La Rai, dopo un lungo purgatorio, ha detto sì. Pupi Avati girerà (finalmente) il suo Dante

 

Erano diciotto anni che Pupi Avati aspettava l’ok per il suo film su Dante. Se si pensa che il Sommo Poeta, come a molti piace chiamarlo, per attraversare Inferno, Purgatorio e Paradiso ha impiegato appena una settimana, l’attesa del regista appare davvero come un’impresa titanica. Con tanto di pandemia nel suo atto finale.

Dal 2001 Avati aveva proposto un film sulla vita del grande poeta fiorentino, un progetto suggestivo visto non solo l’argomento, ma anche la volontà del regista bolognese di farne un biopic. Tanto più se si pensa che il testo di riferimento per la sceneggiatura sarà il Trattatello in laude di Dante di Giovanni Boccaccio, la piccola biografia che l’autore del Decameron scrisse tramandando aneddoti popolari. Fra le altre cose, si deve proprio al libello boccacciano l’aggiunta dell’aggettivo “divina” al titolo dell’opera più nota di Dante e dell’intera letteratura italiana.

Appena nel febbraio scorso, Avati si era lamentato pubblicamente di come la Rai si fosse sostanzialmente disinteressata di lui e del suo progetto. Ci sono voluti un paio di mesi perché finalmente si desse il via libera (ripensamenti forse sopraggiunti anche grazie alla reclusione forzata, chissà). Il film sarà il progetto di punta delle celebrazioni per i settecento anni dalla morte del Poeta, che si celebrerà il 14 settembre 2021. D’altronde la lunga attesa “in Purgatorio” del film ha fatto sì che la sceneggiatura sia già pronta, anzi persino tradotta in inglese.

Non è la prima volta, ovviamente, che Dante incontra il cinema. Agli albori del cinematografo la Commedia è stata una delle opere più saccheggiate ed anche durante il Fascismo venne celebrata sul grande schermo. La vita del suo autore invece ha conosciuto meno fortuna, almeno fino ad oggi.


Tobia Cimini

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