La scomparsa di Robert Redford. Una leggenda anche per il cinema dalla grande letteratura
È scomparso il 16 settembre a 89 anni Robert Redford, leggenda del cinema americano e planetario, nonché instancabile attivista per i diritti civili e la difesa dell’ambiente. Se i suoi ruoli più celebri — il rapinatore gentiluomo Sundance Kid in “Butch Cassidy” o il truffatore Johnny Hooker ne “La stangata” — hanno scolpito il suo mito, non meno significativa è la sua lunga relazione con la letteratura. Da “A piedi nudi nel parco” di Neil Simon a “Il grande Gatsby ” di Fitzgerald fino a “Le nostre anime di notte” di Kent Haruf, sorta di testamento spirituale …

Non è stato soltanto una leggenda del cinema americano, capace di sbancare i botteghini e allo stesso tempo scegliere i suoi ruoli e i suoi registi (Roy Hill, Sydney Pollack, George Roy Ritchie, soprattutto) prendendo le distanze da Hollywood. È stato anche un sincero democratico, attivista per i diritti civili, per la difesa dell’ambiente, pronto a schierarsi contro Donald Trump, già dal suo primo mandato defininendolo “un dittatore”.
Anzi, è proprio tutto questo ad avere reso una leggenda Robert Redford, volto indimenticabile degli anni 60, 70 e 80 e regista da Oscar, scomparso il 16 settembre a 89 anni nella sua casa dello Utah, dove nel 1981, rilevando un festival in difficoltà, ha fondato il Sundance: vetrina mondiale per il ciema indipendente dedicata a coltivare nuove voci cinematografiche.
Ben distante dalla mascolinità “malinconica e conservatrice” di un Clint Eastwood, dall’esuberanza psichedelica di un Jack Nicholson, o da quella violenta di Charles Bronson o spericolata di Steve McQueen, Robert Redford si caratterizza subito per la sua immagine da bellissimo, sensibile, affascinante e dotato di una straordinaria coscienza civile, non scontata nell’America dei Cinquanta, quando inizia a muovere i primi passi da artista.
Dirà più tardi, infatti, che la sua passione per la politica gli era nata durante il suo primo viaggio in Europa, all’indomani della scomparsa di sua madre che perde a soli 19 anni, mentre soggiornava a Parigi (frequentando le Beaux-Arts) e Firenze esitando tra arti plastiche o drammatiche.
Al rientro a New York, invece, nel 1957 sceglierà il palcoscenico. Il debutto a Broadway in A piedi nudi nel parco di Neil Simon, in coppia con la giovane Jane Fonda, segnerà il primo successo bissato a seguire con la versione cinematografica firmata nel 1967 da Gene Saks. Da quel momento Robert Redford legherà il suo nome a tanti titoli letterari di successo, diventando un vero ponte vivente tra la grande letteratura e lo schermo.
Se i suoi ruoli più celebri — il rapinatore gentiluomo Sundance Kid in Butch Cassidy (1969, regia George Roy Hill) o il truffatore Johnny Hooker ne La stangata (1973, sempre di George Roy Hill) — hanno scolpito il suo mito, non meno significativa è la sua lunga relazione con la letteratura.
Del 1966 è già dietro la macchina da presa di Sydney Pollack in Quella ragazza è di tutti, dal dramma di Tennessee Williams ambientato durante la Grande depressione, nel ruolo di Owen Legate, un funzionario delle ferrovie inviato a chiudere la linea locale. Nel 1974 sarà uno dei personaggi letterari per antonomasia: Jay Gatsby ne Il grande Gatsby (regia Jack Clayton), tratto dal romanzo di F. Scott Fitzgerald con la sceneggiatura di Francis Ford Coppola: l’uomo che nasconde dietro feste e ricchezze un sogno ossessivo, quello di riconquistare Daisy, ritratto elegante e malinconico di un’America di illusioni.
Seguiranno a breve giro due titoli emblematici sulla oscura politica americana gestita dalla Cia: I tre giorni del Condor (1975) sempre di Pollack dal romanzo di James Grady, con Redford nei panni dell’analista della CIA che scopre la cospirazione interna. Il film anticiperà, non a caso, lo scandalo Watergate portato al cinema da Alan J. Pakula nel 1976 in Tutti gli uomini del presidente (dal libro-inchiesta di Bob Woodward e Carl Bernstein) in cui Redford è nei panni di Bob Woodward, uno dei due giornalisti che portarono alle dimissioni del presidente Nixon. Sull’onda dell’impegno civile, nel 1980, veste anche i panni del direttore di un carcere americano in Brubaker di Stuart Rosenberg), ispirato alle pagine di Tom Murton in cui denuncia la condizione penitenziaria Usa.
Eroe romantico e fragile, simbolo del sogno americano spezzato e sempre rincorso Bob è nel 1984 Roy Hobbs, campione di baseball dal talento straordinario ma segnato da errori e cadute ne Il migliore di Barry Levinson, dall’omonimo romanzo di Bernard Malamud. Ma sarà nei panni dell’avventuriero carismatico Denys Finch-Hatton, amante irrequieto di Karen Blixen (le dà il volto Meryl Streep) ne La mia Africa (1985), dai libri della popolare scrittrice, portati sul grande schermo dal suo sodale di sempre Sydney Pollack, a riaccendere la sua straordinaria popolarità e far ricoprire il film di Oscar.
A lui, però, l’Oscar toccherà per l’esordio alla regia con Gente comune (1980) dal romanzo di Judith Guest, sulla dissoluzione di una famiglia di fronte al dolore per la perdita di un figlio. Nel 1998 Redford si mette sia davanti che dietro la macchina da presa con L’uomo che sussurrava ai cavalli, tratto dal romanzo di Nicholas Evans, interpretando un uomo capace di guarire cavalli traumatizzati e, con loro, le ferite nascoste delle persone. Del 1992 è ancora alla regia con In mezzo scorre il fiume dall’autobiografico romanzo di Norman Maclean, poema visivo sul tempo, la natura e i legami familiari.
Il capitolo letterario di rilievo più recente arriva nel 2017 con Le nostre anime di notte (regia Ritesh Batra), dal romanzo testamento di Kent Haruf. Seguito subito dopo da Old Man & The Gun, il film di David Lowery cucito addosso all’allora all’82enne Robert Redford, da un racconto di David Grann. Restando a Kent Haruf, grande cantore della provincia, qui Bob ritrova la Jane Fonda di A piedi nudi nel parco. È Louis Waters, un vedovo silenzioso e riflessivo che, insieme alla vicina Addie, riscopre nella vecchiaia quel guizzo rivoluzionario della vitalità che farà loro sconfiggere la solitudine. Il libro è diventato un best-seller. Il film, seppure non un capolavoro, ha la sensibilità di un grande scrittore che ben si sposa con quella di un grande interprete come lo è stato Robert Redford.
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