Un fantasma si aggira per Cannes. È García Lorca icona gay pop per i Los Javis ne “La bola negra”

Passato in concorso a Cannes l’atteso “La bola negra” degli spagnoli Los Javis. Due ore e trenta di intreccio storico e sentimentale, col fantasma di Federico García Lorca che aleggia ovunque. Tre piani temporali (a partire dalla guerra civile spagnola), tre uomini, tre storie legate insieme dal desiderio (inconfessato) e dalla violenza istituzionale nei confronti degli omosessuali. Produzione ad alto budget, estetica pop e un’ambizione su tutte: rileggere in chiave queer l’intera opera del poeta ucciso dal franchismo …

 

In Spagna sono dei divi. Un titolo tra tutti per capire il genere: Paquita Salas (la trovate su Netflix), serie dal cuore kitsch e l’anima queer che celebra la sgangherata inadeguatezza di un’extra large agente di spettacolo, ormai fuori dai giochi.

Parliamo, infatti, della coppia di attori, showrunner, e icone gay Javier Calvo e Javier Ambrossi, detti Los Javis che, dopo tanta serialità,  sono sbarcati a Cannes e, in concorso, con uno dei film più attesi del festival: La bola negra, due ore e trenta di intreccio storico e sentimentale, col fantasma di Federico García Lorca che aleggia ovunque. Produce Pedro Amodovar.

Il titolo si rifà ad una incompiuta e celebre opera del poeta spagnolo ucciso dal franchismo, il cui personaggio principale è l’unico apertamente omosessuale della sua opera narrativa. Il drammaturgo Alberto Conejero – qui anche alla sceneggiatura – scrive il seguito e la fine, partendo dalle quattro pagine appena. La pietra oscura è il titolo della pièce, pubblicata in Italia da Oèdipus, e qui fonte di ispirazione per il film .

La trama, accompagnata da una ridondanza formale ad alto budget, segue tre uomini in tre epoche diverse, a partire dalla guerra civile spagnola. Sono legati tra loro dal desiderio (inconfessabile) e dalla violenza istituzionale esercitata nei confronti degli omosessuali. Nella Spagna degli anni Trenta, Sebastián, giovane simpatizzante fascista, ama il repubblicano Rafael, lo storico calciatore amante di Lorca. Nella Granada del 1932 Carlos – che è poi il protagonista del romanzo incompiuto – vive il dramma dell’esclusione dal circolo cittadino per la sua omosessialità. Mentre nella Madrid del 2017, Alberto drammaturgo in crisi con madre alcolizzata, farà da tramite per la conclusione della storia.

A Garcia Lorca toccano appena due pose. La manina che agita al vento parlando con gli amici e col bell’amante, fanno subito caricatura. Ma tant’è. L’impegno de Los Javis è comunque ambizioso (tendenzioso?): un anti-romanzo nazionale per rileggere in chiave queer l’intera opera del poeta. Glenn Close è qui apposta nei panni della studiosa americana di gender studies che nel suo libro fresco di stampa lo spiega così.

L’idea di cinema che arriva, poi, è da spot pubblicitario, con sfoggio di corpi palestrati, marinaretti a torso nudo al sole, chiappe al vento ben tornite da sfoggiare anche quando si fanno il bagno tra i cadaveri dei nemici o sono moribondi e piagati. Speriamo che il film spinga le nuove generazioni a comprare una per una le opere di Lorca, dicono i registi. Sarebbe già un grande risultato.


Gabriella Gallozzi

Giornalista e critica cinematografica. Fondatrice e direttrice di Bookciak Magazine e dei premi Bookciak, Azione! e Bookciak Legge. Prima per 26 anni a l'Unità.

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