La Palma d’oro a “Fjord” di Cristian Mungiu. Thomas Man e Federico Garcia Lorca ex aequo col Premio alla regia
Con la Palma d’oro al rumeno Cristian Mungiu incoronato per “Fjord “, dramma sulla guerra tra culture, la 79esima edizione del Festival di Cannes ha chiuso i battenti il 23 maggio, dopo dieci giorni di concorso tra i meno entusiasmanti degi ultimi anni. Ne è la conferma il palmarès, sotto la guida del presidente di giuria Park Chan-wook, che dimostra poco coraggio. La nostra Palma speciale alla battaglia per la libertà d’espressione del collettivo “Zapper Bolloré”. Esempio da imitare di restistenza culturale …

«Un messaggio per la tolleranza, l’inclusione, l’empatia», termini «magnifici» che bisogna «applicare più spesso». Così Cristian Mungiu dal palco, ricevendo la Palma d’oro dalle mani di Tilda Swinton per il suo Fjord, intenso dramma sullo scontro culturale tra la società norvegese progressista e una famiglia di emigrati rumeni, tradizionalisti e cattolicissimi. Protagonisti Renate Reinsve e Sebastian Stan.
Per Mungiu, habitué della Croisette, si tratta della seconda Palma d’oro dopo quella del 2007 per il magnifico 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni che lo impose all’attenzione internazionale con una storia di aborto clandestino in Romania, alla vigilia della caduta di Ceaușescu.
La giuria capitanata dal coreano Park Chan-wook distribuisce un palmarès che, dietro all’intento geopolitico, lascia ai piani bassi i titoli più interessanti e viceversa. È sicuramente il caso di Notre Salut di Emmanuel Marre, l’affascinante affresco sulla burocrazia del male, dei grigi impiegati comuni, ingranaggi silenziosi, che hanno fatto girare la macchina collaborazionista di Vichy, ricompensato solo col premio della sceneggiatura (I Wonder lo distribuirà in Italia, non perdetelo). Mentre al russo dissidente Andreï Zviaguintsev che col suo Minotaure, il meno potente dei precedenti affreschi sulla disgregazione del suo paese, va il Grand Prix.
Mettere insieme, poi, con un ex aequo per la regia, il raffinato viaggio-ritratto di Thomas Man (Fatherland) del polacco Pawel Pawlikowski, con l’operazione marketind degli spagnoli star Los Javis su Federico Garcia Lorca (La bola negra), ci fa chiedere se il tempio del cinema — ci tengono tanto a sentirsi tali — abbia cominciato ad accettare i buoni pasto.
Tut’altro impatto, infatti, avrebbe avuto una Palma d’oro a L’Aventure rêvée della tedesca Valeska Grisebach incoronato col Prix du jury. Avrebbe dato un’impronta controtendenza e di carattere a questo palmarès senza entusiasmi, così come lo è stato il concorso. La sua protagonista è infatti una delle figure femminili più potenti viste sulla Croisette. Veska (straordinaria attrice non professionista, Yana Radeva) è una archeologa che torna nella sua terra per un importante scavo ai confini tra Bulgaria, Turchia e Grecia, luoghi segnati dal collasso del comunismo e oggi preda delle mafie locali. Lo scavo diventerà non solo archeologico ma personale: un regolamento di conti con quel mondo tutto maschile, incarnazione di un capitalismo patriarcale, che ha riempito di violenza non solo la sua giovinezza. Un wester femminista, fluviale (167 minuti), che conferma l’originalità e il rigore da documentarista della sua autrice.
La miglior interpretazione femminile a Virginie Efira e Tao Okamoto, protagoniste di Soudain di Ryusuke Hamaguchi (già incoronato a Cannes per Drive my car), mentre quella maschile va ad un’altra doppietta di interpreti: i giovanissimi Emmanuel Macchia et Valentin Campagne di Coward film anti bellico di Lukas Dhont.
La nostra Palma d’oro, speciale, va alla battaglia per la libertà di espressione del collettivo “Zapper Bolloré”, impegnato a contrastare la colonizzazione dell’informazione e della cultura da parte del milionario e ideologo di estrema destra Vincent Bolloré. In risposta, i vertici di Canal+ (tra cui l’amministratore delegato Maxime Saada) hanno lanciato la lista nera. Ma proprio il 23 maggio, nel giorno di chiusura del festival, arriva la notizia che Canal+ è citata in giudizio dalla “Lega dei diritti dell’uomo” e dal sindacato CGT Spettacolo, che denunciano la discriminazione contro i firmatari. Una bella Palma davvero.
Gabriella Gallozzi
Giornalista e critica cinematografica. Fondatrice e direttrice di Bookciak Magazine e dei premi Bookciak, Azione! e Bookciak Legge. Prima per 26 anni a l'Unità.
22 Maggio 2026
Un fantasma si aggira per Cannes. È García Lorca icona gay pop per i Los Javis ne “La bola negra”
Passato in concorso a Cannes l'atteso "La bola negra" degli spagnoli Los Javis.…



