Ora è il 26 aprile il D-Day per cinema e teatri. L’annuncio di Franceschini mentre Roma è invasa dai bauli

 


Nel giorno (sabato 17 aprile) in cui l’intero mondo dello spettacolo con i suo bauli-simbolo si dà apputamento a Roma per far sentire la sua protesta contro le chiusure e lo stop di ogni attività, il governo per voce del ministro Franceschini gioca d’anticipo col grande annuncio: il 26 aprile ci si riprova.

Sì, dopo la falsa partenza dello scorso 27 marzo naufragata nel mare del nuovo lockdown, ora la riapertura di cinema e teatri è fissata per fine mese. E questa volta con numeri più grandi: fino a 500 persone al chiuso, mille all’aperto. Con la possibilità per le regioni di autorizzare i grandi concerti o gli eventi culturali, purché in sicurezza, potendo contare sugli stessi numeri eventualmente consentiti allo sport.

Il Comitato Tecnico Scientifico, infatti, ha accettato in toto le richieste fatte da Franceschini nei giorni scorsi: raddoppio delle capienze e pure un accenno alla possibilità, nel caso che le condizioni epidemiologiche migliorino, di superare questi nuovi paletti andando oltre al 50 per cento appena ottenuto.

Dal mondo dello spettacolo, a caldo, l’apprezzamento arriva tiepido perché le problematiche sono tante e complesse. Il presidente degli esercenti (Anec) Mario Lorini, parla di “un primo passo, un segnale” per il settore. Anche se certo, sottolinea anche lui, “in questi termini non si può parlare di ripartenza. Per far ripartire il mercato ci vuole altro”. Si tratta comunque di un avvio, riconosce Lorini “se questo sarà l’inizio di un percorso, scandito da nuove date e nuove aperture, vedremo”.

Le richieste e i protocolli messi a punto dalle categorie in queste ultime settimane, infatti, prevedevano altro e di più. A partire da criteri diversi per fissare la capienza delle sale, senza numeri uguali per tutti. “Ogni luogo è diverso” ripetono un po’ tutti, dai teatri alla lirica, al cinema. “Non si può mettere sullo stesso piano l’Arena di Verona e un teatro di Catania”.

Inoltre c’è il tema dello stop alla vendita di cibi e bevande, che – con buona pace per il rigore dei più cinefili – rimane e costituisce una delle voci economiche su cui puntano le sale. E c’era la richiesta di aprire anche nelle zone arancioni, di consentire i flussi di pubblico da una regione all’altra. Senza dimenticare che tra i paletti resta confermato quello del coprifuoco alle 22. Un limite non da poco per cinema, teatri, concerti, che impone spettacoli serali programmati di fatto nel tardo pomeriggio, alle 19, 19.30. Difficile immaginare, dunque, che con queste liitazioni possano arrivare in sala i grandi titoli rimasti in panchina da mesi. “Il mercato riparte con altre condizioni”, ribadisce Lorini.

Più soddisfazione invece arriva dal mondo della musica. Di “risultato importante, soprattutto perché prevede anche il superamento dei limiti standard sulla base di specifiche situazioni e protocolli” parla il rappresentante delle industrie musicali (Fimi) Enzo Mazza, mentre il presidente di Assomusica, Vincenzo Spera sottolinea la necessità di un percorso progressivo che porti presto a lavorare “in sicurezza ma anche con maggiore sostenibilità economica”.