Le sorelle Macaluso abitano ancora in via Castellana Bandiera. Dove il cinema non c’è

In sala (per Teodora) “Le sorelle Macaluso” della drammaturga Emma Dante, passato in concorso a Venezia 77. Tratto dall’omonima pièce della regista palermitana è il racconto delle vite incerte di cinque sorelle sole. Una storia, però, che non tiene insieme i suoi pezzi, ricalcando gli stereotipi di certo cinema d’autore…

Un piatto del servizio buono si rompe e Maria Macaluso lo rimette insieme incollandolo con l’Attak. Mancano però dei pezzettini e le giunte tra un frammento e l’altro sono troppo evidenti perché l’operazione si possa dire riuscita. Anzi, il piatto finisce in soffitta per far mangiare il becchime ai colombi.

È esattamente la stessa sensazione che si prova guardando l’atteso film di Emma Dante, ultimo italiano del concorso passato a Venezia. Ispirato dalla sua omonima e fortunata pièce, Le sorelle Macaluso (qui adattata da Elena Stancanelli e Giorgio Vasta) manca di molti “pezzi”, a cominciare dall’assenza di una storia.

La trama, infatti, è tutta qui. Cinque sorelle (erano sette a teatro) che crescono sole, senza genitori, in una casa destinata ad invecchiare con loro, dove i piccioni in soffitta sono l’unico lavoro: li “noleggiano” per le feste comandate. Le vediamo vociare e ballare da ragazzine (Meravigliosa creatura di Gianna Nannini a palla), litigare tra loro da adulte e attendere la morte da vecchie. E niente più.

In mezzo, la paraphernalia di tanto già detto al femminile, cinema d’autrice doc e metofore a gogo. Una mucca squartata e sanguinolenta, col significato oscuro da far invidia al cavallo morente di Anghelopulos di Paesaggio nella nebbia, o l’uovo di dinosauro trovato in un parco a tema abbandonato.

E ancora. Come annunciare alle proprie sorelle di avere il cancro? Organizzando una cena in famiglia, mettendosi il tutù e strafogandosi l’intero vassoio di pastarelle ad annuncio dato. Così la sorella ballerina. Ma poi c’è anche quella “lettrice” e un po’ strana (la più assidua in piccionaia), poi la bella del gruppo (col volto di Donatella Finocchiaro da adulta), la paffutella e quella morta.

E poi c’è il buco nel muro. Fatto da bambine per guardare fuori dall’appartamento-prigione e che ricompare sul finale. Eppure c’erano le finestre. O forse, nuovamente, ci sfugge la metafora?

Autrice di comprovato talento a teatro, Emma Dante si è già misurata al cinema con Via Castellana Bandiera, premiato al Lido nel 2013 per l’interpretazione di Elena Cotta. Allora in molti dissero un gran bene di quel debutto. Ma molti altri – benevolmente – sospesero il giudizio. Stai a vedere che Le sorelle Macaluso abitano ancora a via Castellana Bandiera, dove il cinema non c’è.