovine stesse dell’eredità europea.

Hanns Zischler, attore feticcio del primo Wenders, è un Mann dalla statura morale che fa ombra a chi lo avvicina. Ma non alla gigantesca Sandra Hüller che qui è Erika, figlia devota, autista, interprete, consigliera, antinazista della prima ora che deve condurre questo suo padre monumento attraverso la Cortina di ferro, proprio nelle ore successive al suicidio del fratello amato, Klaus. Che, destino ha voluto, riposi proprio qui sulle colline di Cannes, dove suo padre non è voluto neanche andare a seppellirlo («Era un ragazzo viziato, un tossico stanco di vivere») ma dove a parlare (anche) di lui al mondo è proprio Fatherland.


Gabriella Gallozzi

Giornalista e critica cinematografica. Fondatrice e direttrice di Bookciak Magazine e dei premi Bookciak, Azione! e Bookciak Legge. Prima per 26 anni a l'Unità.

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