Lou Von Salomé, la musa ribelle del Novecento. Tra Rilke, Freud, Nietzsche & Co.

In sala dal 26 settembre (con Wanted Cinema e Valmyn), “Lou Von Salomé” della tedesca Cordula Kablitz-Post che racconta la storia della scrittrice e psicoanalista tedesca di origine russa che ispirò Nietzsche, Rilke e Freud. Nel raccontare lo spirito libero e le ribellioni della protagonista, gli scontri, le fughe e gli abbandoni, il film finisce per essere ripetitivo e semplicistico…

Un “No” pronunciato da una giovane adolescente con sguardo fermo e di seguito il criminale rogo dei libri perpetrato dai nazisti: sono le prime due scene del film. Le immagini, contigue ci calano immediatamente nell’epoca della dittatura nazionalsocialista e a contrasto ci fanno conoscere il temperamento di una donna, di certo in un atteggiamento fortemente volitivo.

È questo l’incipit di Lou Von Salomé che ricostruisce la biografia di Lou Andreas Salomè (interpretata da Katharina Lorenz), che all’epoca dei roghi ha 72 anni. Arriverà nelle sale il 26 settembre, codistribuito da Wanted Cinema e Valmyn, come opera prima di finzione della documentarista tedesca Cordula Kablitz-Post .

Lou ha vissuto la propria giovinezza in Russia in una famiglia agiata con cinque fratelli più grandi, un padre che sembra avere occhi solo per lei e una madre che, secondo le consuetudini dell’epoca, vede il destino delle donne nel matrimonio e nei figli.

L’alleanza con il padre la sollecita ad andare per la sua strada, essere se stessa e “diventare la persona che è”; il conflitto con la madre la orienta verso lo studio, e la convince ad una vita in cui prevale la ricerca della propria libertà personale, lontano dai vincoli del matrimonio e della maternità. Si indirizza pertanto agli studi prima filosofici, poi letterari ed infine psicoanalitici, interessi cui vorrebbe riservare tuttte le proprie energie.

Girerà l’Europa, Italia, Francia, Germania, alla ricerca della propria autonomia e sulla propria strada intreccerà relazioni prevalentemente intellettuali con menti straordinarie.

Nel film la storia procede con belle scenografie, accompagnate da cartoline d’epoca che introducono ai vari capitoli della sua vita. La vedremo accompagnarsi così con i più grandi pensatori di inizio Novecento, dai filosofi Paul Rée e Friedrich Nietzsche, con i  quail vivrà, in una convivenza “scandalosa” per il periodo, secondo regole da Lou stessa fissate di cameratismo e, come sembra di astinenza sessuale. Il legame sarà di indole intellettuale, mentre per parte sua si farà musa e promotrice delle loro produzioni lettararie, poetiche e filosofiche.

Assistiamo così a scontri, fughe, abbandoni, tentativi di forzare le situazioni e alla fine il sodalizio si romperà, prima quello con Nietsche per l’intervento ostile della sorella e poi quello con Rée.

A me è risultato difficile vedere personaggi di così grande rilievo spesso pateticamente dipendenti da Lou, ma tant’è, così appaiono nel film, e forse così son gli uomini!

Per vivere più tranquilla nella società dell’epoca, sceglie un matrimonio in bianco con l’orientalista Carl Andreas, matrimonio che durerà tutta la vita, consentendo a ciascuno dei due contraenti autonome scelte di vita. L’unica relazione profonda sarà quella con Rainer Maria Rilke, cui Lou si lega, scegliendo di rinunciare, seguendo Nietsche, alla dimensione “apollinea” in favore di quella “dionisiaca”.

Il film continua in modo un po’ ripetitivo con l’incontro con Tolstoj ed infine con Sigmund Freud, di cui diverrà allieva.
È una bella storia, forse trattata in modo poco sfaccettato, con quella che appare a volte come un’enumerazione ripetitiva dei suoi incontri, dei sodalizi, delle ribellioni e degli allontanamenti in nome della propria libertà. Sicuramente è vero che all’epoca era difficile per una donna sola trovare una propria collocazione senza la protezione del cognome del marito.

L’epoca però è testimone di altre avventure intellettuali “femministe”, Sabine Spillrein o Virginia Woolf: tutte ricordate soprattutto per le proprie opere.

Forse è destino delle donne guadagnare l’Eternità, rubandola, come dice nella frase di chiusura Lou stessa “Il mondo non ti regalerà mai nulla, credimi, quindi se vuoi una vita, rubala”

Perché si tratti di rubarla resta poco comprensibile e soprattutto poco spiegato nel film. Speriamo sia solo un portato per l’epoca in cui iniziano le rivendicazioni della parte femminile del mondo.