La seconda vita di Jane Birkin. Un post scriptum (senza filtro) sull’amore e altri imprevisti

Fresco di stampa “Post-scriptum. Diario 1982- 2013″ (edizioni Clichy), secondo volume dell’autobiografia senza filtro di Jane Birkin, attrice, cantante ed ex sex symbol di origine britannica audace e divertente. Qui si racconta dopo la separazione da Serge Gainsbourg, con l’apertura ad una seconda vita. I tanti film col nuovo compagno Jacques Doillon, l’impegno politico, le cause umanitarie nel corso della guerra nella ex Jugoslavia e l’incontrato con lo scrittore Olivier Rolin, suo ultimo compagno. Ma anche il dramma del suicidio della figlia Kate Barry nel 2013 …

Post-scriptum. Diario 1982- 2013, fresco di stampa (edizioni Clichy, 381 pp., 19,00 euro) è l’inizio di una nuova vita, la seconda di Jane Birkin, attrice e cantante di origine britannica audace e divertente.

Il volume viene a completare Munkey Diaries 1957 – 1982, edito lo scorso anno anch’esso da Clichy. L’artista sex symbol interprete nel 1969, insieme al compagno cantautore, il mitico Serge Gainsbourg, della sensualissima canzone-scandalo Je t’aime… moi non plus con cui entrambi raggiunsero la fama planetaria, vi narrava parte della sua infanzia, l’adolescenza e i primi anni della sua carriera, fino alla separazione da Gainsbourg, quando lasciò con le due prime figlie l’eccentrica abitazione parigina del compagno del n. 5 bis della rue de Verneuil.

In questo secondo volume – iniziato alla nascita di Lou, la sua terza figlia, avuta da Jacques Doillon – non si rivolge più a Munkey, lo scimmiotto di peluche vestito da fantino vinto da uno zio a una tombola e che ha accompagnato Jane fin dall’età di undici anni, nel 1957. Lo aveva seppellito nel 1991, insieme a Gainsbourg, il grande, devastante amore della sua vita: “ho deposto Munkey nella bara in cui giaceva, come un faraone. Gli ho donato la mia scimmia per proteggerlo nell’aldilà”.

Ora assistiamo all’apertura di Jane sul mondo, e ne emerge una donna combattuta fra passione, gelosia e nostalgia, con i suoi dubbi e le sue paure, e piena d’amore per le tre figlie che si emancipano ed entrano nell’età adulta.

Racconta dei tanti film girati con il suo nuovo compagno Jacques Doillon, ma anche con altri registi di talento quali Jean–Luc Godard, Alain Resnais, James Ivory, nonché dell’impegno politico: contro la pena di morte, in favore dell’aborto, poi nelle cause umanitarie nel corso della guerra nella ex Jugoslavia, durante la quale ha incontrato lo scrittore Olivier Rolin, suo ultimo compagno.

Jane Birkin racconta tutto, dalle passioni intense, a volte distruttive, fino alla malattia e alla scomparsa delle persone care: Serge, i genitori, la figlia Kate Barry – affermata fotografa nata dal primo matrimonio – morta suicida nel 2013.

Senza filtro alcuno, il lettore viene proiettato nella vita dell’autrice e delle persone a lei vicine. “Si tratta di un’altra apertura, un’altra passeggiata, più strana delle altre, di scoprire un percorso, i concerti, le tournées, i viaggi, i legami con persone sbagliate… Ma l’amore è sempre l’amore, mi sembra di avere navigato in un ottimismo del tutto infondato”.

E ha smesso di scrivere il diario a Besançon la sera dell’11 dicembre 2013, quando è a sapere della scomparsa di Kate, “incapace di continuare, come se non avessi più il coraggio di esprimermi in quella nebbia, avendo perso la fiducia in me come madre. Mi sono eclissata”.

Ha confessato di aver nutrito qualche timore sull’accoglienza da parte del pubblico del primo volume del suo diario: “Temevo di deludere i lettori mostrandomi banale e non sgargiante”. Ma questo problema non si pone per Post-scriptum: “Ora le persone penseranno ciò che vogliono”, e rimane fedele alla sua convinzione: “Ciò che si è a 12 anni, lo si rimane a 72”.

Lungi dal provare nostalgia per il proprio passato, Jane Birkin è invece molto autocritica: “Credetemi, avrei preferito avere delle reazioni più sagge di quelle che ho avuto”, scrive nel primo volume. Mancanza di autostima forse? Quando glielo si chiede, ammette che “ho sempre avuto paura di non essere nulla, o che le persone se ne accorgessero. Ho ricevuto tanto amore, tanti regali e cose buone che mi sembrava di non meritarle”.

Pur essendo al corrente dell’uscita del libro, Charlotte Gainsbourg e Lou Doillon non hanno desiderato leggerlo: “Credo che vogliano conservare i ricordi che hanno, e che non intendano venire a conoscenza del diario intimo della loro madre. Forse anch’io avrei evitato di leggere quello della mia”.