Madri e figlie all’inferno. “Hot Milk” di Rebecca Lenkiewicz in concorso alla Berlinale 75
Passato in concorso alla 75esima Berlinale “Hot Milk” della polacca Rebecca Lenkiewicz, apprezzata sceneggiatrice, qui all’esordio alla regia. Un film realizzato interamente da donne, compresa la scrittrice del romanzo che lo ha ispirato, la britannica Deborah Levy. La trama, però, si perde in un dedalo di incertezze e il finale non riesce a salvarla. Disponibile prossimamente su MUBI …

Tra la neve e il cielo grigio della Berlinale, uno sponsor distribuisce allegramente ai passanti cappuccini e quant’altro, tutti con latte vegetale. In Germania il consumo di latte vaccino diminuisce di anno in anno, secondo le statistiche. Il che ha reso la visione di Hot Milk, letteralmente “latte caldo”, esordio di Rebecca Lenkiewicz in concorso proprio al festival berlinese, quantomeno buffo.
Non è affatto detto che il titolo rimarrà anche nell’eventuale distribuzione italiana. Anche perché per il romanzo da cui è tratto, valso alla britannica Deborah Levy la finale del prestigioso Booker Prize, Garzanti ha scelto un più suggestivo Come l’acqua che spezza la polvere. Tutto starà alle scelte di Mubi, la piattaforma streaming più cinefila e attentissima al marketing, che ne ha già acquistato i diritti.
Sta di fatto che di latte nel film ce n’è ben poco, di polvere non troppa, l’acqua invece è un motivo ricorrente. Lenkiewicz è una sceneggiatrice molto apprezzata, ha scritto tra le altre cose anche il meraviglioso Ida di Pawel Pawlikowski, Oscar nel 2015. Ma per questo suo esordio alla regia ha scelto la chiave non troppo convincente del simbolico, costellando il film di rimandi all’acqua, appunto, e di varie e diverse apparizioni animali.
Sulle coste di Almería, nella Spagna mediterranea, una madre e una figlia stanno passando una torrida estate in un cottage. C’è quindi già l’acqua del mare a fare da contorno. Ma a questa si aggiunge quella che la madre, bloccata sulla sedia a rotelle, chiede in continuazione alla figlia, sostenendo di berne di cattiva qualità. È la stessa insoddisfazione con cui cambia medico continuamente, cercando di risolvere il suo problema alle gambe, motivo per cui è finita in Spagna a cercare consulto da un luminare.
La trama non si smuove poi molto da questi binari: una figlia giovane e prigioniera del suo ruolo indesiderato di badante, una madre ossessiva e naïf allo stesso tempo. Al massimo si introduce in questa dinamica un oscuro oggetto del desiderio, interpretato da Vicky Krieps, donna un po’ hippie che diventa rapidamente amante sfuggente e incostante della figlia, ossia la star di Sex Education Emma Mackay.
Delle tre protagoniste a brillare maggiormente è in realtà la madre, Fiona Shaw, sin qui la maggiore indiziata per l’Orso d’argento alla miglior interpretazione non protagonista (la Berlinale ormai da anni ha rinunciato ai premi connotati per genere, ossia attore e attrice). Per il resto il film difficilmente potrà vantare diritti nella distribuzione dei premi della serata conclusiva del festival, in programma il prossimo 22 febbraio.
Lenkievicz ha puntato molto su due aspetti. Il primo è lo statuto prettamente al femminile di tutto il film. Non solo la regista e la scrittrice o i personaggi principali, ma anche le voci per così dire di cornice sono quasi solo donne: nel cottage passa a manetta Gracias a la vida di Violeta Parra, la figlia legge e studia i lavori di Margaret Mead.
Il secondo invece, meno riuscito, è quello del mistero. La struttura del film si propone di muoversi vorticosamente attorno a un interrogativo, ma lo dissemina con poca cura, perdendosi nel racconto di altri momenti. Così, quando poi nel finale la domanda torna a galla, ha perso la sua carica propulsiva e non basta a salvare il resto. Da una sceneggiatrice esperta come Lenkievicz tutto ci si sarebbe aspettato meno che una sfasatura di questo tipo, ma gli esordi non sono mai facili.
Tobia Cimini
Perditempo professionista. Spende il novanta percento del suo tempo leggendo, vedendo un film o ascoltando Bruce Springsteen. Nel restante dieci, dorme.
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