Jesus Christ superstar dello streaming. Cineguida pasquale tra Monty Python e Pasolini

Dall’irresistibile “Brian di Nazareth” dei Monty Python al censuratissimo Cristo di Martin Scorsese, passando per lo storico manifesto rockettaro di Norman Jewison, ecco una cineguida pasquale in cui Gesù si trasforma nella super star dello streaming. Oltre che nel prescelto del grande schermo, soggetto abusatissimo negli annali del cinema, che ha saputo solleticare la fantasia di laici e ultracattolici, sedotti da una letteratura sacra che sa parlare a tutte le epoche…

 

Quest’ennesima Pasqua atipica – in cui il cinema non risorge e i vari Giuda della politica tradiscono richieste e attese del mondo dello spettacolo tra i settori più disastrati dalla pandemia – è un’ottima scusa per rispolverare la storia umana per eccellenza, quella cristologica, la parabola più antica di tutte. Una miniera aurea inesauribile che la cinematografia (più o meno) recente ha rielaborato in tutte le salse, oggi a portata di click nei ghiotti cataloghi delle piattaforme streaming e pronta per essere gustata in queste festività blindate a digiuno di cultura.

E l’indimenticabile adattamento pasoliniano de Il Vangelo secondo Matteo (1964) non può che meritare il podio in questa playlist filmica a tema religioso: un ritratto antidogmatico di dolente umanità poggiato sull’equilibrio impossibile tra sacro e profano. Un prodigio del genere agiografico che in barba ai mega budget dei kolossal americani anni ‘50/’60 ha saputo cavare la forma e la sostanza della cristianità dal realismo preistorico degli aridi sassi di Matera, dalle espressioni grezze di attori amatoriali incorniciati in primi piani sacrali e dalle composizioni pittoriche firmate Luigi Scaccianoce. Poi le sonorità anacronistiche di Bach e Mozart a cadenzare la passione di un redentore che semina rivoluzione e pacatezza (un messia sui generis quell’Enrique Irazoqui, 19enne esordiente dal trascorso antifranchista). Tre candidature agli Oscar e un Leone d’Argento a Venezia per questa riscrittura escatologica di pura libertà, eppure quasi catechistica nella puntuale interpretazione delle Sacre Scritture. Lo trovate su Amazon e Youtube in versione restaurata.

Ma a parlare di libertà ci scappa per forza il Jesus Christ Superstar del canadese Norman Jewison (1973), evergreen della hit parade pasquale adattato per il cinema dall’amatissimo musical di Andrew Lloyd Webber e Tim Rice, fresco fresco di trionfo planetario a Broadway. Un audace manifesto rockettaro che ridisegna il Messia alla stregua di leader dei figli dei fiori sulla scia dei bollori sessantottini, guru della controcultura hippie col vizio di trascinare folle a tempo di musica. Un candido Teed Neeley presta il volto a questo divistico nazareno raccontato dall’ingresso a Gerusalemme fino al calvario, mentre un tormentato Giuda afroamericano (Carl Anderson) gli fa da contraltare musicale con struggenti performance da one man show e vittima predestinata (più che traditore). È disponibile su Chili.

Poi c’è l’immancabile Brian di Nazareth di Terry Jones (1979) con quei cervelloni “blasfemi” dei Monty Python alla terza fatica cinematografica, satira censurata in mondovisione e approdata nel Belpaese a “soli” 12 anni dall’uscita in sala nel Regno Unito. Scambi di ruoli, quadretti demenziali e gag a profusione per il parodistico trio britannico, dissacratore seriale di luoghi comuni, che con l’assurda parabola di Brian (Graham Chapman) – conterraneo di Gesù scambiato dai Magi per il Cristo Salvatore – trova la scusa per bersagliare il credo moderno di folle ottuse e informi, cieche discepole del bigottismo. Un cult che non ha bisogno di troppe presentazioni, potete trovarlo nella libreria Netflix. Ed è sempre attualissimo.

Sulla falsa riga di queste clamorose, irriverenti riscritture per cui si è gridato allo scandalo, L’ultima tentazione di Cristo (1988) di Martin Scorsese calza giusto a pennello. Al regista non è bastato infatti fare incetta di premi a Venezia e ai Golden Globes per mettersi al riparo dalla feroce pioggia di accuse, dai tentati boicottaggi e dalle severissime censure italiane (in alcuni paesi il film non è stato mai neanche distribuito, a dirla tutta). Il Vaticano non ha perdonato a Scorsese l’ultima, ucronica visione di un Cristo (Willem Dafoe) crocifisso e affranto, roso dalle passioni nell’eterna lotta tra carne e spirito, che nell’estremo saluto ai mortali ha l’ardire di scegliere l’amore così a lungo sospirato per Maria Maddalena (Barbara Hershey). Una sceneggiatura non originale (dal romanzo di Nikos Kazantzakis, con la firma di Paul Schrader) che drammatizza un lessico amoroso ipermoderno scevro dell’ampollosità ingessante del Vangelo. L’apex filosofico del regista, insomma, col tappeto sonoro tribaleggiante composto da Peter Gabriel. Potete vederlo su Chili.

Nel 2008 ci pensa invece Mel Gibson che torna tra i “pasoliniani” sassi di Matera per una versione splatter de La Passione di Cristo, ricostruendo le sue ultime ore di vita: dall’arresto nell’Orto degli Ulivi al processo presso il Sinedrio e Ponzio Pilato, fino alla sua atroce flagellazione, con crocifissione e risurrezione a chiosare. Grande ricerca filologica nella scelta della recitazione in latino e aramaico antico, ma un surplus di shock nelle sevizie inflitte al corpo del Messia (impersonato da un cupo James Caviezel) che esaspera e divide il giudizio di pubblico e critica, con pesanti accuse di violenza gratuita, sadismo e antisemitismo. Un successo di cassetta che continua a far discutere, ma solo per “cuori impavidi” come Gibson in Braveheart (1995). È in catalogo su Mediaset Play.

Infine, per alleggerire gli spiriti dopo questa Via Crucis virtuale, si consiglia una bella visione direttamente adattata dall’Esodo (anche se qui Gesù esce di scena): Il Principe d’Egitto (1998) di Brenda Chapman, remake animato DreamWorks del monumentale muto di Cecil B. DeMille I dieci comandamenti (1956), pellicola non disneyana più costosa e apprezzata della storia del cinema. La parabola biblica di Mosè (dalle acque del Nilo fino alla liberazione del popolo ebraico dalla schiavitù) ha infatti riscosso un ottimo successo di pubblico e critica (Critics’ Choice Movie Award), guadagnandosi anche una statuetta d’oro per la migliore canzone di Stephen Schwartz eseguita da Whitney Houston e Mariah Carey. Un buon intrattenimento pasquale per grandi e piccini.