Lo scrittore che ha perso le parole. Colin Firth e Stanley Tucci nel tunnel della demenza precoce

Visto alla Festa di Roma, dopo il passaggio a San Sebastian, “Supernova” del britannico Harry Macqueen con due interpreti d’eccezione: Colin Firth e Stanley Tucci. Una (ennesima) riflessione sul lutto all’interno di una coppia, in cui l’uno dei coniugi, uno scrittore (di successo?) è vittima della devastante demenza precoce. A bordo di un camper i due tenteranno di affrontare insieme il loro destino, interrogandosi sull’amore e sull’esitenza …

 

Il titolo ne indica una, Supernova, ma nel film le stelle sono due e dall’intensità potente: Colin Firth e Stanley Tucci. È sulle loro spalle, spalle larghe da interpreti navigati (e molto premiati: Oscar per il britannico e candidatura per lo statunitense) che si regge, infatti, questo melodramma on the road, opera seconda dell’inglese Harry Macqueen presentato alla Festa di Roma dopo il passaggio allo scorso festival di San Sebastian.

Un viaggio più che geografico, esistenziale, quello dei due coniugi, Sam (Colin Firth) e Tusker (Stanley Tucci), l’uno musicista di classica e l’altro scrittore che, con l’avanzare inesorabile della demenza precoce di quest’ultimo, montano sul vecchio camper per ritrovare i paesaggi di un tempo, la famiglia e gli amici.

Un copione non così originale (anche Paolo Virzì si è avventurato in qualcosa di simile con Ella & John dal fortunato romanzo di Michael Zadoorian) che ha dalla sua però l’originalità della felice “accoppiata” capace di offrire tenerezza, intimità e delicatezza a questa storia d’amore che sull’amore e sui suoi confini si interroga. Offrendo, tra l’altro, un ennesimo ritratto di scrittore all’ampia galleria cinematografica.

Tusker sono anni ormai che vede consumare non solo la sua memoria. Sta perdendo le parole che, per lui romanziere di successo, sono il quotidiano. Sta perdendo i gesti che il quotidiano lo riempiono. Si sta svuotando come un sacco, insomma, mentre Sam vorrebbe stargli comunque accanto, fino all’ultimo, rinunciando anche alla sua musica, per amore o per paura di restare solo.

Nel corso del viaggio i due compagni di una vita avranno modo di riscoprirsi e ritrovare i punti cardinali della loro esistenza, l’amicizia, gli affetti, l’amore. Come per tutti, del resto. Consapevoli, evidentemente, che tutto ha un termine. Ma che del resto “essere tristi per qualcosa che sta finendo vuol dire soltanto che è stata bella”. Lo suggerisce Tusker che, da esperto di cieli stellati, sa che l’universo è un continuo divenire in cui si perdono e rinnovano anche le esistenze degli uomini.

Supernova, arriverà prossimamente in sala per Lucky Red che, recentemente, sta dedicando grande attenzione ai film che affrontano il tema dell’elaborazione del lutto. Non solo il magnifico, Il meglio deve ancora venire, passato recentemente per i cinema, ma anche il folgorante Nowhere Special di Umberto Pasolini, visto a Venezia 77 che mette al centro il dramma di un giovane padre malato terminale che cerca di garantire il futuro per il suo bimbetto di pochi anni. Lì si piange come vitelli immersi in un contesto da working class degno del miglior Ken Loch e sul filo di un racconto ad orologeria. In Supernova, invece, il troppo melò non fa arrivare l’emozione fino al cuore. Dove invece arrivano i due interpreti, l’abbiamo detto, capaci di brillare per tutto il film.