La scrittrice che si finse Salinger. Apertura letteraria per la Berlinale 2020


Berlinale al via (20 febbraio- 1 marzo) con “My Salinger Year”, dal libro autobiografico “Un anno con Salinger” (2015, Neri Pozza) di Joanna Rakoff. Il film, diretto da Philippe Falardeau, verrà distribuito in Italia da Academy Two. Protagoniste Sigourney Weaver, nella parte della direttrice dell’agenzia letteraria di J.D. Salinger, e Margaret Qualley, nel ruolo della giovane Joanna, che in un modo tutto suo risponde alle lettere di estimatori dello scrittore…

Chi sbrigava, nella New York di metà anni ’90, la (fitta) corrispondenza di J.D. Salinger, lo scrittore novecentesco schivo per antonomasia? Una risposta era già venuta nel 2015 dal libro Un anno con Salinger (Neri Pozza), di Joanna Rakoff. Ora, da quelle stesse pagine, è nato il film di apertura del Festival di Berlino (dal 20 febbraio al 1° marzo), My Salinger Year di Philippe Falardeau, che sarà distribuito nelle sale italiane da Academy Two.

Malgrado ci si riferisca, sin dal titolo, all’autore de Il giovane Holden (1951), il romanzo e il film ruotano entrambi intorno a due protagoniste femminili. Da un lato c’è Margaret, rigida responsabile dell’agenzia letteraria che assiste il celebre scrittore, direttrice «dalle dita lunghe, snelle, bianche che si accende una sigaretta dietro l’altra con un’enfasi degna di Lauren Bacall».

Dall’altra parte è la giovane Joanna, «gonna e maglioncino da ragazza perbene, stile Sylvia Plath allo Smith College». Joanna ha lasciato gli studi per inseguire il sogno di diventare scrittrice, divenendo dipendente di Margaret e di quell’agenzia newyorchese che «non è solo un’azienda, ma uno stile di vita, una cultura, una comunità, una casa».

L’impiegata si ritrova perciò di fronte le lettere di appassionati dell’opera di Salinger, ovvero «la vasta costellazione degli holdeniani»: donne e uomini più o meno disadattati ma dalle cui parole traspare l’autentico investimento emotivo suscitato dall’arte del grande autore.

Ragion per cui Joanna, da brava aspirante scrittrice, non può davvero limitarsi, come da disposizioni, a seguire la gelida risposta preconfezionata dall’agenzia: «Come forse saprà, il signor Salinger non desidera ricevere posta dai lettori, quindi non possiamo inoltrargli il suo cortese messaggio…». La donna inizia, invece, a scrivere le sue risposte ai lettori… a firma J.D. Salinger, naturalmente.

Una vicenda che sarebbe già di suo lo spunto per un’interessante commedia sulla scrittura, la lettura e i contraddittori rapporti umani che sottendono queste due speculari attività. Ma che, in aggiunta, è tutta vera. La Joanna della storia infatti coincide con la Joanna autrice del libro, che con piccole licenze (nomi e parte della cronologia, soprattutto) racconta la sua reale esperienza di vent’anni prima.

Tutto questo è appena diventato il film d’apertura della Berlinale 2020. A sceneggiare e dirigere l’adattamento c’è il regista canadese, Philippe Falardeau, già candidato all’Oscar (miglior film straniero) nel 2012 per Monsieur Lazhar.

Ma non meno importante, dato il soggetto, è la scelta del cast femminile, e i nomi promettono decisamente bene: la veterana Sigourney Weaver per il ruolo della ferrea direttrice, e Margaret Qualley nella parte di Joanna.

La prima ha già guadagnato il suo meritato posto nell’immaginario cinematografico come interprete di alcuni dei personaggi femminili più forti e intensi visti sul grande schermo, dalla capitana Ripley della saga di Alien alla ricercatrice Dian Fossey di Gorilla nella nebbia (per il quale ha vinto il Golden Globe). La seconda si è già fatta notare in film importanti, tra cui C’era una volta… a Hollywood di Tarantino.