La voce umana che parla ancora di noi. Pedro Almodóvar torna al Lido last minute

A sorpresa a Venezia 77 ci sarà anche Pedro Almodóvar (fuori concorso), con la sua versione de “La voce umana” di Jean Cocteau, già interpretato da Anna Magnani. Un lavoro girato e montato a tempo di record per essere al Lido e celebrare la sua protagonista, Tilda Swinton, che riceverà il Leone d’oro alla carriera (riconoscimento che lo scorso anno era stato assegnato proprio ad Almodóvar).

Tra i molti titoli di Venezia 77 ci sarà anche un vecchio testo che ben si conosce: La voce umana di Jean Cocteau. Un lavoro che ha avuto grande successo, diventando, nell’ordine, uno spettacolo teatrale, un’opera, un film. Più d’uno, in realtà. Al Lido sbarcherà infatti il terzo, firmato da Pedro Almodóvar.

La voce umana, pièce di Cocteau del 1930, è forse uno di quei testi che meglio si adattano alla sensazione di distacco che la quarantena ha instillato in tutti noi. Il geniale monologo affida ad un’attrice l’interpretazione non solo del suo personaggio, una donna innamorata che aspetta la chiamata del suo amante, ma anche quelle del suo interlocutore al telefono.

La voce dell’uomo dall’altro capo del filo, infatti, non si sente mai. Una presenza-assenza, concetto ossimorico, certo, ma è il solco in cui si sono mosse tutte le comunicazioni durante il lockdown. La donna è innamorata, l’uomo al telefono invece la lascia, si ritrova sola com’è sempre stata dall’inizio della pièce.

È chiaro che sostenere un ruolo di questo calibro non è semplice. Il monologo di Cocteau impone una capacità attoriale straordinaria e non è un caso che al cinema abbia avuto, almeno fino ad oggi, il volto e la voce inconfondibili di Anna Magnani.

Rossellini trasse dalla pièce il primo episodio de L’amore (memorabile anche per il secondo episodio, che oltre alla Magnani mostra anche Federico Fellini con un’improbabile tinta bionda), un film del 1948 che fu poi il canto del cigno dell’amore reale che c’era fra l’attrice e il regista. Non a caso, nei titoli si leggeva: “Questo film è dedicato all’arte drammatica di Anna Magnani”, quasi un epitaffio.

In tempi più recenti, anche Sophia Loren si è prestata a questo ruolo, diretta da suo figlio Edoardo Ponti.

A Venezia 77, nel festival della ripartenza, Pedro Almodóvar riporterà questo grande testo di Cocteau. Lo farà affidandosi a Tilda Swinton, che potrà quindi regalare un’intensa interpretazione al pubblico come ringraziamento per il Leone d’oro alla carriera che le è stato assegnato quest’anno. Lo scorso anno è stato proprio Almodóvar ad aver ricevuto lo stesso premio.

Il regista spagnolo ha girato e montato il mediometraggio (trenta minuti di durata, molto simile a quello di Rossellini) in tempi record, con il preciso obiettivo di portarlo al Lido, ovviamente fuori concorso.

Le aspettative sono alte, perché da anni Almodóvar ha sognato di trasporre il monologo, perché sarà il suo primo lavoro in inglese, perché il talento di Swinton è insindacabile (e il feeling sul set, ha assicurato il regista, è stato perfetto), perché il testo di Cocteau rimane straordinario e perché pochi al mondo hanno saputo indagare l’universo femminile come il vecchio Pedro. Il suo ultimo lavoro da regista, lo splendido Dolor y gloria, aveva un tocco di un’intimità rara e profonda che potrebbe innervare anche questa nuova piccola chicca.

Un bel colpo per Venezia e per il suo direttore Barbera, che è stato molto bravo nel mettere su un concorso di qualità nonostante abbia perso molti nomi da tappeto rosso, ma che ora con Almodóvar è riuscito ad assicurarsi anche una perla inattesa.