Le cinquine dei David: testa a testa Sorrentino-Mainetti. E poi ecco quelle cine-letterarie

“L’arte che mette in luce altre arti: la letteratura, come il cinema, può darci la possibilità di vivere tante altre vite” così conclude il suo intervento Stefano Coletta (direttore Rai1) durante l’incontro stampa per l’annuncio delle cinquine dei David, di cui saranno svelati i vincitori il 3 maggio in diretta dagli studi di Cinecittà nella cerimonia di premiazione che sarà condotta da Carlo Conti e Drusilla Foer. Coletta pone così l’accento sul connubio tra cinema e letteratura nei tanti adattamenti presenti in cinquina, in questa edizione numero 67 caratterizzata dal testa a testa tra È stata la mano di Dio di Paolo Sorrentino e Freaks out di Gabriele Mainetti.
Dalla graphic novel La terra dei figli di Gian Alfonso Pacinotti (in arte Gipi) al romanzo di Edoardo Albinati vincitore del Premio Strega 2016 La scuola cattolica e al romanzo vincitore del Premio Campiello 2017 L’arminuta di Donatella Di Pietrantonio, dal libro inchiesta Fimmine ribelli di Lirio Abbate al romanzo di Eshkol Nevo Tre piani – in cui Moretti regista esordisce nel suo primo lavoro con soggetto non originale – fino a giungere ad uno dei classici del fumetto: Diabolik delle sorelle Giussani, questi i titoli che figurano tra le cinquine.
Una femmina alla sua uscita in libreria nel 2014 fece scalpore per aver raccontato il coraggio di quelle Fimmini ribelli (BUR) che hanno osato dire di no a padri, mariti, fratelli contravvenendo alle secolari leggi della ‘ndrangheta. Il soggetto è firmato dallo stesso Abbate autore di tante inchieste sulla criminalità organizzata e il regista con Il vizio della speranza, Edoardo De Angelis. La storia racconta di Rosa (col volto di Lina Siciliano), una ragazza inquieta e ribelle che vive con sua nonna e suo zio in un paese della Calabria. L’approdo alla vita adulta per Rosa significa tradire la sua famiglia e cercare la propria vendetta di sangue. E quando questa famiglia è la ‘ndrangheta ogni passo può essere fatale.
Tre piani libro dello scrittore israeliano Eshkol Nevo che Nanni Moretti ha portato al cinema. In una palazzina di Tel Aviv si avvicendano le esistenze di un variegato numero di personaggi. Relazioni fatte di scoperte degli altri che consentono la scoperta di sé. Dove la quieta morale è ipocrisia, dove la follia può essere una scelta, dove una mancanza può diventare lo strumento per riempire altri vuoti. Racconti coinvolgenti dove non conta più la trama ma solo la voglia di svelarsi.
Diabolik il film, con ben 10 candidature, è un monumento allo stile e all’estetica che hanno reso iconico il fumetto e l’hanno portato vicino alle 900 avventure di carta negli anni Sessanta. È anche un viaggio a ritroso nel cinema d’epoca. La storia del film è quella del terzo episodio, L’arresto di Diabolik, del 1° marzo 1963, in cui il Pericolo Pubblico di Clerville conquista Lady Eva Kant e con lei un nuovo rispetto per la donna, sua pari e non subalterna: un salto di qualità che molto racconta sul progressismo femminista ante-litteram delle Giussani. Lei è una ricca aristocratica dal passato oscuro, ricattata dal vice-ministro della Giustizia Roja. La suspense della vicenda si affida, proprio come usava una volta, alle musiche di Pivio e Aldo De Scalzi, con tutti gli effetti dei “gialli” d’annata e i violini che si impennano sul primo fatidico bacio.
La terra dei figli è un racconto di formazione in cui il quotidiano di padre e figlio che si sono insatallati su una palafitta in riva a un lago, è ridotto a lotta per la sopravvivenza. Non c’è più società, ogni incontro con gli altri uomini è pericoloso. In questo mondo regredito il padre affida a un quaderno i propri pensieri, ma quelle parole per suo figlio sono segni indecifrabili. Alla morte del padre, il ragazzo decide di intraprendere un viaggio verso l’ignoto alla ricerca di qualcuno che possa svelargli il senso di quelle pagine misteriose. Solo così potrà forse scoprire i veri sentimenti del padre e un passato che non conosce.
La scuola cattolica racconta uno degli episodi di cronaca nera più funesti del dopoguerra, il delitto del Circeo, presentandoci gli autori di quel delitto sconvolgente nel loro contesto sociale, urbano, scolastico: la Roma anni Settanta di una quartiere della buona borghesia e di rinomato istituto cattolico. Albinati ha frequentato quelle stesse strade e lo stesso liceo e dopo quarant’anni, in un romanzo epocale, prova a raccontare, dietro i comportamenti, l’abbigliamento, la retorica della giovinezza di quegli anni, anche i segreti di una nazione e un pezzo di storia della società italiana.
L’arminuta di Giuseppe Bonito dall’omonimo fortunato romanzo di Donatella Di Pietrantonio. La tredicenne (Sofia Fiore) riconsegnata all’improvviso alla famiglia contadina, numerosa e indigente (che scopre averla generata e poi ceduta a sei mesi a quella che credeva fosse la sua vera madre amorosa), abituata a ben più morbidi rapporti e ad una vita di educata borghesia anni Sessanta in una piccola città di mare, coi suoi occhioni esterrefatti si guarda intorno allibita senza riuscire a capire inizialmente la vera ragione di questa restituzione.
Tra le cinquine cine-letterarie troviamo anche – tra i candidati come miglior film internazionale – Drive My Car (vincitore agli Oscar 2022 di miglior regista, film internazionale e sceneggiatura non originale), Dune (vincitore di ben sei statuette) e Il potere del cane (vincitore per la regia). Tra i candidati al Miglior film e alla Miglior regia: Ariaferma; È stata la mano di Dio; Ennio; Freaks out e Qui rido io. È, inoltre, reso noto il vincitore della categoria Miglior cortometraggio: Maestrale di Nico Bonomolo.
11 Giugno 2015
“La ferocia” in testa ai finalisti dello Strega
È il romanzo di Nicola Lagioia, che avevamo già segnalato nella nostra…



